12 febbraio 2014

Preview, Arsenal vs. Manchester United: quando i Gunners sfidano i Gunners


La partita di stasera ci dirà tantissimo circa l’avvenire di questa squadra.
Il fatto che si giochi contro il Manchester United, rivale di sempre, non facilita certo le cose perché – seppur nella versione peggiore vista negli ultimi dieci anni – i Red Devils sono perfettamente in grado di affossare un po’ di più questo Arsenal nelle sabbie mobili dentro le quali sembra essersi infilato.
L’umiliazione subita a Anfield non è che un piccolo passo verso una triste discesa, il problema è che dibattersi senza logica potrebbe portarci a venire risucchiati sempre più giù.
Non voglio essere disfattista ma la sconfitta dell’ultima partita, associata alle critiche che sono piovute da ogni angolo e ai piccoli e grandi segni di malessere emersi dallo spogliatoio hanno messo i Gunners in una posizione molto delicata, facendo tornare in superficie i fantasmi del 2008 e del 2011.

Questa sera serve senz’altro una reazione, però quale?

Bisogna fiondarsi all’arrembaggio per scacciare la paura e provare a battere il Manchester United?
Non penso.
Soprattutto visto che nessuno degli uomini di Arsène Wenger sembra essere particolarmente in forma in questo momento.
Di fronte – pur occupando un misero settimo posto in classifica – ci sono Robin van Persie, Juan Mata e Wayne Rooney, non Dimitar Berbatov e Steve Sidwell.
Sarà bene non dimenticarlo.
La partita di stasera sarà bene interpretarla con il piglio della squadra pronta alla battaglia, pronta a puntare tutto su solidarietà e compattezza e pronta ad aspettare il momento giusto per colpire.

Non penso ad un Arsenal chiuso in difesa per frenare gli ardori del trio nominato qualche riga più su, penso piuttosto ad un Arsenal che protegge la linea difensiva con un buon filtro a centrocampo e rilancia velocemente l’azione di Mesut Özil, Santi Cazorla e il terzo componente della linea a supporto di Olivier Giroud.
Subire gol per primi rappresenterebbe uno scenario da incubo per la squadra, scottata dalla tempesta di occasioni concesse al Liverpool e inevitabilmente più fragile a livello mentale, soprattutto quando la palla l’hanno gli altri.
Come successo contro il Chelsea dopo la scoppola rimediata a casa del Manchester City, gli uomini di Arsène Wenger dovrebbero andarci piano con le proiezioni offensive e badare a controllare il ritmo della gara nella fase iniziale, per impedire all’avversario di approfittare dei minuti durante i quali l’Arsenal cercherà l’assetto migliore.

Controllato il ritmo e restaurata la tranquillità nelle menti di tutti, ecco che allora potremo iniziare a fare male ad una retroguardia tutt’altro che impenetrabile, soprattutto per vie centrali.
Non sono i Johnny Evans nè i Phil Jones o Chris Smalling i veri ostacoli per i nostri attacchi – gli unici nostri avversari saranno nella nostra testa stasera.
Una volta dominate le nostre paure sapremo dominare anche un avversario più che abbordabile viste le enormi difficoltà che ha messo in mostra fino a qui, non ultime le imbarazzanti e inesistenti manovre offensive con le quali i ragazzi di David Moyes hanno provato a sconfiggere il temibile Fulham ultimo in classifica (81 cross in totale, roba da scapoli contro ammogliati).

Stasera non abbiamo nessun avversario da battere sul campo, se non noi stessi.
Non c’è Manchester United che tenga davanti ad un Arsenal concentrato, solidale e determinato.
È ora che l’Arsenal sconfigga se stesso e si scrolli di dosso queste sabbie mobili, lasciandosi alle spalle critici e pessimisti.

Arsène Wenger recupera il solo Yaya Sanogo rispetto alla sconfitta di Anfield, con poche possibilità che il francese vada anche solo in panchina, e la mia sensazione è che saranno pochissimi i cambi rispetto alla débacle di sabato – non fosse altro che per lo spirito di rivalsa che i reduci di Liverpool avranno.
Potrebbe esserci spazio per Kieran Gibbs e Tomas Rosicky al posto di Nacho Monreal e Alex Oxlade-Chamberlain ma poco altro.
Questi gli undici che mi aspetto di vedere in campo tra poche ore:

Szczesny, Sagna, Mertesacker, Koscielny, Gibbs, Arteta, Wilshere, Cazorla, Özil, Rosicky, Giroud.
In panchina: Fabianksi, Monreal, Jenkinson, Oxlade-Chamberlain, Gnabry, Podolski, Bendtner.

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