martedì 24 dicembre 2013

Arsenal vs. Chelsea 0-0: una sensazione d’incompiutezza, tra rimpianti e realismo



La rivoluzione del “nuovo” José Mourinho tarda a manifestarsi, tanto che qualche miscredente potrebbe essere indotto a pensare che José Mourinho non voglia rivoluzionare un bel niente e che voglia semplicemente continuare a vincere con il suo calcio tattico e negativo – ricetta che gli ha portato enormi successi.

Non basta tuttavia il solito vecchio approccio dell’Eletto per giustificare una prestazione poco brillante da parte degli uomini di Arsène Wenger.
Sarebbe riduttivo e poco obbiettivo dire che l’Arsenal sia finito con lo sbattere il muso contro la linea difensiva della squadra ospite, dopotutto i Gunners hanno saputo rendersi pericolosi solo durante gli ultimi dieci minuti della partita, un po’ troppo poco per avanzare pretese e recriminazioni.
Prima di quegli ultimi, palpitanti istanti di partita, l’Arsenal ha mantenuto un possesso palla tanto oltraggioso quanto sterile e ha rischiato un paio di volte di farsi sorprendere in contropiede, come ampiamente prevedibile alla vigilia.

Se volete, per quanto assurdo possa suonare, gli uomini di Arsène Wenger hanno frenato i propri istinti offensivi a causa della tattica difensiva del Chelsea.
Pur essendo vecchia come il mondo, la strategia del Prescelto è sempre in grado di disturbare l’avversario: sei giocatori puramente difensivi (Azpilicueta, Terry, Cahill, Ivanovic, Ramires e Mikel), un guastatore in mezzo al campo (Lampard), due velocisti sugli esterni (Hazard e Willan) e una punta che gioca in linea con i centrali avversari, pronta a fiondarsi in profondità (Torres).
In questo modo gli spazi nella metà campo del Chelsea sono ridotti all’osso, i terzini e i centrali di centrocampo dell’Arsenal sono invitati ad avanzare vista la posizione molto arretrata dei dirimpettai e non appena recuperato il pallone ecco che viene lanciato in profondità sulle fasce o al centro, a seconda della convenienza.

Le due ottime occasioni avute dal Chelsea, ovvero la traversa di Lampard e il tiro fiacco di Willian, sono nate proprio così ma per il resto non è che gli ospiti abbiano combinato chissà che: hai voglia a dire che hanno tirato nove volte in porta, sette di queste sono state conclusioni dalla distanza velleitarie e poco convinte, tanto che mai Wojciech Szczesny ha dovuto davvero impegnarsi.
Inutile quindi che qualcuno dica che tra le due squadre la più offensiva è stata il Chelsea, gli uomini di José Mourinho non sono arrivati all’Emirates Stadium per vincere ma unicamente per non perdere, giocando il solito catenaccio e contropiede.
In maniera assolutamente speculare, entrambi i manager sapevano che perdere la sfida sarebbe stato un colpo duro al morale delle due squadre perciò hanno preso meno rischi possibili.
Naturalmente l’Arsenal avrebbe dovuto provare un po’ più intensamente ma il terrore di farsi sorprendere in contropiede e perdere anche questa è stato evidentemente troppo forte, complici i sei gol ancora sul groppone dalla trasferta di Manchester.

Ne è nata una partita equilibrata e a volte noiosa, una di quelle partite che di solito sono decise da un singolo episodio, ad esempio – non so – un’espulsione o un rigore...

Prendiamoci questo punto, l’ottima posizione in classifica e il buon rientro di Thomas Vermaelen.
Pensiamo già a West Ham, Newcastle e Cardiff prima del derby di FA Cup; c’è troppa carne al fuoco per fermarsi a piangere su questo pareggio interno.
Avremmo dovuto vincere ma attaccando di più avremmo anche potuto perderla, come successo con il Borussia Dortmund in casa.
E io le critiche di quella sera me le ricordo bene...

COMMON ARSENAL!

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