20 marzo 2014

Arsène Wenger Top 1'000 – Parte 2

1’000 partite alla guida dell’Arsenal in Premier League, un traguardo che Adrian Durham non ha tardato a salutare definendolo immeritato (il regno di Wenger è troppo lungo di 500 panchine, questo il suo concetto).
Per rendere omaggio al manager francese, ClockEnd Italia lancia una serie di Top 10 che ricordano i momenti più importanti della gestione di Arsène Wenger – nel bene come nel male.



I peggiori affari conclusi da Arsène Wenger



10.      André SANTOS
André Santos mostra il suo talento migliore

Se già non sei tra le figure più popolari per chi frequenta l’Emirates Stadium e i pub intorno allo stadio, scambiare la maglia con il peggior traditore degli ultimi anni non è una mossa intelligente. Come non lo è sfrecciare nel traffico a 145 miglia orarie, come non lo è continuare ad andare sul fondo sapendo che non si avrà il fiato per tornare indietro. Andrè Santos, con la sua pancetta sempre ben visibile, voleva essere un Roberto Carlos ma ha finito con l’assomigliare di più a Paulo Roberto Cotechiño...un autentico panic buy per Arsène Wenger.

9.        Richard WRIGHT
Si, Richard. L'uscita è da quella parte...

L’erede designato del grande David Seaman, il portiere che avrebbe dovuto raccogliere il testimone del baffo più celebre d’Inghilterra (dopo Freddie Mercury) sia nell’Arsenal che in Nazionale. È finito relegato al ruolo di terzo portiere dietro a Stuart Taylor, complice FORSE l’errore contro il Charlton nel Novembre del 2001, anche se fare un autogol uscendo con i pugni è più una prova di talento che di goffaggine.

8.        Neves DENILSON
Denilson schierato nella sua posizione preferita

Nessuno sapeva chi fosse quando è arrivato, sette anni dopo il sentimento è lo stesso. Insipido come una tonnellata di tofu cotto al vapore, il brasiliano si è sempre limitato al compitino scolastico – spesso sbagliandolo pure. Nessun carisma, nessun coraggio, nessuna iniziativa avventurosa. Il suo apporto si limita ad un gol spettacolare a Goodison Park, troppo poco per essere visto come un incrocio tra Tomas Rosicky e Gilberto Silva – come lo ha definito Arsène Wenger durante la presentazione del nuovo arrivato.

7.        Tomas DANILEVICIUS
Inestimabile reperto storico, Danilevicius fotografato in azione - evento rarissimo

Quarantasei MINUTI di calcio giocato con la maglia dell’Arsenal addosso, questa la grande carriera del lituano alla corte di Arsène Wenger. Sbarcato dal Lausanne Sport dopo un lungo peregrinare che dalla Lituania lo ha portato prima in Belgio e poi in Russia, questo gigante è riuscito nell’impresa di impressionare il tecnico alsaziano e fare da riserva a Thierry Henry. Mica cotica. L’illusione, probabilmente causata da intossicazione da Gewürztraminer, dura pochi mesi perché Danilevicius viene spedito in Scozia già a Marzo. Da allora Wenger non ha più bevuto in bicchiere di vino in vita sua – perdendo di conseguenza la cittadinanza alsaziana.

6.        Sébastien SQUILLACI
La perfetta deviazione con cui Squillaci spiazza Fabiasnki e qualifica il Sunderland per il turno successivo

Doveva essere la risposta definitiva al consiglio che i tifosi dell’Arsenal rivolgevano ad Arsène Wenger: compra un centrale di difesa forte ed esperto! Detto, fatto – ecco che da Siviglia sbarca il 29enne francese, una solida carriera alle spalle e qualche presenza con la nazionale transalpina. Che qualcosa sarebbe andato storto lo si sarebbe dovuto capire già quando ha scelto la maglia numero 18 come i suoi illustri predecessori Pascal Cygan e Mickäel Silvestre, eppure tutti a credere che avrebbe stabilizzato la difesa dei Gunners. Una carrellata di errori e orrori più tardi, Squillaci è finito in tribuna a godersi lo stipendio fino alla fine del contratto, quando finalmente è stato rispedito in Francia. Negli ultimi due anni ha giocato sette partite per l’Arsenal, riuscendo comunque a rendersi determinante per le sconfitte dei Gunners contro Fulham, Sunderland e Oympiakos (due volte).

