18 dicembre 2013

Jack Wilshere, fermiamoci un momento a pensare...


Spendo volentieri qualche riga a proposito di colui che incarna il miglior prodotto dell’Academy dell’Arsenal dai tempi di Ashley Cole, quel Jack Wilshere che si è mostrato agli occhi di noi Gooners in due pomeriggi d’estate durante i quale si giocava l’Emirates Cup.
Prima la sfida contro la Juventus, poi quella con il Real Madrid hanno fatto da palcoscenico per le scorribande di un ragazzino di sedici anni appena, schierato sulla corsia di sinistra con sulle spalle l’anonimo numero 55.

I più acuti e i meglio informati già avevano avuto qualche eco delle sue prodezze nelle giovanili, i comuni mortali invece non hanno potuto che restare a bocca aperta davanti alla facilità con cui Jack Wilshere ha giocato con (e contro) alcuni dei professionisti più rinomati d’Europa e dalla maturità di un bimbo che avrebbe tranquillamente potuto fare il compitino ed evitare di dare troppo nell’occhio – come la maggior parte dei debuttanti suole fare.

Invece da lì in poi, l’ascesa è stata incredibile: il debutto ufficiale in Premier League con tanto di record di precocità (ai danni di un certo Cesc Fàbregas), i primi gol in Carling Cup e pure il debutto in Europa nella sfida contro la Dinamo Kiev; l’estate successiva due altre prestazioni sontuose contro Atlètico Madrid e Glasgow Rangers durante l’Emirates Cup, poi il prestito al Bolton, dove in sei mesi è diventato titolare in Premier League, ed il rientro alla base ed una nuova coppia di prestazioni incredibili nella successiva Emirates Cup – questa volta a spese di Celtic e Glasgow Rangers: due partite superlative, alcune giocate stratosferiche e il sentimento che qualcosa di grosso si stesse preparando in casa Arsenal.

La consacrazione non ha tardato ad arrivare, per coloro che ancora non si erano accorti del talento di questo ragazzo, quando il terribile Barcellona di Pep Guardiola, Xavi e Andrès Iniesta si è presentato all’Emirates Stadium: serata magica di Champions League, andata degli ottavi e di fronte la migliore squadra al mondo – e nello specifico i migliori centrocampisti del pianeta.
Il ragazzino non ha tremato, anzi: ha lottato come il miglior Gattuso, impostato con eleganza e precisione e avviato le migliori manovre offensive dei Gunners in una delle notti più memorabili vissute all’Emirates Stadium negli ultimi anni.
Fatevi tornare in mente i brividi di quella partita per un secondo.

Adesso che Jack Wilshere è spaesato e fatica ad offrire prestazioni convincenti; adesso che si prenderà la sacrosanta squalifica per il gestaccio rivolto ai tifosi del Manchester City; adesso che sono spuntate le foto della sigaretta fuori da un locale (scandalo!) e adesso che gesticola e si sbraccia con fare a volte infantile, ricordatevi di cosa è capace Jack Wilshere.
Ricordatevi che ha festeggerà 22 anni tra meno di un mese, ricordatevi che è stato fuori un anno intero a causa di uno degli infortuni più strani tra quelli già inusuali che capitano ai giocatori dell’Arsenal e ricordatevi che sta giocando ovunque Arsène Wenger gli chieda di stare: davanti alla difesa, sulla corsia di destra, su quella di sinistra e dietro le punte e che – a dispetto dei risultati – non ha mai risparmiato la minima energia per la causa.

Infine pensate alll’Aaron Ramsey di questa stagione e rendetevi conto che, tra un mese, sei mesi o magari anche un anno, al posto del gallese potrebbe esserci proprio Jack Wilshere e quelle prestazioni potrebbero essere addirittura migliori – perché a livello di talento è dura essere più fortunati di Jack.

Non giochiamo ancora una volta al massacro ma sosteniamo un gioiello del calcio europeo, cresciuto in seno al Club, che ha la possibilità di diventare il nuovo Liam Brady.
E scusate se è poco.


COMMON ARSENAL!

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