mercoledì 9 aprile 2014

Cinque partite di campionato, una semifinale: lo sprint finale è servito


Ci siamo, la stagione arriva d’improvviso all’epilogo.
Non è quello che le prestazioni iniziali della squadra ci hanno fatto sognare, purtroppo.
Lunedì 3 Febbraio guidavamo la classifica con due punti di vantaggio sul Chelsea e Manchester City, otto punti sul Liverpool quarto che avremmo affrontato la settimana successiva e ben dieci sull’Everton quinto in classifica, prima tra le pretendenti alla qualificazione alla Champions League.
In Champions League ci aspettava la l’affascinante e proibitiva sfida contro il Bayern Monaco e da lì a pochi giorni avremmo cercato la qualificazione ai quarti di finale di FA Cup contro gli uomini di Brendand Rodgers – il futuro sembrava eccitante.

Sembrava, appunto.
Perchè oggi la situazione è diametralmente opposta: scivolati fino al quarto posto in campionato dopo le umiliazioni patite a Anfield e Stamford Bridge, gli uomini di Arsène Wenger hanno perso l’occasione di rinforzare la propria posizione in chiave Champions League e adesso devono sperare che l’Everton faccia qualche passo falso per tornare padroni di quel quarto posto che meno di due mesi fa sembrava assicurato.
L’uscita dall’Europa è stata ratificata, non senza qualche recriminazione, dopo la sconfitta interna contro i tedeschi e il pareggio all’Allianz Arena, mentre il cammino in FA Cup ha tenuto alto l’umore dei Gooners e ci ha visti sconfiggere l’Everton e prenotare il biglietto per Wembley, dove sabato si giocherà la semifinale contro il Wigan.

Ed eccoci arrivati al punto di partenza dello sprint finale.
Si parte col botto, quella semifinale di FA Cup che profuma di spartiacque per il resto del cammino che attende i Gunners: sulla carta non avremmo potuto sperare di meglio, il piccolo Wigan a separarci dalla finalissima di FA Cup, ultimo trofeo vinto dai Gunners e unica possibilità di successo quest’anno.
Però questo Wigan ha appena eliminato il Manchester City vincendo all’Etihad Stadium, è la squadra detentrice del trofeo e soprattutto non ha nulla da perdere dalla sfida di sabato, a differenza dell’Arsenal.
Arsène Wenger e i suoi uomini si giocano quel che resta della fiducia riposta in loro dai tifosi, sono chiaramente i favoriti in una sfida teoricamente impari e dovrebbero far un sol boccone di un avversario, questo Wigan, che in alcun modo può spaventare i londinesi.
Il problema è tutto qui, nelle aspettative che circondano manager e giocatori e anche (se non soprattutto) nelle condizioni attuali della squadra – in una parola, disastrose.
Con appena due vittorie nelle ultime otto partite disputate, quindici gol incassati e una lunga serie di giocatori infortunati o palesemente fuori forma, la squadra di Arsène Wenger sembra sull’orlo del baratro.

In questo momento la squadra non appare in grado di sconfiggere il Wigan e portare a casa quindici punti dalle ultime cinque gare di campionato – risultato indispensabile per nutrire ancora qualche speranza di qualificazione alla prossima Champions League.
Poco importa quali siano le avversarie da affrontare da qui alla fine, l’unica consolazione possibile è sapere che nessuna delle squadre che ci troveremo davanti ha lo stesso potenziale distruttivo di Chelsea, Liverpool o Manchester City.
Il finale di stagione ci metterà davanti a West Ham (in casa), Hull City (in trasferta), Newcastle (in casa), West Brom (in casa) e Norwich (in trasferta), un calendario che ci vedrà all’opera più in casa che in trasferta – il che rappresenta un gran bel sollievo per queste truppe così insicure.
Ho però la sensazione che tutto sarà deciso dalla partita di sabato: in questo momento gli uomini di Arsène Wenger sembrano appesi ad un episodio positivo che faccia ritrovare loro un biriciolo di entusiasmo e di convinzione, la voglia di spingersi avanti e riprendere a correre per davvero, non trotterellare senza costrutto come stanno facendo ora.
Ho la forte impressione che se riusciremo a segnare per primi a Wembley, il quadro generale della squadra cambierà radicalmente forma: davanti ai 50'000 tifosi che invaderanno lo stadio, andare in vantaggio significherebbe accendere quella scintilla che infuocherebbe il settore riservato ai tifosi dell’Arsenal e al contempo disinnescare qualsiasi tensione e contestazione che potrebbero farsi sentire qualora la partita restasse inchiodata sul pareggio, o peggio.
Non saprei dire oggi se l’Arsenal inizierà la partita con il piede sull’acceleratore come dovrebbe, non sono sicuro che lo spirito e il morale siano a livelli sufficienti per mettere in chiaro fin da subito che per l’avversario sarà un pomeriggio da incubo.

A volte sono i dettagli a fare tutta la differenza, in questo caso credo che sbloccare subito la partita metterebbe letteralmente le ali ad una squadra in forte crisi, permettendole di superare il primo ostacolo e ridimensionare i successivi – mettendo le basi per quell’ultima cavalcata che permetterebbe di raddrizzare la stagione.
Non sono d’accordo con chi definisce questa stagione un fallimento a prescindere, credo che le ottime prestazioni fornite dalla squadra fino a Febbraio abbiano fuoriviato molti tifosi nel giudizio sulle reali capacità della squadra.
Un Club che decide deliberatamente di affrontare tutta una stagione con il solo Olivier Giroud come opzione offensiva, coadiuvato da un centravanti mai prolifico se non fuori dal campo e un debuttante talentuoso ma grezzo, si espone fatalmente ad un rischio e prima o poi ne paga le conseguenze in termini di prestazioni – come sta puntualmente succedendo.
Io per primo ho sperato in una sorta di miracolo sportivo, guidato più dalla mia pancia che dalla mia testa, però la realtà è sempre stata un’altra: questo gruppo di giocatori, a maggior ragione dopo l’infortunio di Theo Walcott e la chiusura del mercato invernale, non avrebbe sopportato il rigore di una corsa su più fronti e avrebbe giocoforza rallentato il ritmo ad un certo punto, anche se un crollo verticale come quello attuale non me l’aspettavo proprio.
Si può certamente definire una mancanza di ambizione e una pessima programmazione in sede di mercato, quindi Arsène Wenger finisce giustamente sul banco degli imputati.

Detto questo, nel caso la squadra dovesse recuperare il quarto posto e vincere la FA Cup sarei più che soddisfatto e la stagione passerebbe agli annali come la migliore degli ultimi nove anni, nonostante una serie di umiliazioni subite dalle rivali per il titolo e tante prestazioni di livello davvero verognoso.
Solo nel caso la squadra continuasse a mostrare l’arrendevolezza di Goodison Park e si lasciasse scappare da sotto il naso gli ultimi due traguardi rimasti, allora potrei considerare questa annata un autentico fallimento – ma non saranno le ultime dieci pessime rappresentazioni a cancellare le ottime venticinque partite disputate dall’Arsenal quest’anno – sarebbe ingiusto e profondamente scorretto.

Ora concentriamoci sulla gita a Wembley, svuotiamo la mente e ricordiamoci che we’re the famous Arsenal and we’re going to Wembley – Come On You Gunners!

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