lunedì 15 settembre 2014

Arsenal v Manchester City 2-2: Wilshere, Özil, Débuchy e tanta altra carne al fuoco per i Gunners...


Una partita dall’intensità impressionante finisce con un pareggio per due a due.
Nonostante il pessimismo della vigilia, la convinzione che la nostra squadra sia sempre incompleta, scarsa, composta da giocatori mediocri e guidata da un incapace, i Gunners hanno lottato alla pari contro i campioni in carica e hanno dimostrato di saper trovare il giusto approccio in una partita di cartello.

Avremmo potuto vincere la gara, abbiamo rischiato di perderla nei minuti finali ma credo che il pareggio sia il risultato più giusto – pur con una buona dose di fortuna in favore dell’Arsenal.
Intendiamoci, c’è tantissimo lavoro da fare per trovare una condizione fisica che permetta di sostenere lo sforzo fisico che partite come quella di ieri richiedono e per trovare una chimica di squadra sufficiente ad evitare contropiede fatali, però la base mi pare buona.
Sarò troppo ottimista, sarò sprovvisto di onestà intellettuale ma non ho visto una squadra allo sbando.
Ho visto una squadra con limiti di condizione e di coesione ma ho visto una squadra lottare fino a quando hanno retto le gambe, giocare con coraggio e intraprendenza e ribaltare un risultato che non sembrava potesse essere recuperato.
Quindi qualcosa di buono in questa squadra c’è, a mio parere.

C’è un Jack Wilshere in modalità lusso, capace di trascinare i compagni con una prestazione superlativa – condita da un gol spettacolare e un assist – e c’è un Alexis Sanchez ancora in gol, sempre pronto a rincorrere un avversario quando necessario e talmente inarrestabile da costringere l’avversario di turno al fallo sistematico.
C’è un Danny Welbeck volenteroso e sfortunato, un attaccante che ha mostrato che si può giocare spalle alla porta E in profondità, a seconda delle situazioni.

Ci sono anche aspetti negativi, ovviamente.
C’è in primis l’infortunio di Mathieu Débuchy, la cui gravità sarà stabilita oggi dopo che saranno effettuati tutti gli esami: la girandola di voci scatenatesi immediatamente dopo l’infortunio parlavano di una gamba rotta e un’assenza di tre mesi; col passare del tempo l’assenza si è ridotta a due mesi con miracolosa guarigione di tibia a perone ma la verità è che nessuno sa ancora nulla – dato che il giocatore non è ancora stato visitato.
Arsène Wenger, unica persona realmente informata sui fatti, ha escluso qualsiasi frattura e ha parlato di una brutta distorsione -       quindi ad oggi l’unica informazione affidabile è questa.
A prescindere dalla gravità – si tratterà in ogni caso di parecchie settimane di stop – l’infortunio di Mathieu Débuchy lascia la difesa dell’Arsenal ancora più ridotta all’osso (per la gioia di chi potrà gridare “ve l’avevo detto!”) e Arsène Wenger dovrà giocoforza lanciare nella mischia Hector Bellerìn, il che non rappresenta per forza una brutta notizia.
Personalmente, preferirei vedere lo spagnolo titolare piuttosto che Calum Chambers in versione terzino – a maggior ragione dopo averlo visto subentrare sabato. L’inglese mi sembra troppo lento per il gioco richiesto da Arsène Wenger, meglio che venga considerato un centrale e faccia da riserva a Per Mertesacker e Laurent Koscielny.

Veniamo quindi all’argomento caldo, Mesut Özil.
Non ha fatto una gran partita – tutt’altro, ovviamente – ma se aveste il tempo e la voglia di riguardarvi la partita credo che il giudizio cambierebbe notevolmente.
Il problema di Mesut Özil è che non si fa notare quando fa qualcosa ma si vede perfettamente  quello che NON fa.
Problema di atteggiamento, probabilmente.
Non si nota come non abbia mai bisogno di più di due tocchi per recapitare il pallone al compagno meglio piazzato ma si vede perfettamente  quando perde palla malamente e si dispera anziché cominciare immediatamente a rincorrere l’avversario; non si vede come riesca sistematicamente a farsi trovare smarcato sulla trequarti avversaria ma si nota con precisione chirurgica quando prova a saltare un avversario e perde palla.
A guardarle da vicino, le prestazioni di Mesut Özil e Aaron Ramsey sono state ugualmente negative, eppure il giudizio cambia radicalmente perché il gallese mostra più agonismo mentre il tedesco non trasmette la stessa sensazione.
Lascio a voi il giudizio finale, io dico che giocando fuori posizione e senza una vera e propria preparazione fisica è difficile estrarre qualcosa di buono dal cilindro.
Forse Arsène Wenger avrebbe potuto levarlo prima o non farlo giocare del tutto, però penso che un giocatore – che si chiami Mesut Özil oppure no – abbia bisogno di giocare per mettere minuti nelle gambe quindi posso condividere la scelta dell’alsaziano.

Ciò che non condivido è che non abbia fatto nessun cambio prima dell’infortunio di Mathieu Débuchy, visto che il calo fisico del tedesco, di Mathieu Flamini, di Aaron Ramsey e di Danny Welbeck era palese.
Con Mikel Arteta, Alex Oxlade-Chamberlain e Santi Cazorla in panchina, le possibilità per iniettare nuova energia in squadra c’erano tutte – anche volendo tenere in campo Mesut Özil.
Inutile cambiare questo e quel giocatore con cinque o dieci minuti da giocare, quale impatto avrebbe mai potuto avere una sostituzione al novantesimo?

Per concludere, non salgo sul treno di condanna che è partito subito dopo il fischio finale.
Anche volendo, non ci sarebbe posto visto il numero di biglietti venduti.

Adesso avanti con il Borussia Dortmund.

1 commento:

  1. Ma chi è partito con la condanna?

    Ma queste persone vedono le partite?

    Sanno cos'è il football?

    Hanno ascolato gli SCROSCIANTI applausi del pubblico dell' Emirates?

    RispondiElimina

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