5.        Francis JEFFERS
Il maggior contributo di Jeffers alla squadra, prendere a calci Phil Neville

L’uomo che sarebbe dovuto essere il corrispettivo londinese di Michael Owen, il rapace dell’area di rigore che avrebbe dovuto assicurare i gol sporchi mentre i compagni disegnavano opere d’arte. Otto gol più tardi, e parliamo di tre ANNI più tardi, qualcuno si è accorto che Jeffers forse non era quel gran centravanti e viene spedito in prestito all’Everton prima di cominciare un giro del Commonwealth che gli farà cambiare maglie a abitudini. Tutte tranne una, perché di far gol proprio non se ne parla. A nessuna latitudine.

4.        Igors STEPANOVS
Primo lettone a giocare per l'Arsenal, è stato fondamentale per il titolo del Manchester United nel 2000

Lettone, alto e possente. Igors Stepanovs sbarca a Londra per sostituire un Tony Adams alle prese con una lunga serie di infortuni. Inizia alla grande, segna subito nonostante la sconfitta al debutto e s’inserisce in maniera più o meno stabile al centro della difesa dei Gunners.
Poi arriva il 25 Febbraio 2001 e nulla sarà più come prima.
Accoppiato con Gilles Grimandi al centro della difesa dell’Arsenal in una delle peggiori coppie difensive mai viste al mondo, il lettone viene travolto dai cinque gol in quarantacinque minuti che il Manchester United rifila ai Gunners ad Old Trafford. Da quell partita in poi sparisce misteriosamente dalla squadra e si racconta che ancora oggi si svegli nel cuore della notte gridando YORKEEEEEEEEEEEE e formulando frasi sconnesse.

3.        Mickäel SILVESTRE
L'emblema della combattività ed efficacia di Silvestre durante il suo periodo londinese

Personalmente, da Alex Ferguson non comprerei mai nemmeno un paio di calze. Figuriamoci un difensore. Uno dei peggiori acquisti di Arsène Wenger e allo stesso tempo uno dei migliori affari mai conclusi di Ferguson, che ancora ne ride. Un disastro dopo l’altro, un errore dopo l’altro proprio come ai tempi dell’Inter – quando il pubblico di San Siro faceva gli scongiuri ogni volta che veniva annunciato il suo nome in formazione. Il supplizio di vederlo affrontare Leo Messi è ancora vivido nella mia memoria e non credo potrà mai essere calmato.

2.        Ju-Young PARK
Il coreano si congratula per essere sfuggito alle autorità traverstendosi da calciatore

Un giocatore intelligente, così lo ha definito Arsène Wenger quando lo ha presentato al pubblico.
Forse è un tecnico nucleare e non lo sappiamo o magari ha risolto i più grandi enigmi matematici in circolazione, di certo Arsène Wenger non parlava di intelligenza calcistica.
Il più grande oggetto misterioso della storia dell’Arsenal – assieme ad un certo Amaury Bischoff – il coreano è stato strappato con una buona dose di scorrettezza al Lille (che non ci ringrazierà mai abbastanza) e poi messo in naftalina. Usurpato in maniera arbitraria della maglia numero 9 in favore di Lukas Podolski, è stato mandato in prestito al Celta Vigo e poi al Watford – dove al momento fa la riserva di Mathias Ranegié e Fernando Forestieri. In qualsiasi momento può essere prelevato dall’esercito coreano per espletare i doveri militari, che rimanda da anni nemmeno fosse un quarantenne fuoricorso alla facoltà di Scienze delle Comunicazioni.

1.        Pascal CYGAN
La freccia migliore nella faretra di Cygan - il liscio acrobatico. Il giudice uzbeko gli ha dato 9.59 per l'occasione 

“He's bald, he's shit

He plays when no one’s fit
Pascal Cygan, Pascal Cygan!

He's bald, he's shit
He's useless on the pitch
Pascal Cygan, Pascal Cygan!”


Se ti fanno un coro così, DEVI essere il peggior acquisto di tutti i tempi.


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