lunedì 7 aprile 2014

Se è arrivata l’ora di cambiare, cambiamo davvero allora!



Il sentimento che si respira all’indomani della brutta sconfitta è uno: desolazione.
La squadra che poche settimane fa era in testa alla classifica ora annaspa per arrivare al quarto posto e affronta la semifinale di FA Cup nelle peggiori condizioni possibili.
Questo scenario, difficile da immaginare prima della fine del 2013, sembra aver reso chiaro ai più il fatto che un’era sia volta al termine e che questo, inteso come l’estate prossima, sia il momento per l’Arsenal di cambiare la guida tecnica della squadra.

Dopo diciotto anni a dir poco intensi, nelle vittorie come nelle delusioni, sembr arrivato il momento di voltare pagina e ringraziare sentitamente Arsène Wenger per lo splendido lavoro fatto alla guida del Club.
Come dice un popolare striscione che appare regolarmente sia all’Emirates Stadium che in trasferta, Arsène thanks for the memories but it’s time to say goodbye.
L’epopea di Arsène Wenger è finita, spazio al nuovo che avanza.
E qui viene il bello.
Non discutiamo nemmeno di chi è disponibile, chi sarebbe interessato, chi è stato contattato eccetera, parliamo per linea teorica e proviamo tutti assieme a capire quale sarebbe la svolta giusta per il Club.
I nomi che si rincorrono in queste settimane sono arcinoti, eppure qualcuno di essi mi fa quantomeno rabbrividire: Jürgen Klöpp, Roberto Martinez, Dennis Bergkamp, Tony Adams, Joachim Löw sono tra i più citati nelle ultime ore, eppure la panchina del mio Club la affiderei al massimo ad un paio di questi signori – e non sono nemmeno sicuro al 100%.

Se vogliamo dare una svolta vera alla gestione del Club, la panchina dovrebbe essere affidata ad un allenatore capace, che abbia comprovate capacità di mettere in campo una squadra attrezzata per vincere contro chiunque e dal carisma tale da permettere al Club di attirare i migliori calciatori al mondo.
Già partendo da queste semplici requisiti, tre quinti dei candidati è inadatto al ruolo.
Per quanto Roberto Martinez stia facendo un ottimo lavoro all’Everton e abbia fatto meraviglie al Wigan, non ha la statura internazionale per convincere un Falcao a vestire la maglia dei Gunners e non ha ancora provato nulla ad un più alto livello, quando la pressione è gigantesca e il minimo errore viene fustigato a livello mondiale.
La prima stagione a Goodison Park è fantastica, vediamo come vanno le prossime però – soprattutto quando dovrà gestire la Premier league e l’Europa; Tony Adams, per quanto sia un idolo incontrastato e incontrastabile, ha fallito al Wycombe, al Portsmouth e perfino alla guida del Gabala FC, quindi a parte l’aspetto emotivo mi chiedo cosa possa portare un suo arrivo al Club; discorso diverso per Dennis Bergkamp, che viene descritto come un ottimo preparatore, però per il momento è completamente inesperto e nemmeno troppo sicuro d’intraprendere una carriera da allenatore capo, soprattutto perché ciò lo costringerebbe a continui spostamenti in aereo – cosa che all’olandese proprio non piace.
Vogliamo un manager che non va in trasferta con la squadra? Non credo.
In compenso se volesse dare una mano ai nostri attaccanti, insegnando loro qualche trucco, lo vado a prendere personalmente e lo porto a Colney.
Restano Jürgen Klöpp e Joachim Löw, due tedeschi dall’ottimo cammino. O quasi.
Il secondo, fantastico commissario tecnico che guida una delle migliori Nazionali al mondo, ha avuto l’apice della propria carriera da allenatore di Club quando ha guidato il Fenerbahce, mentre in tutte le altre occasioni ha guidato squadre medio-piccole come Tirol Innsbruck o Stoccarda – ad oggi la sua miglior avventura in termini di risultati. Per quanto goda di una fama di gran livello (e ben giustificata), un lavoro da manager in un Club come l’Arsenal è diverso da quello di commissario tecnico, senza contare che in Germania Löw può attingere liberamente ad un bacino enorme di giocatori dal grande talento.
E veniamo a Jügen Klöpp, che sembra essere uno dei preferiti tra i candidati alla sostituzione di Arsène Wenger.
Grande personaggio a livello mediatico, uomo di grandissimo carisma e amante di un calcio veloce e frizzante, il tedesco potrebbe raccogliere l’eredità di Arsène Wenger e dare una bella sferzata ad un gruppo di giocatori il cui gioco attuale è lento e prevedibile.
Per certi versi, Jürgen Klöpp ricorda il primo Arsène Wenger, quello che ha rivoluzionato l’Arsenal e l’intera Premier League – cambiando di fatto la faccia del calcio inglese.
Allo stesso modo, Jürgen Klöpp ha trasformato un Borussia Dortmund alla deriva in un Club capace ci collezionare trofei e arrivare alla finalissima di Champions League, persa contro il Bayern, pur spendendo pochissimo in sede di mercato e perdendo regolarmente i propri giocatori migliori, attirati da lidi più rigogliosi.
L’unica cosa che non mi convince del tutto è l’enorme differenza tra la Premier League e la Bundesliga: in Germania il campionato non è dopato da sceicchi e oligarchi che spendono e spandono, in Germania l’avversaria (quasi) inarrivabile è sostanzialmente una e la pressione molto meno forte, mentre in Premier League ci sono sempre almeno cinque Club con buone possibilità di vincere il campionato, con il risultato che perfino arrivare tra le prime quattro è difficile se non si fanno le scelte giuste (vero, Red Devils?).
Can Jürgen Klöpp do it on a rainy Monday night in Stoke?

