mercoledì 19 marzo 2014

Arsène Wenger Top 1'000 – Parte 1

1’000 partite alla guida dell’Arsenal in Premier League, un traguardo che Adrian Durham non ha tardato a salutare definendolo immeritato (il regno di Wenger è troppo lungo di 500 panchine, questo il suo concetto).

Per rendere omaggio al manager francese, ClockEnd Italia lancia una serie di Top 10 che ricordano i momenti più importanti della gestione di Arsène Wenger – nel bene come nel male.



I migliori colpi di mercato firmati Arsène Wenger




10.      Nicolas ANELKA
Arsène Wenger acquista un 17enne Nicolas Anelka per £ 500,000, lo rivenderà per £ 22,000,000

Breve ma intenso, come si suol dire. Nemmeno un centinaio di presenze con la squadra, una trentina di gol ed eccolo partito per Madrid, non senza i capricci che ne caratterizzeranno la carriera. Scovato da Arsène Wenger quando ancora era un 17enne promettente, Le Sulk ha impiegato poco meno di una stagione per guadagnarsi una maglia da titolare e ha spinto l’Arsenal verso il Double del 1998 segnando il gol della sicurezza nella finale contro il Newcastle.
La stagione successiva è semplicemente immarcabile, troppo veloce e tecnico per la maggior parte dei difensori d’oltremanica. Il resto è storia, se penso che con i ricavi della cessione di Le Sulk al Real Madrid ci abbiamo costruito London Colney, mi viene da fare una standing ovation ad Arsène Wenger!

9.        Robin van PERSIE
Arrivato per £ 2,500,000 e ripartito per £ 24,000,000 - per finire a lavorare con David Moyes!

La vicenda della sua cessione mi ha quasi impedito di inserirlo in questa lista, poi la testa ha avuto la meglio sullo stomaco e quindi eccolo qui. Arrivato con la reputazione – giustificatissima – di giovane irrequieto, se n’è andato da fuoriclasse assoluto; arrivato da trequartista o ala sinistra scostante, se n’è andato da centravanti letale; arrivato per raccogliere l’eredità di Dennis Bergkamp, se n’è andato come il peggiore dei Samir Nasri. Non posso non pensare a come sarebbe la squadra attuale con lui la davanti, però le scelte sono state fatte e – a dispetto di quanto potesse credere Robin – la direzione che ha preso il Club non sembra niente male. Bisogna però essere onesti e dire che anche il Manchester United ha preso una buona direzione, come dimostrano gli ottimi risultati che sta ottenendo David Moyes...

8.        Freddie LJUNGBERG
Arsène Wenger e Freddie Ljungberg mentre guardano il video "Spurs: One Club" 

Quando è arrivato non si sapeva chi fosse, un giocatore svedese pescato nell’Halmstadt e pagato bei soldoni – per quel mercato.
Poi è arrivato il gol al Manchester United, poi la cresta rossa e infine l’arte assoluta del movimento senza palla che – coincidenza – lo faceva trovare sempre al posto giusto nel momento giusto.
I sei gol segnati nelle sei partite giocate nell’Aprile del 2002, oltre al missile nella finale di FA Cup contro il Chelsea, sono entrati nella leggenda e hanno trascinato la squadra al Double del 2002.
E poi – diciamocelo – il gol ad Old Trafford che ha sancito la vittoria l’avrà pure segnato Sylvain Wiltord, però è tutto di Freddie!

7.        Marc OVERMARS
Marc Overmars è quello di destra, senza un ginocchio. Acquistato per £ 6,500,000, sarà ceduto per £ 20,000,000

Perché spendere tanti soldi per un giocatore rotto? Perché é Marc Overmars (e non Kim Källström – per dire).
Dicevano che il suo ginocchio non avrebbe retto dopo il brutto infortunio rimediato ai tempi dell’Ajax, la verità però è che a non reggere erano le scuse accampate dai manager avversari quando l’olandese faceva ammattire le loro linee difensive.
Troppo veloce, troppo intelligente, troppo preciso per essere limitato, Marc Overmars aveva un gusto speciale per i gol decisivi: finale di FA Cup, scontri diretti in campionato, Champions League lui lo zampino ce lo metteva sempre. Quando la sua cessione al Barcellona è stata annunciata, pareva che Arsène Wenger fosse diventato matto. No, l’alsaziano aveva un altro asso pronto da sfoderare...

6.        Kolo TOURÉ
Kolo Touré è sbarcato dalla Costa D'Avorio per £ 150,000 ed è stato ceduto al City per £ 15,000,000

Sbarcato fresco fresco dall’ASEC Mimosa, che sembra più una squadra amatoriale che un Club professionistico, Kolo Touré rappresenta probabilmente al meglio l’intuito geniale di Arsène Wenger.
Arrivato come ala destra, centrocampista centrale, mediano, terzino destroe alla bisogna giardiniere, meccanico e idraulico, in pochissimo tempo King Kolo si è trasformato in uno dei difensori centrali più forti della Premier League, formando con Sol Campbell la coppia difensiva che ha permesso alla squadra di inanellare la serie di 49 partite d’imbattibilità.
Un signor nessuno sbarcato tra l’indifferenza generale e ripartito da campione riconosciuto – un capolavoro di Arsène Wenger

5.        Robert PIRES
Il momento in cui tutto è finito...per l'Arsenal e per Robert Pires. Perché diavolo non hai tolto Hleb???

