27 novembre 2013

Arsenal vs Olympique Marseille 2-0: passeggiata di salute tra le rovine francesi

Poteva essere una partita più complicata, però le scelte di Elie Baup e il bellissimo gol iniziale di Jack Wilshere hanno immediatamente incanalato la contesa su binari molto agevoli per i Gunners – forse addirittura troppo.
L’Olympique Marseille visto all’Emirates Stadium – privo di Valbuena, Thauvin, André Ayew e Fanni – è davvero poca cosa in confronto alle altre pretendenti alla qualificazione e soprattutto in confronto all’Arsenal di scena ieri sera, semplicemente troppo forte per l’avversario di turno.
La vittoria non è mai stata in dubbio e francamente la partita in sé non ha molto di dire, quindi vorrei concentrarmi su alcune prestazioni dei singoli e su un particolare aspetto tattico emerso ieri durante quello che a tratti sembrava più un allenamento che una partita di Champions League.

Partiamo da Mesut Özil, ovviamente: non una prestazione eccelsa, molte imprecisioni nel primo tempo e pure un rigore calciato male sul portiere – eppure le critiche mi paiono eccessive: in una giornata evidentemente storta ha mandato a referto l’assist per il gol della sicurezza di Jack Wilshere e ha aperto in due l’intera squadra avversaria con una singola giocata, un colpo di tacco a centrocampo che ha mandato a monte il pressing montato dal centrocampo dei francesi e aperto un corridoio di quaranta metri per lo stesso Jack Wilshere; materiale da fuoriclasse assoluto, un concentrato di tecnica, visione e coraggio che ci fa capire (ancora una volta) cosa sarà in grado di produrre il tedesco una volta che sarà completato il processo di ambientamento. Lasciamogli il tempo di integrarsi e dimentichiamo il prezzo pagato per averlo a Londra, non è da quello che si giudica un giocatore.
Come ho letto da qualche parte ieri sera, ci sono due tipi di prestazioni mediocri: una prestazione mediocre di un giocatore normale e una prestazione mediocre di un giocatore come Mesut Özil; quando un giocatore come lui incappa in una prestazione mediocre è comunque superiore a un qualsiasi giocatore normale in una giornata non brillante – non dimentichiamolo.
Se in una giornata storta ha comunque saputo incidere sul risultato, figuriamoci quando sarà in forma.

Passiamo ora a Jack Wilshere, autore di una prestazione brillante e decisivo con la sua doppietta. Il primo gol è una perla, il secondo frutto di un  inserimento intelligente in area e un tocco preciso sotto porta e nel mezzo tanta sostanza, tanta corsa e finalmente una maggiore lucidità palla al piede e pochissimi palloni persi.
Come ha detto Arsène Wenger, Jack Wilshere si sta pian piano rendendo conto di poter tranquillamente fare qualsiasi cosa faccia in questo momento Aaron Ramsey – e questo lascia molto ben sperare per il futuro.
Abbiamo tra le mani un giocatore appena 21enne in grado di poter giocare davanti alla difesa, dietro le punte e su entrambe le fasce e garantire ovunque (quasi) lo stesso rendimento; il lungo infortunio ce lo ha fatto un po’ dimenticare però adesso il vero Jack Wilshere è pronto a riprendersi una maglia da titolare e fossi in Mikel Arteta e Mathieu Flamini inizierei davvero a preoccuparmi.
Se non già nell’immediato, la prossima stagione mi aspetto di vederlo dirigere la manovra nella nostra metà campo e recuperare palloni a centrocampo per ripartire immediatamente in progressione, con quella potenza che è diventata la sua caratteristica più lampante.
Deve solo imparare ad essere più disciplinato ma anche questo verrà col tempo.

Una parola anche su Wojciech Szczesny e Nacho Monreal: il portiere polacco non è stato molto impegnato ieri sera ma la sua parata sulla conclusione potente di Thauvin è passata inosservata a troppi; la rapidità con cui è andato a terra per coprire il palo alla sua sinistra e la reattività mostrata nonostante non abbia visto partire il pallone sono state impressionanti – mi spiace ripetermi ma certe cose alla sua età le ho viste fare (da molto vicino!) solo a Buffon.
Il terzino spagnolo ha sfoderato l’ennesima prestazione solida, efficace e senza sbavature non facendo rimpiangere affatto Kieran Gibbs, assente per influenza.
Peccato non sia stato premiato a sufficienza nelle sue sovrapposizioni, avrebbe meritato più considerazione dai compagni quando si è proposto per il cross dal fondo.
Un solo neo, purtroppo ricorrente, che continua a farmi preferire Kieran Gibbs per il ruolo di terzino sinistro: si lascia troppo spesso scavalcare dai cambi di gioco dell’avversario, trovandosi l’avversario alle spalle e nessuna copertura verso l’area di rigore.
Un peccato veniale ieri sera vista la pochezza offensiva dell’Olympique Marseille ma una tendenza che potrebbe rivelarsi fatale contro avversari veloci e più determinati.
Detto ciò, avercene di riserve così!

Chiusa la parentesi sui singoli, a livello tattico abbiamo visto ancora una volta come il pressing organizzato da Arsène Wenger stia diventando sempre più automatico e fluido: Olivier Giroud attacca per primo, dà un colpo d’occhio dietro di sé per capire chi lo segue e decide quanto intensamente andare a disturbare l’avversario: se Mesut Özil accorcia sul centrocampista più arretrato e i due esterni coprono i passaggi ai terzini, la manovra offensiva avversaria è già bloccata ancor prima di iniziare.
Sono questi meccanisimi a farci capire perché – improvvisamente – questo Arsenal si è trasformato in un fortino quasi inespugnabile e gli avversari – chiunque essi siano – faticano a creare occasioni da gol nitide.
Non ci sono miracoli, solo lavoro quotidiano e maggiore solidarietà tra i giocatori e i reparti: se Olivier Giroud parte lo si accompagna, anche quando sembra una follia; allo stesso modo, se l’attaccante francese si guarda alle spalle e vede che la squadra non segue allora evita di andare a pressare il portiere avversario e riduce lo spazio tra le linee.
Una tattica vecchia come il mondo che può essere fantastica quando applicata per bene oppure fatale non appena la squadra non si muove all’unisono.
Quando la manovra avversaria fatica ad arrivare a ridosso della linea difensiva, il compito dei due centrali difensivi diventa molto più semplice e ogni transazione difensiva può diventare occasione per una ripartenza veloce.
L’errore commesso contro il Borussia Dortmund all’andata ha dimostrato quanto possa essere pagata cara anche una singola disattenzione, il che è benefico per la squadra affinché tutti restino concentrati e reattivi.

Per chiudere, la partita di ieri ci ha confermato la solidità della squadra e la bontà delle alternative a disposizione di Arsène Wenger: peccato per la qualificazione non ancora archiviata, servirà ancora una buona prestazione a Napoli per chiudere definitivamente i giochi e – se possibile – chiudere in testa al girone.
Non è una formalità ma nemmeno un’impresa, ad ogni modo questa squadra mi lascia sereno indipendentemente dall’avversario e dalla sfida in calendario.

Non è magnifico?

COMMON ARSENAL!

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