16 gennaio 2014

Ooooooh, Santi Cazorla!



Vista la facilità con cui ci si perde a rincorrere le voci di mercato più disparate – Sebastian Giovinco, Alavro Morata, Paul-Georges N’Tep e Julian Draxler – è bene tornare immediatamente a parlare di chi in squadra c’è già.
L’occasione giusta me l’ha offerta questa mattina Santi Cazorla, la cui intervista al sito ufficiale del Club è quanto di più sensato si possa sperare di ascoltare da un calciatore.

Lo spagnolo non è ancora il giocatore che abbiamo ammirato l’anno scorso, colpa di un infortunio non ancora assorbito del tutto, però è uno di quei membri della squadra sui quali si può puntare ad occhi chiusi, uno dei quei leader silenziosi che fanno parlare il campo e non si lasciano andare a commenti roboanti.
Anche quando non è in giornata, e purtoppo è capitato spesso quest’anno, Santi Cazorla lotta e suda per la squadra come un qualsiasi altro gregario – lui che gregario proprio non è, visto il talento di cui dispone.

Nel corso della sua intervista, che vi invito a leggere, il nanetto spagnolo lascia traspirare il netto cambio di mentalità che questo Arsenal ha compiuto rispetto al recentissimo passato e descrive perfettamente come questo gruppo di giocatori abbia preso coscienza sia dei propri pregi che dei propri limiti, imparando a gestire entrambi.

Pur essendo un giocatore a chiara vocazione offensiva, Santi Cazorla si è detto felice di contribuire ai successi della squadra attraverso il sacrificio e il lavoro difensivo perché – come dice lui stesso –

“a volte ci si deve rimboccare le maniche e lavorare duro, specialmente per quanto riguarda i giocatori più avanzati.  Bisogna fare sacrifici ai quali non si è abituati, però è ciò che bisogna fare se si vogliono raggiungere certi traguardi. Mi ci sono abituato perchè questo è il modo per essere utili alla squadra, ed è tutto ciò che conta”

Questi sono i giocatori che voglio nella mia squadra, giocatori fortissimi tecnicamente e allo stesso tempo umili e pronti al sacrificio proprio come Santi Cazorla.
O come Tomas Rosicky.
O come Jack Wilshere.
O come Aaron Ramsey.

Come vedete, c’è un motivo se siamo in testa alla classifica e ci siamo qualificati agli ottavi di Champions League nonostante Napoli e Borussia Dortmund.

Tra le righe dell’intervista di Arsenal.com si legge anche la netta  maturità della squadra, precisamente quanto Santi Cazorla dice

“Credo che la difesa sia la base di ogni squadra vincente, se questa squadra deve basarsi su un aspetto principale, questo è non incassare gol perché mantenendo inviolata la porta siamo certi di vincere la partita.
Questa squadra è fortissima in attacco e sa creare diverse occasioni da gol ad ogni partita. Se subiamo gol però ci ritroviamo a dover rincorrere quindi è fondamentale registrare più clean sheets possibili.”

In queste parole c’è tutto il cambio di rotta della squadra, avvenuto prima della trasferta a casa del Bayern Monaco: attenzione orientata sulla difesa e grande solidarietà tra i reparti perché, come dice Santi Cazorla, i giocatori sanno che il gol prima o poi arriverà.
Non si tratta di trincerarsi in difesa o lasciare l’iniziativa all’avversario, si tratta piuttosto di conoscere bene le proprie qualità e fare tutto il lavoro necessario perché frutti al massimo.

Dopotutto è la stessa filosofia che ha caratterizzato le squadre vincenti di Arsène Wenger: prima i leggendari Back Five e la loro solidità per il periodo fino al 1998-2002, poi il quadrato magico composto da Sol Campbell, Kolo Touré, Patrick Vieira e Gilberto Silva degli Invincibili.
Quelle due squadra erano una gioia per gli occhi e autentiche macchine da gol, però entrambe erano costruite su fondamenta difensive indistruttibili.

Questa squadra sembra finalmente aver capito la lezione.
Senza la disponibilità di gente come Santi Cazorla, tuttavia, la transazione dalla teoria alla realtà non sarebbe possibile.

COMMON ARSENAL!

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