25 febbraio 2014

Adrian Durham, ovvero quando il giornalismo diventa sensazionalismo. E noi siamo ugualmente colpevoli...


Ne avevo già sottolineato le grandissime capacità, eppure eccomi di nuovo a parlare di Adrian Durham del Daily Mail – di nuovo al centro delle polemiche dopo la pubblicazione del suo nuovo editoriale sul noto quotidiano inglese.

Grossomodo  – per chi di voi non ne fosse ancora al corrente – il giornalista dice che la statua eretta di fronte all’Emirates Stadium per omaggiare Dennis Bergkamp non è del tutto giustificata, principalmente per due motivi: in primis l’olandese non ha inciso più di tanti altri nei successi dell’Arsenal e ha steccato le due finali europee giocate dai Gunners, in secondo luogo rappresenta per il Club molto meno di quanto facciano Alan Smith, Ian Wright, Michael Thomas, David O’Leary o Ray Parlour. Secondo Adrian Durham,  tanti altri giocatori hanno fatto tanto quanto Dennis Bergkamp (o addirittura meglio) durante le vittorie in FA Cup e in Premier League, mentre nelle uniche due finali europee disputate dai Gunners l’olandese ha deluso – giocando in maniera anonima contro il Galatasaray e restando in panchina contro il Barcellona a Parigi.
Inoltre, il fatto che lui abbia avuto una statua mentre nessuno dei giocatori già citati ha avuto lo stesso onore sarebbe un autentico insulto alla storia del Club – le cui vittorie più importanti non recano in calce la firma di Dennis Bergkamp. L’olandese non c’era ad Anfield nel 1989 (a differenza di Micheal Thomas e David O’Leary); l’olandese non ha segnato nella finale di FA Cup del 1998 come Ray Parlour; l’olandese non ha segnato 185 gol come Ian Wright e quindi tutti questi avrebbero meritato una statua come e più di Dennis Bergkamp.

Non voglio discutere della questione in sé perché mi pare piuttosto ovvio come Dennis Bergkamp abbia rivoluzionato l’immagine del Club e abbia rappresentato una svolta decisiva – assieme all’avvento di Arsène Wenger – per il vecchio e caro Boring Arsenal, divenuto in pochissimo tempo una squadra sopraffina e vincente. Com’è altrettanto evidente che qualcosina in campo l’olandese abbia combinato, assist e gol a parte, per meritare lo status di monumento del Club: quando Ray Parlour firmava il Double offrendo due assist nella finale di FA Cup del 1998, Dennis Bergkamp chiudeva la stagione con 23 gol all’attivo e il premio di Giocatore dell’Anno assegnato dai calciatori stessi – tanto per dire.
Certamente i giocatori citati più in alto sono stati – in maniera diversa – delle leggende per il Club e per questo l’Arsenal ha deciso di raffigurarli uno ad uno nella cornice esterna dello stadio, a rappresentare con quell’abbraccio la continuità tra il presente ed il passato del Club in un momento delicato come il trasloco all’Emirates Stadium.
Come omaggio non c’è male, dopotutto.

Il punto di questo mio articolo sta altrove.
Più precisamente nel fatto che tutto ciò Adrian Durham lo sa perfettamente.

Ciò nonostante, scrive l’opposto e si espone volontariamente al tiro incrociato dei tifosi.
Perchè?
Semplice, perché scrivere come fa lui è molto più conveniente per lui e per chi lo ospita.
Creare la polemica è molto più redditizio in termini finanziari per un giornale o per un sito internet, perché attira commenti, discussioni e quindi vende meglio rispetto ad un editoriale che abbia senso.
Più l’editoriale è polemico, più i tifosi si scateneranno con i commenti, più numerosi saranno i click al sito internet – e come sappiamo tutti molto bene ad ogni click corrisponde un obolo.
Più l’editoriale è esagerato, più saranno le visite al sito o le copie vendute.
Inutile prendersela con Adrian Durham però, la colpa è nostra.
La colpa è di chi ancora si scandalizza e s’inalbera, di chi legge e condivide il proprio sdegno con il mondo, di chi non resiste alla tentazione di rispondere per le rime alla provocazione.
Come sto facendo io in questo esatto momento.
Il giornalismo propriamente detto si sta trasformando in sensazionalismo, la cui ricetta è tanto facile quanto virulenta: prendi un fatto di attualità che faccia più o meno l’unanimità  tra l’opinione pubblica e schierati dalla parte opposta – negando l’evidenza e combattendo il buon senso fino allo stremo.
Funziona in tutti gli ambiti, senza distinzioni geografiche.
Funziona in Italia se applicato alla politica, funziona oltremanica quando applicato allo sport.

La cosa che più mi fa arrabbiare è che questo circolo vizioso sembra essere impossibile da rompere, quindi eterno.
Il sito internet di turno comparerà le visite e i commenti ricevuti ad un editoriale normale e quelli dell’editoriale di Adrian Durham, vedrà che il secondo surclassa il primo e quindi inciterà Adrian Durham a continuare.
A sua volta, Adrian Durham la sparerà sempre più grossa per essere sicuro di racimolare sempre più visite.

In questo modo, il buon giornalismo fatto di considerazioni lucide supportate da fatti viene sostituito da sparate da bar e istantaneamente il buon giornalista viene rimpiazzato dal cazzaro di turno.
È ora di smettere di essere complici di questa cagnara indecente.
Adrian Durham dev’essere invitato a cambiare lavoro anziché trovare sempre più spazio sulle colonne di questo o quel quotidiano.

Io smetto oggi, voi?

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