26 marzo 2014

Arsenal vs. Swansea 2-2: un pareggio giusto, arrivato in maniera ingiusta



Il modo in cui è arrivato il pareggio è beffardo, però questo Arsenal non ha mostrato abbastanza furore per meritare di vincere la sfida di ieri sera.
Per ribaltare una situazione che pareva già segnata è bastato un minuto, tuttavia illudersi che per vincere una partita di Premier League bastino novanta secondi di vera intensità è da ingenui – anche se l’avversario si chiama Swansea.
Intendiamoci, la prestazione di ieri sera non è per niente da buttare ma i Gunners non sono mai sembrati sul punto di convertire in gol lo sterile dominio mostrato per tutti i novanta minuti: un possesso palla quasi ridicolo per superiorità e l’inoperosità di Wojciech Szczesny sono lì a dimostrare che gli ospiti non avrebbero potuto raccogliere molto più che un pareggio all’Emirates Stadium, però allo stesso tempo le poche (e facili) parate cui è stato chiamato Vorm raccontano anche di un Arsenal poco incisivo davanti.

L’ormai perpetuo assenteismo di Olivier Giroud, l’incapacità di Santi Cazorla di accendere la luce, la timidezza di un Mikel Arteta irriconoscibile hanno fatto sì che le iniziative offensive dei Gunners non producessero nessun sussulto, permettendo ad uno Swansea ben organizzato e chiuso in difesa di controllare senza troppi patemi le offensive dei padroni di casa.
Non è il risultato finale a preoccuparmi, è questa incapacità di produrre occasioni da rete tali da mettere sotto pressione la difesa avversaria.

Come da copione, dopo una sonora sconfitta è arrivato un pareggio – questa volta prettamente inutile ai fini della classifica, se non dannoso.
I sei punti dalla vetta non sarebbero un’enormità se non fosse per il momento estremamente delicato della squadra, mentre sembrano molto più preoccupanti i sei (che possono diventare tre se l’Everton vince la partita da recuperare) che ci separano dal quinto posto: il minimo passo falso rischia di costare carissimo in termini di qualificazione alla prossima Champions League, però la buona notizia è che siamo padroni del nostro destino e tra due settimane faremo visita proprio all’Everton a Goodison Park in quello che, verosimilmente, sarà lo scontro decisivo per le sorti della stagione.
Mettiamo in cantina qualsiasi sogno di titolo e pensiamo innanzitutto a rinforzare la nostra posizione attuale, dimenticando per qualche settimana la nostra situazione di classifica e concentrandoci unicamente su una partita alla volta, cercando di ottenere più punti possibili.

Sabato arriva un Manchester City reduce dalla grande vittoria nel derby e lanciato nel (definitivo?) sorpasso al Chelsea di José Mourinho, poi la settimana successiva faremo visita all’Everton che spinge per scavalcarci al quarto posto e infine il 12 Aprile andremo a Wembley per giocarci contro il Wigan l’accesso alla finale di FA Cup.
Un trittico di partite decisive per le sorti della stagione, una serie di sfide che dovremo affrontare con immane umiltà per evitare una clamorosa implosione.
La buona notizia è che solitamente un Arsenal con le spalle al muro è tutt’altra squadra rispetto a quella che si gioca le proprie carte da favorita, la cattiva notizia è che l’infermeria non sembra sul punto di svuotarsi – almeno stando alle dichiarazioni di Arsène Wenger dopo il pareggio interno di ieri sera:

[a proposito di Koscielny, Özil e Ramsey] Nessuno è davvero vicino al rientro. Koscielny è fuori per un po’, Özil non so ma ne ha ancora per due o tre settimane almeno. Ramsey sembra  il più vicino, forse tra due settimane sarà pronto.”

Non esattamente le parole che tutti noi avremmo voluto sentire, però è tempo di reagire e trovare le risposte giuste tra i giocatori che abbiamo a disposizione – punto.
Se i vari Santi Cazorla, Mikel Arteta, Alex Oxlade-Chamberlain e Olivier Giroud non sapranno trascinare la squadra fuori da questo impantanamento, allora sarà segno che forse non sono quelli giusti su cui puntare per mettere in piedi una squadra vincente.
I giocatori destinati alla grandezza non aspettano altro che essere chiamati a doversi caricare la squadra sulle spalle in piena tempesta, vedremo chi risponderà all’appello già a partire da sabato.

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