mercoledì 5 febbraio 2014

Avete ragione voi ma non posso farci nulla: la stampa deve rendere merito a questo Arsenal!


Avete tutti ragione quando dite che è meglio passare inosservati, che è meglio non essere i favoriti e non avere i riflettori puntati addosso, però tutti questi elogi a Chelsea e Manchester City – mischiati ad un’ingiustificata ed ingiustificabile sottovalutazione dell’Arsenal – cominciano a darmi improvvisi pruriti e arrossamenti cutanei.
È vero che il Chelsea merita un grande applauso per il modo in cui ha vinto all’Etihad Stadium, esattamente com’è vero che il Manchester City ha (spesso, non sempre) offerto un calcio altamente spettacolare e sta battendo qualsiasi record in termini di gol segnati, però perché fare finta di dimenticare come sono arrivati certi successi?
Soprattutto, perché non rendere almeno un briciolo di merito al Club che riesce a stare davanti a due colossi del genere?

Non può essere una coincidenza, non può essere solo fortuna perché se l’Arsenal è ancora in vetta dopo 24 partite qualche merito deve pure averlo.
Oppure no, forse è -  come detto dal telecronista Sky alla fine della partita di lunedì – solo una questione di tempo prima che il giusto ordine delle cose venga ristabilito.

Prendo spunto da un articolo di John Cross del Mirror in cui – in maniera grottescamente candida – l’editorialista conferma che il ruolo dei media e quello di scrivere ciò che la gente si aspetta di leggere.
Un abominio puro a mio avviso, perchè un editorialista dovrebbe raccogliere informazioni, elaborarle e proporre ai propri lettori un punto di vista poggiante su fatti ed evidenze – non limitarsi ad annusare l’aria e capire dove tira il vento, per poi cavalcarlo a prescindere dalle proprie opinioni.
Se i giornalisti non seguissero l’esempio di John Cross – e tanti altri – probabilmente avremmo letto qualche elogio in meno alla conferenza stampa da quattro soldi con cui José Mourinho ha descritto il Chelsea come l’outsider della corsa al titolo, a dispetto dei favoritissimi Arsenal e Manchester City: può definirsi “piccola” una squadra che solo quest’estate ha speso 128 milioni di euro in soli trasferimenti e che – dall’inizio dell’era Abramovich – ha investito in nuovi acquisti oltre 1 MILIARDO di euro?
Un qualsiasi giornalista un po’ acuto avrebbe dovuto controbattere che una squadra che annovera tra i propri tesserati Fernando Torres, Samuel Eto’o, Willian, Oscar e Eden Hazard non può mai essere considerata un’outsider ma finisce d’ufficio tra le pretendenti al titolo.

Lo stesso dicasi per il trattamento riservato al Manchester City di Manuel Pellegrini, osannato in maniera esageratamente vistosa da parte della stampa d’oltremanica: il gioco ultra-offensivo è una bella ventata d’aria fresca rispetto alle brutture del regno di Roberto Mancini, però questo Manchester City è lontano dall’essere una macchina perfetta, come dimostrano i tentennamenti in trasferta.
Le sconfitte con Cardiff City, Aston Villa e Sunderland sono lì a testimoniare che il grandissimo Manchester City del geniale Manuel Pellegrini non sempre riesce a gestire le partite sulla carta più facili, lasciando punti importanti per la strada.
Se questa squadra è così irresistibile, inoltre, forse le infinite risorse del paparino qualche influenza l’avranno avuta – o no?
Se il Chelsea ha investito una montagna di soldi in una decade, il Manchester City degli emiri è sulla buona strada perché la cifra è appena inferiore (“solo” 760 milioni) ma è stata investita nella metà del tempo rispetto ai londinesi.

Una stampa corretta metterebbe inoltre in evidenza come l’arrivo di questi due proprietari abbia cambiato radicalmente il mercato internazionale e spostato gli equilibri in maniera non esattamente corretta, spingendo il resto della concorrenza ad arrendersi oppure rischiare il fallimento correndo dietro ad investimenti insensati.
Una stampa obbiettiva sottolinerebbe chein questi termini vincere non è più meritevole, piuttosto il contrario. Diciamo che nell’insieme delle valutazioni, la visione generale del Club dovrebbe essere almeno leggermente ingrigita da questo approccio.

Come sapete anche voi, non risulta notizia di questo – se non su un articolo di fondo di un qualche giornale minore.

Allo stesso modo, se la stampa fosse meno impegnata ad assecondare i potenti (economicamente) ed i loro plastic fans per vendere qualche copia in più o racimolare accessi ai loro siti internet, forse avremmo qualche elogio in più per la squadra che è attualmente in testa alla classifica e – unica tra le squadre di vertice – ha deciso si adottare un modello economico sostenibile.
Questo Arsenal è costuito da presunti relitti di calciatori, giovani che mai sbocceranno e altri bidoni vari – eppure è davanti ai due grandi Club che rendono la vita degli appassionati di calcio decisamente migliore.
Arsène Wenger si è preso i peggiori insulti e sberleffi nell’arco degli ultimi anni, mentre Chelsea e Manchester City incassavano gli applausi, per aver creato la squadra che oggi vediamo scendere in campo in Inghilterra come in Europa.

Quanti altri manager avrebbero insistito con giocatori come Wojciech Szczesny, Laurent Koscielny, Theo Walcott, Aaron Ramsey e Jack Wilshere in seguito ai loro periodi grigi?
La risposta la conoscete anche voi.
La squadra che attualmente guida la classifica della Premier League è stata costruita pezzo per pezzo, è stata riparata con pazienza, è stata migliorata grazie al lavoro sul campo e infine puntellata con l’arrivo di un paio di giocatori davvero in grado di fare la differenza.
Non è stata messa insieme scambiando figurine e comprando giocatori su giocatori a prezzi inflazionati, come succede nel sud di Londra e a Manchester.
Per questo la stampa dovrebbe elogiare il solo Club di testa in grado di lanciare un modello finanziario completamente indipendente da coloro che oggi vengono chiamati Sugar Daddys e impegnato, sul campo, nel promuovere i giovani più talentuosi – che siano prodotti dal vivaio interno oppure acquistati da altri Club agli albori delle proprie carriere.
Il nostro Club, snobbato dalla stampa in Inghilterra e ora anche in Italia, rappresenta l’esempio di ciò che il calcio a livello europeo dovrebbe essere, della direzione che tutti i Club dovrebbero prendere scommettendo sull’esistenza a lungo termine anche davanti al rischio di non vincere nulla per qualche tempo.

Arsène Wenger sta promuovendo sul campo un approccio didattico e coerente, a differenza di chi ha una sola soluzione quando le cose non vanno come sperato: spendere ancora più soldi e gettare nel cestino i giocatori non performanti.
La visione del calcio di Manchester City e Chelsea (o Real Madrid e PSG, per fare altri due esempi) assomiglia in maniera paurosa a Football Manager o a FIFA/PES e viene comunque osannato dai media; al contrario, il metodo Arsenal e Arsène Wenger viene frettolosamente catalogato comeun incidente di percorso e messo in secondo piano.

Io pretendo rispetto per la squadra che fino ad ora ha offerto un’impareggiabile costanza di rendimento, una difesa rocciosa abbinata ad un calcio piacevole e tecnico e per questo guida meritatamente la classifica dopo 24 turni di campionato.

Non è fortuna.
Non è una coincidenza.

Ficcatevelo in quella testolina santa e levatevi le banconote da davanti gli occhi.

Nessun commento:

Posta un commento

I Vostri Commenti