Partito Marc Overmars, noi tifosi dell’Arsenal mai avremmo sospettato che quell francese dalle game sottilissime e l’andatura dinocolata (no, non Abou Diaby!) potesse raccogliere l’eredità dell’olandese.
Vedendo la sua prima stagione, poi, i timori sembravano giustificati: troppo molle per i rudi terzini inglesi, troppo timoroso e guardingo per le Premier League – questi i commenti più frequenti e più simpatici nei suoi confronti.
Poi è arrivato il vero Pires, e la Premier League non è più stata la stessa.
Troppa classe, troppa creatività, troppo talento per un Tony Hibbert qualunque – tanto che ha vinto il premio di miglior giocatore del campionato pur avendo passato la metà della stagione con un ginocchio a pezzi.
Con quel numero sette sulle spalle e quella barba da moschettiere, nessuno poteva resistere a Robert Pires.

4.        Cesc FÀBREGAS
"...e Guardiola mi ha promesso che giocherò titolare al posto di Xavi, boss..." "...certo, Cesc...certo"

Un altro ragazzino?! Ma quando comprerà giocatori veri questo testardo di un francese?
Pensando a Cesc Faàbregas, il motto we don’t buy superstars, we make them sembra creato apposta per lui. Non appena ha messo piede in campo – numero 57 e pettinatura molto discutibile – si è capito che quel catalano avrebbe fatto tanta, tantissima strada. Troppa, se vogliamo dirla tutta, perché da Londra è tornato a Barcellona. Però in quelle oltre 300 partite giocate con la maglia dell’Arsenal, Cesc ha dimostrato di avere un talento pazzesco e di essere uno tra i migliori centrocampisti al mondo. Chissà se a Barcellona se ne accorgeranno mai...

3.        Sol CAMPBELL
Una sola parola, capolavoro. £ 0 sterline agli Sp*rs per il loro miglior giocatore e capitano, al culmine della carriera!

Al di là della qualità del giocatore, quel che più mi colpisce nel trasferimento di Sol Campbell dal Tottenham all’Arsenal è questo: come si può riuscire nell’impresa di convincere il capitano della squadra rivale a non rinnovare il contratto e saltare sull’altra sponda – pur sapendo che la concorrenza per metterlo sotto contratto poteva offrire molti più soldi?
Un capolavoro di mercato, un’opera di convincimento che i venditori di enciclopedie se la sognano.
Il premio per cotanta ambizione e maestria e l’aver avuto a disposizione il miglior difensore inglese d’inizio secolo, una montagna di muscoli tanto forte quanto veloce, e aver costruito sulla sua potenza la base grazie alla quale i fiorettisti davanti potevano fare il bello e cattivo tempo.

2.        Patrick VIEIRA
Patrick Vieira festeggia il titolo mentre Arsène Wenger controlla che la delegazione del Milan prenda il metrò giusto.

Uno dei primi acquisti di Arsène Wenger, lo spilungone è arrivato dal Milan in cambio di una riproduzione fedelissima del Big Ben fatta con gli stuzzicandenti, l’abbonamento settimanale della metropolitana, una foto autografata di Perry Groves e gli spiccoli che Arsène Wenger aveva in tasca dopo il pomeriggio di shopping a Milano.
Cioè pochissimi vista la sua ben nota attrazione verso le bancarelle di occhiali e borse palesemente originali.
Una volta lontano dall’osso buco e il risotto allo zafferano – notoriamente ottimi nei pre-partita – Patrick Vieira è diventato un centrocampista incontenibile, un leader carismatico e un condottiero senza pari, proprio mentre a Milano si sfregavano le mani pensando all’ipotesi di farsi una settimana di metro gratis a Londra e intanto si salvavano dalla retrocessione per appena sei punti.

1.        Thierry HENRY
"...sul serio, boss, Moggi mi ha detto che potevo andarmene perché tanto hanno Zalayeta e Esnaider!"

Dicono che fare compere in Italia fosse conveniente, allora nel 1999 Arsène Wenger ha aperto il portafogli con la consueta parsimonia e ha tirato fuori una banconota da undici milioni per convincere Luciano Moggi a disfarsi di quel ragazzino francese tanto veloce quanto inutile.
Si chiamava Thierry Henry e da ala non combinava granché, quindi a Luciano Moggi non sembrava vero di poter recuperare d’un botto la cifra investita un anno prima – lui che credeva di avere tra le mani un altro Jocelyn Blanchard e di tenerselo sul groppone fino a fine contratto.
A livello tecnico l’affare sembrava buono perché quella Juventus poteva già contare su Daniel Fonseca e Juan Eduardo El Prolìfico Esnaider, quindi la squadra non ne sarebbe uscita indebolita.
185 gol più tardi, alla Juventus ogni 3 Agosto stappano una bottiglia di champagne pensando all’affarone fatto nel 1999.


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