05 novembre 2013

La sottile differenza tra una candidata e una pretendente al titolo

Dieci partite.
Otto vittorie.
Un pareggio.
Una sconfitta.

Questo il ruolino di marcia di una squadra che, per quanto sia logicamente in testa alla classifica, non è ancora una candidata credibile per il titolo.
Al contrario, Club i cui risultati sono stati fino a qui anonimi, quando non deludenti, rimangono candidati migliori per il titolo di campioni d’Inghilterra.
Perchè questa differenza di giudizio? Da dove nasce questa diffidenza cronica verso i Gunners e la fiducia cieca in squadre come il Manchester United o il Chelsea?

Me lo chiedo da sabato ma non ho ancora trovato una risposta plausibile.
Forse sono troppo ottimista o forse sto sottovalutando le avversarie, però ancora non so spiegarmi perché la nostra squadra non abbia le stesse credenziali delle altre pretendenti.
Spero che voi possiate aiutarmi, quindi fatemi sapere cosa ne pensate al riguardo.

A questo esatto punto della stagione scorsa, i futuri campioni d’Inghilterra del Manchester United avevano 24 punti (-1 rispetto all’Arsenal oggi) e una differenza reti di +12 (anche qui, -1 rispetto ai Gunners) ed erano inseguiti da Chelsea e Manchester City – entrambe ad un solo punto di distanza dagli uomini di Sir Alex Ferguson; la stagione precedente, il Manchester City di Roberto Mancini aveva cinque punti di distacco dall’avversaria più vicina ed era quindi la predente più accreditata per il titolo.
Aiutatemi a ricordare: quanti punti di vantaggio abbiamo sul Chelsea?
Durante la stagione 2010/2011, addirittura, i futuri campioni del Manchester United avevano fatto registrare appena 17 punti, addirittura OTTO in meno dell’allora capolista Chelsea!
Nelle ultime cinque stagioni, solo il Manchester City ha fatto registrare più di 25 punti dopo dieci partite (28, senza nessuna sconfitta a referto) e solo nel 2010/2011 la capolista alla decima giornata non ha finito il campionato in testa.
Magari sono solo numeri, solo fredde statistiche.

Se non è una questione di rendimento, il problema dev’essere la squadra.
Della qualità in generale non parlo nemmeno perché abbiamo di gran lunga il miglior centrocampo dell’intera Premier League: Aaron Ramsey, Mesut Özil, Santi Cazorla, Jack Wilshere, Mikel Arteta e Mathieu Flamini hanno ampiamente dimostrato di essere all’altezza di qualunque avversario mentre anche chi deve accontentarsi di un ruolo da riserva ha qualità da vendere, basti pensare a Tomas Rosicky, Alex Oxlade-Chamberlain e Lukas Podolski.
La difesa, poco celebrata, si è mostrata molto solida nei titolari e può anch’essa contare su ricambi affidabili quali Thomas Vermaelen e Nacho Monreal; a mio avviso non ha molto da invidiare a quella delle rivali, pur più coccolate dalla stampa.
Olivier Giroud si è dimostrato più che capace di reggere la linea offensiva da solo, i suoi cinque gol e quattro assist sono lì a testimonianza degli enormi progressi fatti dal francese.
Non è nemmeno un problema di qualità, quindi.

Se non è la qualità allora dev’essere per forza la quantità a fare difetto nell’Arsenal: che l’attacco sia povero è palese, ma basta questo – sapendo che tra due mesi riapre il mercato – per bruciare la candidatura dell’Arsenal per la vittoria finale?
Come argomento, mi pare leggerino.
Se al momento la coperta appare corta, non bisogna perdere di vista la composizione totale della rosa che – come detto – potrà permettersi un’ampia rotazione tra i giocatori senza che un solo reparto (escluso l’attacco) rischi di rimanere troppo indebolito.
Si parla di qualità ed esperienza, poi ovviamente è sempre il campo ad emettere giudizi ma in termini di valori, tanto qualitativi che quantitativi, la rosa dell’Arsenal è abbastanza ben fornita per poter competere fino alla fine.

Quale diavolo è il problema, quindi?

Non dico che vinceremo il campionato ma almeno considerarci una pretendente più che una candidata sarebbe d’obbligo: ormai il gruppo di giocatori è esperto, è compatto e ha qualità da vendere perciò vorrei che si respirasse molto più ottimismo intorno alla squadra.
I tempi dei ragazzini immaturi sono finiti, l’epoca dei Mikäel Silvestre, Manuel Almunia, Emmanuel Eboué e Julio Baptista è passata e quindi il giudizio generale dovrebbe basarsi sulla situazione attuale, non quanto successo fino a qui.
Arriveranno le sconfitte e i momenti difficili, ci saranno ancora errori e prestazioni da dimenticare ma dovranno essere giudicati esattamente come gli scivoloni che compieranno (o hanno già compiuto) i vari Chelsea, Manchester City e Manchester United.
Non siamo più il povero Arsenal alllo sbando di qualche stagione fa, non dipendiamo più dal rendimento di questo o quel giocatore e non siamo più il Club che vende i fuoriclasse – adesso siamo quelli che spendono per portare all’Emirates Stadium i migliori giocatori in circolazione.

Abbiamo già affrontato cinque sfide che avrebbero dovuto riportarci con i piedi per terra (Tottenham, Napoli, Borussia Dortmund, Chelsea e Liverpool) ed invece ne abbiamo vinte tre e perse due, tra l’altro senza demeritare affatto.
Cos’altro dobbiamo fare per entrare nel cortile riservato ai grandi? Vincerle tutte? Non perderne nemmeno una? Non subire mai gol? Non commettere mai un errore?

Cosa deve fare la squadra per meritare più fiducia?

Capisco che le troppe delusioni delle stagioni passate abbiano lasciato un segno profondo, tuttavia anche i sostenitori devono contribuire alla vittoria creando un’atmosfera di positività intorno alla squadra.
Ognuno di noi deve decidere se essere Aaron Ramsey o Eduardo: permettere che il passato ci tarpi le ali e ci costringa al suolo oppure lasciarsi il tutto alle spalle e ricominciare a volare sulle ali della fiducia?

COMMON ARSENAL!

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