domenica 23 marzo 2014

Chelsea vs. Arsenal 6-0: silenzio ora, la risposta è solo un assordante silenzio


La prima parola che mi passa per la testa è umiliazione.
Non credo ci sia un altro modo per definire la penosa prestazione degli undici scesi in campo per festeggiare la millesima panchina di Arsène Wenger all’Arsenal.
Umiliazione nel risultato tennistico; umiliazione nei cori che si sono sentiti a Stamford Bridge; umiliazione nel modo in cui alcuni gol sono arrivati; umiliazione nel pressapochismo mostrato dall’arbitro in occasione dell’espulsione di Kieran Gibbs; umiliazione nell’esultanza di José Mourinho al gol di Salah; umiliazione nell’arrendevolezza di tanti giocatori in campo; umiliazione nel gesto compiuto da Mourinho, che si ritira nello spogliatoio molto prima che il triplice fischio sia emesso.

Non ci sono scusanti per una figuraccia come quella di ieri a Stamford Bridge, soprattutto alla luce di quanto successo ad Anfield non troppo tempo fa.
Le lezioni non sono state affatto mandate a memoria, personalmente è questo a farmi più male.
L’Arsenal sceso in campo ieri non è nemmeno lontano parente di quello che abbiamo visto in campo per buona parte della stagione; non è l’Arsenal solido e concentrato, non è l’Arsenal solidale e organizzato – è solo il vecchio Arsenal cui tremano le gambe quando la posta in palio conta.
A chi dice che abbiamo sbagliato tutti i grandi appuntamenti della stagione rispondo che posso condividere la frustrazione – però i veri passaggi a vuoto sono stati due: Anfield e Stamford Bridge.
La disfatta dell’Etihad Stadium è stata tutta un’altra cosa, abbiamo incassato sei gol, ne abbiamo messi a segno tre e due ci sono stati annullati, perciò non si può dire che la squadra non abbia lottato e non si sia fatta trovare pronta per la sfida.
Ci siamo fatti trovare pronti anche contro Borussia Dortmund (due volte), Bayern Monaco (due volte) e Liverpool (sia in campionato che in FA Cup), eppure i risultati non sono mai stati all’altezza.
Delle tre squadre che ci precedono abbiamo battuto solo il Liverpool finora, pur in maniera convincente, mentre abbiamo raccolto un misero punto contro il Chelsea in casa prima di farci annichilire ieri.

È ovvio e condivisibile che farsi trovare incredibilmente impreparati per quella che Arsène Wenger – appena ventiquattr’ore prima – aveva definito la partita più importante dell’anno sia inaccettabile per chi, come noi, spera che finalmente sia arrivato il momento di zittire chi si è fatto beffe del nostro Club negli anni passati.
Credo che il problema non stia tanto nella preparazione tattica o nella scelta dell’undici titolare, il problema è nettamente psicologico: ho l’impressione che questa squadra voglia per forza dimostrare qualcosa quando si tratta di sfidare una pretendente al titolo e soffra delle eccessive aspettative che essa stessa ripone sulle proprie spalle.
Per qualche oscuro motivo – forse i dettami di Arsène Wenger, non lo escludo – l’Arsenal ha affrontato Chelsea, Manchester City e Liverpool in maniera diametralmente opposta a come di solito imposta le partite di Premier League, soprattutto di fronte ad avversari di lignaggio inferiore.
I Gunners di solito son ben contenti di lasciare il pallino del gioco all’avversario, invitandolo ad esporsi mentre avanza per poi colpire rapidamente in contropiede – tenendo la linea difensiva molto bassa e chiedendo ai centrocampisti centrali di tenere una posizione molto guardinga.
Ad Anfield e a Stamford Bridge la linea difensiva si è piazzata quasi sulla linea mediana, i centrocampisti centrali si sono spinti costantemente in avanti e tanti giocatori hanno insistentemente portato a spasso il pallone anziché distribuirlo in maniera semplice e ordinata – perdendone il possesso spesso in zone estremamente pericolose.
Questo Arsenal vorrebbe dimostrare di poter soverchiare qualsiasi avversario e finisce sempre infilzato, senza che l’avversario di turno debba faticare più del previsto per trovare i varchi giusti.

La mia impressione è che la squadra voglia segnare subito e quando non ci riesce, ecco che si sgonfia.
Fallita l’occasione con Olivier Giroud (o Mesut Özil contro il Bayern) e incassato un gol, la squadra perde completamente la bussola e molla gli ormeggi – salvo per qualche raro caso.
Se questa squadra avesse affrontato Chelsea e Liverpool come ha affrontato la trasferta di Dortmund, i risultati sarebbero stati molto diversi.
Spero che l’arrivo del Manchester City tra una settimana possa rappresentare l’occasione per tornare ad un approccio più pragmatico e logico, quell’approccio che ci ha permesso di restare in vetta per 20 delle 28 giornate di campionato giocate fino a qui.

A chi chiede la testa di Arsène Wenger rispondo solo di prendere fiato e riguardarsi quanto successo quest’anno, provare a fare un bilancio di quanto accaduto fino a qui e fare astrazione da due prestazioni inqualificabili come quella di Anfield e quella di ieri pomeriggio.
Non so come finirà questa stagione ma, a prescindere dai risultati che otterremo, io ho visto molti progressi rispetto alla squadra che negli ultimi anni ha sempre dovuto compiere rimonte incredibili per strappare un posto in Champions League.
Questa squadra ha guidato la classifica per molte settimane, il Club ha smesso di vendere le sue stelle ma al contrario ne ha aggiunte alla propria rosa e i giocatori migliori firmano rinnovi dei contratti anziché aspettare la chiamata degli sceicchi di turno.
Adesso è tempo per tutti di chiudere la bocca, affrontare le ultime partite della stagione con la ferocia di un animale ferito e poi sarà tempo di bilanci.

Martedì sera arriva lo Swansea, ancor prima di pensare anche lontanamente a come affrontare il Manchester City assicuriamoci di recuperare un po’ di orgoglio e voltare immediatamente pagina, nella maniera più convincente possibile.
Una partita alla volta, proviamo a vincerle tutte – senza dire una parola o lasciarsi andare a qualsiasi commento.
Scendere in campo. Lottare. Sudare per i compagni.
La ricetta è semplice, Gunners.

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