lunedì 19 maggio 2014

Hull City vs. Arsenal 2-3: We did it, la FA Cup è nostra!



Sono serviti quasi due giorni per recuperare un livello di obbiettività accettabile prima di scrivere queste righe.
Vi avviso in anticipo, non sono ancora del tutto lucido quindi il pezzo che segue sarà un riassunto parziale di quanto successo in un pomeriggio indimenticabile, durante il quale è successo di tutto e di più: di quel tutto, ammetto di aver completamente rimosso gli aspetti più negativi.
Non sono abbastanza imparziale per chiedere le dimissioni di Arsène Wenger in seguito al successo, visto che a quanto pare avremmo dovuto vincere minimo cinque a zero perché si potesse davvero festeggiare – quindi siete tutti informati di ciò che andrete a leggere.

L’inizio è stato incredibile: sotto di due dopo otto minuti, vicini al crollo definitivo se non fosse stato per il provvidenziale salvataggio sulla linea di Kieran Gibbs dopo poco più di dieci minuti.
Se Jack Wilshere e Tomas Rosicky hanno detto essersi sentiti male fisicamente dopo l’inizio shock, io non ero da meno.
Non poteva andare così, non era giusto strapparci via dal sogno così presto e in maniera così brutale.
Un gol fortunoso di Chester dopo tre minuti e il raddoppio di Davies cinque minuti più tardi sembravan o aver già chiuso la partita – e invece...

Vista col senno di poi, è stata la partita perfetta per festeggiare il ritorno al successo del Club.
Vista in diretta son volate parole poco cattoliche.

Fortuna che Santi Cazorla e le sue nuove scarpe (impresentabili) abbiano indovinato la traiettoria perfetta e riaperto la sfida con una punizione magistrale, perché da quel momento in poi la storia è cambiata di netto.
Per quanto fossero riusciti a segnare due gol, gli avversari non sembravano affatto pericolosi nè parevano aver trovato la chiave per annientare l’Arsenal – semplicemente stavano approfittando del terrore che attanagliava gli uomini di Arsène Wenger e sono riusciti a colpire con l’unica arma a disposizione, i calci da fermo.
Quindi una volta che Santi Cazorla ha riacceso la speranza, la partita ha preso un’altra piega.
I nervi si sono calmati, il panico è pian piano sceso e l’Arsenal ha dominato il resto della partita.
Certamente avremmo tutti preferito che Mikel Arteta e compagni alzassero il ritmo per cercare il pareggio in maniera più rapida – tuttavia la sensazione è che il vento avesse cambiato direzione.
È toccato aspettare fino al settantesimo per poter finalmente arrivare al pareggio, è stata necessaria la zampata sotto misura di Laurent Koscielny per affossare definitivamente l’avversario e avvicinare ancora di più la coppa alla bacheca dell’Emirates Stadium.
In seguito ad un calcio d’angolo calciato da Santi Cazorla, un rimpallo ha fatto arrivare il pallone vicino al difensore francese, rapidissimo nel girarsi e far scivolare il pallone tra le gambe di McGregor e in fondo al sacco (rischiando peraltro la caviglia).
Due a due, il grosso del lavoro era fatto.

Con venti minuti da giocare e l’Hull City fisicamente e moralmente azzerato, non restava che chiudere definitivamente i conti.
L’occasione perfetta è capitata appena cinque minuti dopo, quando un cross basso di Yaya Sanogo è sfilato tra una selva di gambe e si è fermato sul piede di Kieran Gibbs a non più di due metri dalla porta, però il terzino inglese anziché calciare di prima intenzione ha stoppato il pallone e perso l’attimo giusto – finendo con lo sparare in curva l’occasione per la vittoria.
Ammetto di aver cominiciato ad esultare non appena ho visto il pallone arrivare sul piede di Kieran Gibbs – e ammetto pure di non essere riuscito a cambiare espressione per i successivi cinque minuti d’orologio.
Dentro di me cercavo di scacciare l’orribile presentimento che l’aver sbagliato un’occasione del genere avrebbe presentato un conto salatissimo da pagare.
La sofferenza era lungi dall’essere terminata, si prospettavano i tempi supplementari e i rigori per decidere la sfida – un’ipotesi che mi terrorizzava, a dir poco.
Certo, se l’arbitro Probert avesse fischiato uno dei tre rigori lampanti che ci spettavano, avremmo tutti sofferto molto meno – però a Wembley a quanto pare esiste una regola che dice che l’Arsenal non può avere calci di rigore a favore.
Prima Olivier Giroud cinturato al collo da Huddlestone, poi un intervento di mano di Livermore su cross di Mesut Özil e infine due interventi in ritardo su Santi Cazorla prima da parte di Davies e poi di Meyler.
Probert ha lasciato correre ad ogni occasione, come se niente fosse.

E quindi si finisce ai supplementari, durante i quali Olivier Giroud centra la traversa con un perentorio colpo di testa e lo spettro dei calci di rigore diventa via via più reale.
Ma qualcuno aveva dimenticato di fare i conti con Aaron Ramsey: palla recuperata da Mikel Arteta, verticalizzazione per il gallese che però cincischia con il pallone; il contropiede si ferma, Aaron Ramsey appoggia all’indietro per lo spagnolo che immediatamente consegna il pallone al neo entrato Jack Wilshere; l’inglese avanza e poi trova il varco giusto per imbeccare Yaya Sanogo in area di rigore, bravo a difendere il pallone dalla pressione dei marcatori avversari e toccarlo quanto basta per servire Olivier Giroud; l’attaccante è in una posizione sfavorevole, l’avversario lo costringe ad allargarsi sulla destra e lo allontana dalla porta, però con un colpo di genio Olivier Giroud serve di tacco l’accorrente Aaron Ramsey – che di prima intenzione insacca sul palo di McGregor.

Apoteosi assoluta. Sensazione indescrivibile.

C’è ancora tempo per rovinare tutto e Per Mertesacker (con la collaborazione di Lukasz Fabianski) ci va molto vicino: il tedesco controlla di petto un pallone innocuo ma improvvisamente scivola, lasciando via libera ad Aluko; il nigeriano avanza, salta Lukasz Fabianski in uscita inutilmente disperata e prova a centrare lo specchio della porta da posizione molto angolata, non riuscendoci per fortuna.
Credo di non aver respirato per un minuto buono, poi finalmente la palla è uscita e il gioco ha potuto riprendere per l’ultima azione della partita.
Tomas Rosicky, ben imbeccato da Jack Wilshere, avrebbe potuto chiudere definitivamente i conti ma il suo tiro cross è stato respinto sulla linea da Chester, poi Probert ha decretato la fine.

Ce l’abbiamo fatta, abbiamo interrotto quel maledetto digiuno che durava da troppo tempo.
Sono finiti i tempi delle battutine sul solito vecchio Arsenal, adesso è venuto il momento di innaffiare Arsène Wenger con lo champagne (grazie, Lukas Podolski!), di festeggiare con i tifosi e di godersi il momento della vittoria.
Arrivata nella più Arsenalesca dei modi!

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