giovedì 24 luglio 2014

Hey! Teachers! Leave that kid alone!



Nelle ultime settimane Jack Wilshere si è preso le prime pagine dei giornali.
O meglio, Jack Wilshere è stato scelto come esca ideale per accaparrarsi migliaia di preziosissimi “click” da siti vari – quasi sempre i soliti, peraltro.

Non giudico i comportamenti fuori dal campo pur non apprezzandoli più di tanto, dal momento che non sono una sorta di moralizzatore ma preferisco farmi un’idea di quanto un giocatore può dare sul campo da calcio.
Certamente feste in piscina, champagne e sigarette non aiutano l’immagine del nostro Jackie Boy ma di quel che fa nel proprio tempo libero poco m’importa.
Non ricordo grosse polemiche per i comportamenti di Tony Adams e Paul Merson – quindi lasciamo da parte l’ipocrisia e il perbenismo.

Preferisco concentrarmi piuttosto sulle accuse mosse da Paul Scholes e George Graham a proposito della crescita – per essere più precisi della mancata crescita – di Jack Wilshere negli ultimi anni.
Sia il pel di carota di Manchester che il nostro grande ex manager parlano di un Jack Wilshere incapace di fare passi avanti significativi negli ultimi sei anni, ovvero dall’anno dell’esordio con la maglia dei Gunners. Tesi sottoscritta da innumerevoli esperti e – sorpresa – tantissimi Gooners.

Questa è la prima grossa ingiustizia nei confronti di Jack: dire che non si è evoluto negli ultimi sei anni è una cattiveria gratuita dato che dal 2008-2009, stagione del suo debutto, ad oggi ha fatto mezza stagione da titolare in Premier League col Bolton ad appena 18 anni e un’annata fantastica al fianco di Song e Fàbregas la stagione successiva prima di venir fermato dall’infortunio rimediato durante la Emirates Cup dell’estate 2011.
Non ricordo lamentele all’epoca, quando se la giocava con Xavi e Iniesta o quando lottava senza paura contro bestie come Essien e compagnia in campionato.
Poi è arrivato uno degli infortuni più bizzarri degli ultimi anni, anche per gli standard dell’Arsenal – e quindi Jack è stato costretto a fermarsi per tutta una stagione.
Non credo sia ben chiaro cosa vuol dire passare un’intera annata in infermeria per un ragazzo di vent’anni – nel pieno della propria evoluzione e in procinto di consolidare il proprio status di titolare all’Arsenal.

Se proprio vogliamo parlare della mancata evoluzione di Jack Wilshere, restringiamo il campo agli ultimi due anni, se non altro per onestà intellettuale.
Se siamo abbastanza onesti e restringiamo ancora il campo, degli ultimi due anni prendiamo in considerazione solo l’ultimo anno e mezzo, dato che il rientro ufficiale è avvenuto a fine ottobre del 2012 con tanto di prestazione da migliore in campo contro il QPR.
Ricordo qualcuna delle sue partite durante la seconda metà della stagione 2012/2013 e francamente i flashback sono positivi: l’unico a salvarsi nella disfatta a casa del Bradford in coppa di lega, protagonista contro lo Swansea e ispirato contro il West Brom – eppure ci si ricorda solo dell’esplusione contro lo United, vero?
Forse il problema è proprio questo: cosa ci si aspetta da Jack Wilshere?
Vogliamo un salvatore della patria? Vogliamo un supereroe? Vogliamo il giocatore perfetto, capace di fare tutto e allo stesso un superuomo fuori dal campo? Lo vogliamo già pronto e maturo a 23 anni?

Giusto per farvi qualche esempio, Xavi è diventato Xavi solo a 25 anni – mentre pochi anni prima buona parte della tifoseria (e non solo...) del Barcellona lo voleva vedere ceduto perché incapace di raccogliere l’eredità di Josep Guardiola; Zinedine Zidane è diventato Zizou a 26, dopo tanta gavetta a Bordeaux e una carriera internazionale fatta di lampi più che di rendimento costante; Luka Modric è uno dei registi più apprezzati d’Europa eppure quattro anni fa – quando aveva 24 anni – era un trequartista mingherlino capace d’illuminare (si fa per dire!) il gioco degli Sp*rs e poi spegnersi per i successivi venti minuti.
Con pochissime eccezioni, tutti i grandi centrcampisti moderni sono passati attraverso complicati momenti di maturazione e tantissimi si sono perduti per strada, schiacciati dalle attese di tifosi che vogliono un giovincello capace di prendere per mano una squadra già agli esordi.
Un centrocampista deve sapere come e quando attaccare, come e quando difendere, come e quando accelerare i ritmi, come e quando rallentare il gioco, quando lanciarsi in avanti e quando rimanere in copertua – e dovrebbe fare tutto ciò a 22 anni, dopo averne passato uno e mezzo in infermeria?

Ne conosciamo benissimo uno che ha rischiato di fare la stessa fine, quello che diciotto mesi fa veniva trattato come un appestato e che adesso è l’eroe della parte intelligente del nord di Londra. Eppure Questo non ci ha insegnato nulla?
Aaron Ramsey sarebbe meno forte ora se due anni fa fosse uscita una sua foto in piscina, con una sigaretta in bocca e champagne a pioggia? Avreste meno considerazione per lui oggi?

Lasciamo in pace Jack Wilshere, lasciamo che ritrovi il ritmo giusto, le giocate giuste e il piacere impareggiabile di vedere le proprie idee materializzarsi sul campo.
Ha funzionato con Aaron Ramsey, funzionerà anche con Jackie Boy.
Il talento c’è tutto, la voglia pure – negarlo sarebbe indecoroso e incredibilmente meschino.
Magari la prossima non sarà ancora l’annata giusta, forse dovremo aspettare quella successiva – poco importa.
Ne sarà valsa la pena.

Leave that kid alone!


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