giovedì 17 aprile 2014

La non-strategia dell’Arsenal secondo LeGrove


Prendo spunto dall’editoriale scritto da LeGrove e pubblicato dal Daily Mail (che accoppiata, dritta dall’inferno!) per discutere un po’ con voi del mercato recente dell’Arsenal, del lavoro degli osservatori e di quale sia il piano di Arsène Wenger – sempre ne esista uno – quando si tratta d’individuare il giocatore giusto per rinforzare la squadra e farlo rendere al meglio.

Per sintetizzarvi il pensiero del sempre pungente LeGrove, il sistema adoperato dall’Arsenal per scovare i giocatori è in netto declino e pare non esserci nessuna logica dietro gli acquisti recenti messi a segno da Arsène Wenger, che spesso ha speso soldi per alcuni giocatori salvo farli giocare fuori ruolo o fuori condizione.
In una semplice frase:

“Non compriamo più i giocatori con le giuste qualità, non compriamo più i giocatori con le giuste caratteristiche e non compriamo più i giocatori per i ruoli nei quali abbiamo più necessità”

Sono perfettamente d’accordo con il fatto che alcuni degli acquisti recenti non siano stati propriamente dei colpi da maestro (Ju-Young Park, André Santos, Marouane Chamakh) ma buttare nello stesso pentolone anche Mesut Özil, Olivier Giroud e Lukas Podolski rasenta la malafede.
Senza dimenticare il fatto che per questi sei acquisti messi insieme il Club ha sborsato una cifra vicina agli ottanta milioni di sterline, ovvero lo stesso investimento fatto dal Manchester United per acquistare Fellaini, Kagawa e Young.
Togliendo Mesut Özil dalla lista, l’Arsenal ha sborsato trenta milioni e portato a casa un centravanti da 37 gol e 20 assist in due anni, un’ala (o seconda punta, se preferite) da 26 gol e 16 assist e un altro centravanti che prima di fumarsi l’impossibile e scomparire dalla faccia della terra segnava con buona regolarità.
Visti i denari tirati fuori dal portafogli, come ritorno d’investimento ho visto di peggio.
Andriy Shevchenko? Fernando Torres? Juan Sebastain Veron? Tre nomi a caso...

È ovvio che non si può pretendere di acquistare fuoriclasse spendendo spiccioli (anche se un manager francese di cui non ricordo il nome ci è riuscito più volte in passato...) però ritengo che i veri flop siano altri.
Dovendo competere con chi può letteralmente gettare soldi dalla finestra (il Chelsea da due anni sta pagando 20,000 sterline la settimana ad un 18enne che non ha ancora debuttato in prima squadra, è un ingaggio da un milione l’anno!), è difficile mettere le mani su giocatori validi prima che una sola delle concorrenti fiuti l’affare e ci scavalchi con una cariolata di milioni in più.
Che poi quelli arrivati fino qui non siano giocatori che ti fanno vincere un campionato, questo è un altro discorso che non posso che sottoscrivere – per questo l’arrivo di un giocatore come Mesut Özil, certamente tra i migliori al mondo, dovrebbe essere salutato con entusiasmo e non catalogato immediatamente come flop a causa di due mesi di cattive prestazioni.
Fino a quando il tedesco ha avuto attorno compagni capaci di attaccare gli spazi e proporre soluzioni, gli assist e le giocate illuminanti sono arrivate puntuali; persi Theo Walcott, Aaron Ramsey e con troppe partite sulle spalle, le prestazioni sono scese di qualità – mi pare fisiologico, o no?

Ci sono alcuni punti che mi trovano sulla stessa lunghezza d’onda rispetto a LeGrove (l’utilizzo di Andrey Arshavin in un ruolo palesemente non suo, la mancanza di alternative valide a Olivier Giroud) ma non condivido l’eccesso di critiche verso un Club che ha provato (e ci è riuscito, finora) a galleggiare nelle prime quattro posizioni di classifica mentre cercava di costruire una situazione finanziaria florida e stabile.
Non fosse stato per il nostro sistema di osservatori oggi non avremmo in squadra Theo Walcott né Alex Oxlade-Chamberlain e certamente avremmo perso di vista sia Serge Gnabry che Geodion Zelalem, sue dei talenti più promettenti in Europa.
Certo, avremmo potuto individuare anche Ross Barkley, Adnan Januzaj e molti altri, però pretendere di non sbagliare un colpo mi sembra un filo eccessivo.

Il mio giudizio sull’operato dell’Arsenal e di Arsène Wenger in sede di mercato comincerà dall’estate prossima, ora che sono stati ufficializzati i ricchissimi accordi con Puma e Fly Emirates e che il debito contratto per costruire lo stadio è stato estinto.
Sarò spietato verso il Club perché ora non esistono più ragioni valide per non competere con gli altri per i migliori giocatori al mondo, a differenza di quanto successo fino a qui.

Giudicare e criticare ora è ingiusto, sarebbe come accusare una Ritmo di farsi battere in rettilineo da una Lamborghini – ti piace vincere facile, Pedro?

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