lunedì 10 febbraio 2014

Liverpool vs. Arsenal 5-1: Gunners demoliti, possiamo salvare qualcosa?



Difficile commentare una sconfitta come quella rimediata ad Anfield.
Francamente non immaginavo che la sfida di Liverpool potesse finire in questo modo – o meglio cominciare in questo modo.
Un gol (in fuorigioco,  va detto) dopo cinquanta secondi; il secondo dopo nove minuti; il terzo dopo sedici minuti; il quarto dopo diciannove minuti.

La partita è finita dopo venti minuti, mandata in archivio come la peggior prestazione fornita dagli uomini di Arsène Wenger dalla famosa batosta di Manchester e quell’otto a due che ancora oggi pesa come un macigno.
A livello tecnico non si salva nulla, dal manager all’ultimo dei subentranti – quindi c’è poco di cui dibattere.
A livello individuale i soli Jack Wilshere e Alex Oxlade-Chamberlain hanno mostrato almeno un pizzico di grinta, mentre sulla sponda opposta si sono raggiunti inimmaginabili apici di passività con Mesut Özil, apparso più che svogliato e uscito dalla partita dopo il secondo gol dei padroni di casa – cioè dopo nemmeno dieci minuti.
L’aspetto tattico e quello mentale sono gli unici che ci offrono un vero spunto di riflessione ed e quindi su questi che voglio esprimere qualche concetto: al di là del pessimo approccio avuto dalla squadra nonostante il monito di Arsène Wenger, l’Arsenal (non) sceso in campo ad Anfield è caduto in maniera incredibilmente ingenua nella pur banale trappola costruita da Brandon Rodgers.
Il manager del Liverpool ha chiesto ai suoi di aggredire principalmente due dei giocatori dell’Arsenal, ovvero Mikel Arteta e Mesut Özil – cioè i due registi della squadra avversaria; in questo modo la squadra avversaria risultava spaccata in due e quindi vulnerabile agli attacchi rapidi del trio offensivo scelto dall’ex manager dello Swansea.
Impedendo a Mikel Arteta di conservare il pallone e avviare le manovre dalla propria trequarti e chiudendo gli spazi a Mesut Özil sulla trequarti, il Liverpool si è assicurato un’ottima base sulla quale lanciare i contropiedi fulminanti che hanno demolito  la difesa dei Gunners ad ogni occasione – risultando (per fortuna) in soli cinque gol incassati.

Con i terzini in proiezione offensiva e quindi i due centrali difensivi scoperti, l’Arsenal si è spesso ritrovato a perdere palla sulla trequarti offensiva e permettere a Luis Suarez, Daniel Sturridge, Philippe Coutinho e Daniel Sturridge d’involarsi in solitudine contro una linea difensiva incompleta e impreparata; come successo contro il Manchester City, la squadra ha giocato a visto troppo aperto contro un avversario il cui contingente offensivo ha bisogno di enormi spazi per fare male, creandosi così enormi problemi contro una squadra che già di per sé sarebbe stata pericolosa.
Una strategia quasi suicida, soprattutto se a livello offensivo non si è capaci di creare alcun pericolo per la retroguardia avversaria: nessun tiro in porta nel primo tempo, un rigore trasformato da Mike Arteta e qualche altro timido tentativo nella ripresa – a partita ampiamente finita – sono lì a testimoniare il fatto che nulla ha funzionato in casa Arsenal.

Se a livello tattico siamo stati quindi completamente surclassati, a livello mentale abbiamo reagito in maniera composta ad una sonora scoppola e abbiamo mantenuto la mente fredda abbastanza per evitare esplusioni, reazioni scomposte e altri guai: con caratteri fumantini come Jack Wilshere, Mesut Özil, Olivier Giroud e Laurent Koscielny, è già una cosa positiva.
Il vero test a livello mentale comincia tuttavia ora, perché il modo in cui è arrivata la sconfitta ad Anfield (più che la sconfitta in sè) fa sorgere tante domande alle quali i giocatori sono chiamati a rispondere mercoledì sera contro il Manchester United, in una di quelle sfide che finiscono sotto la categoria “senza appello”.
L’avversario, per quanto in enormi difficoltà, metterà in campo il meglio delle proprie qualità e – per una strana coincidenza – arriverà all’Emirates Stadium senza alcuna pressione, potendo invece approfittare della tensione che con ogni probabilità serperggerà tra i giocatori dell’Arsenal.
Uno scenario pessimo, al quale si aggiunge l’insicurezza derivante dal fatto che in questa stagione abbiamo sempre faticato nei match che contano, con le sole eccezioni di Tottenham e Liverpool in casa.
D’altra parte, però, partite come quella di mercoledì sera rappresentano l’occasione ideale per togliersi qualche sassolino dalle scarpa e zittire i catastrofisti di professione, sarà perciò interessante vedere se la squadra reagirà con forza oppure verrà divorata dalle proprie insicurezze.

Alcuni dei protagonisti – Alex Oxlade-Chamberlain, Mikel Arteta e Per Mertesacker - a parole si sono già espressi in maniera egregia, ora non resta che far parlare il campo.
Uno schiaffo come quello preso da casa del Liverpool ci aiuterà a capire che non siamo speciali né migliori degli altri se non quando lavoriamo in maniera unita e solidale come fatto fino a qui.
Forse l’aria rarefatta dell’alta classifica ha leggermente annebbiato la vista a qualcuno degli uomini di Arsène Wenger, è ora quindi di scrollarsi di dosso l’eventuale eccesso di autocompiacimento e tornare a lavorare sul campo, come fatto fino a qui.

Detto questo, ricordiamo però che essere inguardabili occasionalmente non equivale ad essere inguardabili tout-court.
C’è una bella differenza.

La partita a casa del Liverpool ci ha confermato che possiamo essere una squadra imbarazzante, è sufficiente dimenticare anche per soli venti minuti cosa ci ha resi così straordinari fino a qui.

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