07 aprile 2014

Everton vs. Arsenal 3-0: adesso come ci si rialza, Arsène?



Perfino per uno come me, sempre pronto a trovare lati positivi anche nella peggiore delle sconfitte, è difficile commentare una partita come quella di Goodison Park.
Se si escludono le prestazioni positive di Wojciech Szczesny e Bacary Sagna, il resto è tutto da buttare.
Non so di chi sia la colpa – o meglio non saprei chi è più responsabile tra Club, manager e giocatori – ma vedo con i miei occhi che questa squadra sta precipitando nel peggiore degli abissi e fatico a capire come potrà risollevarsi ed evitare un finale di stagione disastroso.

A differenza di quanto successo a casa del Liverpool o a casa del Chelsea, dove la sfida era finita dopo venti minuti (se mai fosse cominiciata), ieri a Goodison Park siamo stati surclassati in ogni aspetto, pur restando in partita dall’inizio alla fine.
Non è stata una tempesta improvvisa a travolgerci ma è stato piuttosto uno stillicidio lungo novanta minuti, durante i quali i nostri giocatori non sono mai stati in grado di competere con l’avversario di turno – sotto nessun punto di vista.
Pur evitando accuratamente di scrivere subito dopo il fischio finale, non riesco comunque a distaccarmi da quei giudizi che mi ronzavano in testa già dopo il novantesimo e non riesco a trovare nessuna spiegazione logica a quanto sta succedendo alla squadra da un mese e mezzo a questa parte.
Ho creduto che la figuraccia di Anfield fosse un incidente di percorso, ho creduto che la squadra avrebbe reagito una volta appurato che il titolo era scappato via e avrebbe quindi fatto il proprio dovere per arrestare subito qualsiasi velleità della diretta concorrente per il quarto posto.
Quanto mi sbagliavo!
Neppure nella più pessimistica delle previsioni avrei immaginato uno spettacolo come quello offerto dall’Arsenal ieri pomeriggio.

Sono principalmente cinque gli aspetti che mi hanno fatto imbestialire ieri:

Attacco? Quale attacco?
Veniamo al sodo: non ne posso più di vedere Olivier Giroud.
È una questione di pelle ormai, mi irrita vederlo titolare e mi irrita per qualsiasi cosa (non) fa.
Sono stufo del suo girovagare senza meta, sono stufo delle sue proteste e delle sue sceneggiate, sono stufo della sua incapacità nell’offrire una qualsiasi soluzione alla squadra.
Sono stufo della sua lentezza, divenuta ormai comica, sono stufo di lui – semplicemente.
Non mi era mai successo prima d’ora di prendermela con un singolo a questa maniera (ho sopportato e supportato gli orrori di Manuel Almunia e Gaël Clichy...) però davvero non riesco più a trovare una ragione, una sola, per difenderlo.
Voglio però che non sia il solo a prendersi le colpe di un attacco inadeguato, perchè è evidente che non siamo davanti ad un centravanti in grado di sopportare il peso (fisico e psicologico) derivante dall’essere il centravanti titolare dell’Arsenal, perciò anche Arsène Wenger deve rispondere di un mercato inesistente e dell’aver puntato su Yaya Sanogo e perfino Nicklas Bendtner per costruire una stagione di successo.
Va bene che non c’erano un Falcao o un Cavani disponibili sul mercato, però prendersi deliberatamente il rischio di giocarsi la fase decisiva della stagione con un solo centravanti in rosa è un atto del quale l’alsaziano dovrà rispondere in estate. Se crede tanto in Yaya Sanogo è ora di buttarlo nella mischia perché al momento è impossibile sfigurare al confronto di un Olivier Giroud in queste condizioni – non lanciarlo ora vorrebbe dire che tutta questa fiducia non c’è, allora perché non averoperato sul mercato?

Dov’è lo spirito di squadra?
Quello che sto per scrivere non è esattamente un inno al fair-play, però com’è possibile che in una sconfitta come quella di ieri sia stato solo uno – Mathieu Flamini, of course – a prendersi un’ ammonizione? Era già successo contro il Chelsea (Tomas Rosicky, in quel caso) ma questa volta i vari Mirallas e Deulofeu hanno ostentatamente provocato a più riprese i nostri e nessuno ha reagito.
Per non parlare poi dello spintone di Barkley a Mikel Arteta!
Immaginate cosa sarebbe successo se un Barkley qualsiasi avesse fatto una cosa del genere a Patrick Vieira o Gilberto Silva con in campo Lauren, Freddie Ljungberg, Martin Keown o Sol Campbell – provate solo ad immaginare una scena del genere.
Ieri Mikel Arteta si è preso un giallo per proteste dopo essere stato attaccato prima da Barkley e poi da Baines (nessuno dei due ammonito, tra l’altro) senza che nessun compagno si mettesse di mezzo, qualche anno fa il Barkely di turno se la sarebbe vista molto brutta e Baines non avrebbe nemmeno ipotizzato la corsa forsennata che ha fatto ieri per dire la sua.

