14 novembre 2013

Si scrive Mesut Özil, si legge in tutt'altro modo...

Le ultime due prestazioni, lungi dall’essere eccezionali, hanno fatto sorgere qualche dubbio sul reale impatto che Mesut Özil potrebbe avere sulla corsa a nuovi successi da parte dell’Arsenal.
Le prime scintillanti apparizioni con la maglia dei Gunners hanno sistemato l’asticella troppo in alto perfino per uno con il suo talento e l’enorme prezzo pagato da Arsène Wenger per assicurarsi la presenza del tedesco in squadra poi non ha certo aiutato perché – visti i 42.5m di sterline versati – ci si aspetta giocoforza che Mesut Özil sia decisivo in ogni partita – un’utopia.
Fino a qui il centrocampista tedesco ha comunque messo insieme 5 assist e 3 gol in 12 partite, un bottino niente male soprattutto per un giocatore che mette piede in Premier League per la prima volta in assoluto.

E qui viene il bello perché proprio in base a questo voglio scomodare un paragone molto illustre.

Come sempre sostenuto da Arsène Wenger, ogni giocatore che arriva da un campionato estero ha bisogno di almeno sei mesi per adattarsi alle esigenze della Premier League inglese e nemmeno uno del talento di Mesut Özil è esente da ciò; a memoria d’uomo, gli unici quattro giocatori capaci di avere un impatto immediato al loro debutto in Premier League sono stati Santi Cazorla, Bacary Sagna, Robert Pires e Thomas Vermaelen, mentre tutti gli altri hanno faticato – chi più, chi meno – prima di imporsi: ricordate le prime apparizioni di Laurent Koscielny, Per Mertesacker e Olivier Giroud? Perfino Thierry Henry ha avuto bisogno di tempo prima di mostrare tutto il proprio talento!
Il Mesut Özil che vediamo in campo in questo momento non è quindi che una porzione del giocatore che potremmo vedere in campo tra qualche mese, una volta che i meccanismi saranno maggiormente oliati e che saprà padroneggiare i ritmi della Premier League:  esistono infatti tanti piccoli dettagli che ci raccontano come il tedesco non sia del tutto integrato nel contesto, soprattutto per come non metta mai il piede in un contrasto, come cada facilmente cercando il supporto dell’arbitro e come – più in generale – sembri sempre fisicamente sovrastato da qualsiasi avversario.

Peccati veniali, soprattutto per uno come lui che non è mai stato abituato a far uso del proprio fisico, che però al momento mitigano il giudizio generale che si dà alle sue prestazioni.
Peccati che però erano comuni anche ad un altro giocatore dell’Arsenal, senza dubbio il migliore nel suo ruolo ad avere mai vestito la maglia dei Gunners: Dennis Bergkamp.

Proprio come il tedesco, Dennis Bergkamp lasciava sempre quella stessa impressione di latitanza durante i momenti più caldi delle partite e raramente lo si vedeva lottare per il possesso del pallone; pochi minuti dopo, però, eccolo ricevere il pallone e nasconderlo agli avversari, portarlo lontano da zone pericolose o inventare una giocata decisiva.
Anche l’olandese (non a caso soprannominato “la bella Denise”ai tempi dell’Inter”) ha avuto bisogno di tempo e solo dopo molti mesi lo si è visto usare braccia e spalle per difendersi, completando così la trasformazione in una leggenda del calcio britannico in toto.

Anche Mesut Özil è destinato a compiere quel piccolo sforzo in più, è solo una questione di tempo prima che il tedesco risponda colpo su colpo ai vari Lee Cattermole, Cheik Tioté o Marouane Fellaini e raccolga finalmente l’eredità che finora nessun numero dieci – di nome o di fatto – abbia saputo prendersi in casa Arsenal.

Quando la primavera arriverà, ci sarà da divertirsi con Mesut Özil a fare il Dennis Bergkamp e Theo Walcott (più di Olivier Giroud) a fare il Thierry Henry.
Chissà cosa ne pensano le difese avversarie...

COMMON ARSENAL!

Nessun commento:

Posta un commento

I Vostri Commenti