Se vogliamo salire di livello, se vogliamo dare una sterzata decisiva alle sorti del Club, i nomi sono altri.
Una strettissima cerchia di allenatori che hanno dimostrato tanto e sono una referenza a livello mondiale: Pep Guardiola, José Mourinho, Carlo Ancelotti.
Si parla in linea teorica, ovviamente, perché il primo è appena sbarcato in Bavaria e sembra doverci stare per anni, il secondo è un farabutto, ipocrita, distruttivo e scorretto manager che lascia sempre i propri Club in rovina e il terzo è fresco di nomina al Real Madrid, dove sembra trovarsi bene nonostante qualche contestazione di una parte dei tifosi.
Vogliamo fare le cose davvero per bene? Andiamo da Carlo Ancelotti – il più avvicinabile dei tre – mettimamogli sotto il naso un contratto in stile José Mourinho e presentiamogli i nostri conti in banca, con il netto da spendere sul mercato.
Facciamogli fare un giro all’Emirates Stadium e una visita a Colney, facciamogli vedere la bacheca per i prossimi trofei che abbiamo preparato, consegnamogli le chiavi dell’ufficio di Arsène Wenger e diciamogli che può portarsi dietro i suoi uomini di fiducia (ma anche che uno come Steve Bould è bene tenerselo al fianco quando c’è da alzare la voce nello spogliatoio).

Se vogliamo cambiare facciamolo in grande stile.
Se abbiamo perso la pazienza, se vogliamo tornare a vincere, se ne abbiamo le scatole piene di prendere scoppole da tutte le rivali allora pensiamo in grande e agiamo in grande.
Perché se saluti e ringrazi Arsène Wenger e lo rimpiazzi con un Roberto Martinez, poi c’è il rischio che le cose non vadano come previsto e ti ritrovi settimo in campionato, ostaggio dell’unico (presunto) fuoriclasse che hai in rosa e con 30 milioni in meno in banca, quelli che sono serviti per comprare Marouane Fellaini.

Nessun commento:

Posta un commento

I Vostri Commenti