Dove vogliamo andare senza orgoglio e senza spirito di squadra?

Una lentezza esasperante
 Perché tutti i nostri avversari trovano sempre il modo di fiondarsi in uno spazio aperto e noi finiamo sempre con giocare ad un ritmo degno del peggior dopolavoro dei ferrovieri?
L’attuale gioco dell’Arsenal si riassume in tre passaggi, che portano inevitabilmente alla stessa conclusione: dal portiere allo stopper, dallo stopper al terzino e in quel preciso istante – non so per quale ragione – il nostro esterno d’attacco di abbassa fino all’altezza del terzino stesso togliendo qualsiasi profondità alla manovra, perciò il terzino lancia lungo su Olivier Giroud oppure verso il centrocampista centrale. E siamo fermi.
C’è chi detesta il tiqui-taca associandolo ad un possesso palla continuo e sterile – come quello dell’Arsenal appunto – ma il vero palleggio del Barcellona prevede passaggi in verticale e movimento senza palla (per questo ha tanto successo), condizioni senza le quali diventa pura accademia, irritante accademia.
Come quella dell’Arsenal attuale.

Caro Prof, se assieme ai risultati sparisce anche il gioco diventa sempre più difficile difendere la tua posizione.

Il pressing cortese
Non ricordo un’altra squadra tanto premurosa quanto i Gunners di queste ultime settimane.
Marcature a tre metri, pressing a distanza, contrasti...quali contrasti?
Ieri i centrocampisti e gli attaccanti dell’Everton hanno sempre – SISTEMATICAMENTE – avuto tutto il tempo e lo spazio del mondo per trovare la situazione più adeguata, potendo trotterellare tranquillamente per il campo con la palla al piede senza che nessuno li disturbasse davvero.
Dall’altra parte invece non appena un nostro centrocampista arrivava sulla trequarti (le rare volte in cui è successo) ecco che era subito messo sotto pressione e spinto verso la soluzione più complicata.
Ricordo che ad inizio stagione, esattamente come nel finale della scorsa, eravamo maestri in questo: cosa è successo da allora?
Aspetto risposte, Arsène...

Errori individuali ormai inaccettabili
Quando vedo Mikel Arteta che sbaglia un cross pur trovandosi  a ridosso dell’area di rigore e senza nessuno a disturbarlo davvero, quando vedo Thomas Vermaelen che lascia correre un pallone senza controllare se dietro di sè la zona sia sgombra e quando vedo Nacho Monreal che anziché accompagnare Lukaku verso l’esterno si spiana la strada verso il centro dell’area di rigore mi chiedo cosa stia succedendo alla squadra.
Sono errori innaturali perfino per un debuttante, figuriamoci per professionisti navigati.
Ed è questo aspetto quello che mi preoccupa di più in vista di sabato prossimo e delle ultime settimane della stagione.
Questi giocatori hanno paura, sono completamente persi e nessuno sembra essere pronto a prendere per mano i compagni e trascinarli fuori dalla tormenta.
Il quarto posto e la FA Cup sono in pericolo, se nessuno reagirà potremmo finire un’annata che sembrava molto positiva in maniera disastrosa.

Al momento sento che il destino della squadra è appeso ad un episodio, una svolta positiva che venga dall’esterno e infonda una nuova fiducia tra i giocatori.
È una bruttissima sensazione, però credo che le possibilità che questa stagione venga coronata da un finale degno dipenda più da fattori esterni che interni alla squadra.
Senza voler guardare troppo lontano, a Wembley dovremo passare in vantaggio per primi e sperare che accada il prima possibile oppure rischiamo di ritrovarci paralizzati dall’ansia e dalle paure più disparate – rischiando di compromettere la semifinale e poi la corsa al quarto posto.

Una stagione che ci ha visti in testa alla classifica per pìu settimane di tutti, che ci ha visti uscire indenni da un girone di Champions che per molti altri sarebbe potuto essere fatale e che ci ha portati a Wembley merita di finire in trionfo – non in disfatta.
Il problema è convincere i giocatori che con fiducia, positività e serenità il trionfo è a portata di mano, attualmente un’impresa per un Arsène Wenger mai così vicino al passo d’addio.

Questa squadra ha già saputo uscire da situazioni disperate grazie a coesione e umiltà, vediamo se manager e giocatori ne ricorderanno la ricetta in tempo.
Stiamo a vedere cosa succederà, sperando per il meglio.

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