lunedì 24 marzo 2014

Arsenal in silenzio stampa, è ora di suonare l’allarme?



L’avvenimento è di quelli storici: Arsème Wenger annulla la conferenza stampa e ordina ai suoi di non parlare ai giornalisti.
È una prima assoluta, anche se ammetto di andare un po’ a memoria qui.
Non è successo dopo la débacle di Old Trafford, non è successo dopo il 5-1 rimediato ad Anfield e nemmeno dopo la bruciante sconfitta contro il Birmingham in Carling Cup o il pareggio con annessa sceneggiata di William Gallas a casa degli stessi Blues.

Questa volta invece è successo, difficile capirne i motivi.

Le voci in queste ore si rincorrono, qualcuno spiffera che Arsène Wenger abbia annuciato ai suoi che a fine stagione lascerà e abbia chiesto a suoi giocatori di non parlare alla stampa per evitare fughe di notizie.
Francamente, non ci credo troppo.
Non al fatto che Arsène Wenger possa lasciare a fine stagione, piuttosto al fatto che lo abbia annunciato ai propri giocatori nell’immediato dopopartita di Stamford Bridge – subito dopo una delle sconfitte meno digeste degli ultimi anni.
Non credo alla telenovela di Arsène Wenger che – quasi in lacrime! – annuncia ai propri uomini che lascerà la guida del Club e chiede loro di giocare per lui da qui alla fine della stagione; Arsène Wenger è uno scienziato, un professore e per questo non credo alla sceneggiata in stile Mario Merola in un momento cruciale della stagione.
Sembra strano a dirsi, però niente è perduto e questa potrebbe comunque essere la stagione più di successo degli ultimi dieci anni.
Aver perso malamente la sfida di vertice col Chelsea non ci estromette affatto dalla corsa, tuttavia è chiaro che i favori del pronostico non sono con noi.
Ciò non dovrebbe essere un problema dal momento che non siamo mai stati i favoriti pur avendo passato venti settimane in cima alla classifica.

Quando scrivevo che la risposta a questa sconfitta deve essere solo ed esclusivamente un assordante silenzio, ancora non sapevo della decisione di Arsène Wenger. Mi auguravo semplicemente che ogni membro del Club si ritirasse in un rispettoso silenzio e curasse le proprie ferite in privato – lasciando che fosse il campo a parlare da quel momento in poi.
Una sconfitta come quella di Stamford Bridge rimette in questione tutto e tutti, però a mio parere sono i giocatori a dover prendersi per primi le responsabilità dell’umiliazione rimediata sabato scorso: i palloni persi a centrocampo, la disorganizzazione dei reparti e gli errori singoli non sono dovuti ad un assetto sbagliato e non dipendono dall’approccio tattico alla partita, sono passaggi a vuoto tecnici e psicologici che ognuno di loro ha compiuto singolarmente.
Da ragazzini inesperti ce lo si può aspettare e si può pure dare la colpa al manager per non averli preparati a dovere, da gente navigata come Mikel Arteta o Tomas Rosicky (giusto per fare due nomi) assolutamente no perché a trent’anni si sono giocate abbastanze partite per non cadere in errori di approccio come quelli visti a casa del Chelsea.

Non voglio nemmeno parlare di scelte tattiche perché non ho la presunzione di saperne più di un manager come Arsène Wenger, mi limito a constatare che in dieci minuti perdere due palloni in mezzo al campo con la squadra lanciata in avanti è un errore che ho sempre evitato di fare perfino giocando ad un livello infimo rispetto  alla Premier League, quindi dubito fortemente che ciò abbia a che vedere con la preparazione della partita.

Non so se è ora di suonare l’allarme, intuisco che Arsène Wenger si senta tradito da alcuni dei giocatori mandati in campo sabato – giocatori sui quali ha sempre scommesso a occhi chiusi e che ha protetto da molte critiche – e mi aspetto quindi che ci siano alcuni cambiamenti in squadra, già a partire da domani sera.
Probabile che Wojciech Szczesny si accomodi in panchina per far posto a Lukas Fabianski, possibile che Mikel Arteta lasci spazio a Kim Källstrom e possibile anche che Alex Oxlade-Chamberlain (anche qualora la squalifica che sarà trasferita da Kieran Gibbs venga annullata) si riposi, mentre Mathieu Flamini dovrebbe tornare nell’undici titolare in pianta stabile.
A mio parere Arsène Wenger vuole una risposta dai propri giocatori prima di decidere il da farsi per il futuro della squadra, mentre credo aspetterà la fine della stagione per capire se gode ancora di qualche considerazione tra noi tifosi prima di rinnovare il contratto.
Personalmente credo che non si sia abbastanza riconoscenti nei confronti dell’alsaziano, soprattutto alla luce delle verità che piano piano stanno venendo fuori: Ivan Gazidis ha finalmente confermato che non ci sono mai stati i soldi che lui e tanti tifosi chiedevano ad Arsène Wenger di spendere, le cifre ufficiali sono venute fuori (mentre le altre potevano andare sotto di oltre cento milioni ad ogni sessione di mercato, l’Arsenal doveva restare in positivo di trenta per rientrare del debito contratto per costruire l’Emirates Stadium) e l’estate scorsa ci ha dimostrato che Arsène Wenger non ha paura di spendere i soldi per un grande giocatore, quando li ha davvero.
L’acquisto di Mesut Özil e quello – poi sfumato in circostanze non chiare – di Luis Suarez sono lì a testimoniare che Arsène Wenger è ambizioso come sempre, però ora ha i mezzi per lottare con la concorrenza.

Se non sentirà la fiducia dell’ambiente, allora non rinnoverà il contratto e finirà la sua epopea alla guida dei Gunners – nonostante abbia già sulla scrivania un rinnovo pronto da firmare.
Queste ultime settimane della stagione serviranno a definire il futuro immediato del Club, dei giocatori e del manager stesso, trovo giusto che un periodo tale sia affrontato nel silenzio più totale perché non ci sarebbe nulla di più deleterio che alimentare voci e pettegolezzi proprio ora.

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