giovedì 18 settembre 2014

Vogliamo giocare al massacro? Per lo meno giochiamo per bene

Mesut Özil è un giocatore finito.
Un centrocampista pigro, pressoché inutile in fase offensiva e dannoso in fase difensiva.
Inoltre è palesemente scazzato e non ha voglia di giocare per la squadra.

Bene.
La filastrocca, sempre la stessa dall’inizio della stagione, ha iniziato a stufarmi – quindi vorrei provare a mettere in chiaro un paio di cose riguardo la situazione di Mesut Özil e della squadra in generale.
Premesso che reputo completamente idiota prendersela con un singolo giocatore e divertirsi con un sadico accanimento, se proprio si vuol giocare a massacra il bidone allora per lo meno giochiamo in maniera corretta ed onesta.

Premessa doverosa, onde evitare di dover leggere commenti irricevibili: Mesut Özil sa e deve giocare molto meglio di così.
A prescindere dal prezzo del cartellino, a prescindere dallo stipendio settimanale e a prescindere dalla sua reputazione, il tedesco deve giocare meglio per rispetto del talento del quale dispone.
Questo pezzo non difende le prestazioni – indifendibili – di Mesut Özil ma vorrebbe piuttosto sottolineare l’ipocrisia di molti dei giudici supremi che lo stanno condannando.
Mesut Özil è diventato il capro espiatorio dei mali che circondano la squadra dall’inizio di questa stagione: la squadra gioca male, segna pochissimo, incassa troppi gol ed è palesemente in deficit di condizione atletica, eppure il grosso problema sembra essere Mesut Özil.
Nonostante il tedesco non abbia svolto nessuna preparazione fisica dato il rientro tardivo a causa della vittoria del Mondiale e nonostante gli venga chiesto di giocare in una posizione che non è la sua, pare che Mesut Özil non abbia scusanti.

Che vogliamo dire allora di Aaron Ramsey, un altro giocatore che i tifosi si sono divertiti a martoriare negli anni passati? Il gallese non ha imbroccato una sola partita da quando è iniziata la stagione e ha lasciato la squadra in dieci nella sfida di andata del preliminare di Champions League contro il Besiktas.
Eppure Aaron Ramsey gioca nella sua posizione preferita, non ha partecipato al Mondiale in Brasile e ha potuto quindi farsi delle tranquille vacanze prima di iniziare la preparazione con la squadra.
Perché Aaron Ramsey sembra immune da critiche?
Perché ogni tanto si lascia andare ad uno sprint? È questo che fa la differenza tra lui e Mesut Özil?
In che modo l’apparente ignavia di Mesut Özil è peggio del gesto con cui Aaron Ramsey ha mandato a quel paese Alexis Sanchez, reo di non aver capito al volo le sue intenzioni quando a Dortmund ha provato un colpo di tacco da censura?

Come detto, se vogliamo giocare al massacro almeno siamo obbiettivi e giusti.
A me non bastano i due gol stagionali con cui il gallese è riuscito a salvare le apparenze per piazzarlo al di sopra di qualsiasi ragionevole critica, a voi?

L’insieme della squadra sta facendo una fatica bestiale a proporre un gioco almeno degno di nota, non riesce più a mantenere la porta inviolata né a farci passare novanta minuti senza attacchi di cuore e non riesce a tenere il ritmo dell’avversario – che sia il Borussia Dortmund o il Besiktas.
Eppure l’importante è scagliarsi contro quello che resta il nostro giocatore migliore. Come se la storia di Aaron Ramsey non ci avesse insegnato nulla!
Il gallese era diventato quel che oggi è Mesut Özil: sbeffeggiato, insultato, svilito tanto da spingere Arsène Wenger – per natura intransigente – a considerare l’idea di lasciare fuori Aaron Ramsey durante le partite casalinghe; fortunatamente il manager non si è piegato alle pressioni esterne e ha continuato a dare fiducia al ragazzo – con i risultati che abbiamo visto tutti l’anno scorso.

Nel caso non lo abbiate capito, la parola chiave qui è FIDUCIA.

Anziché mostrare il supporto che un tifoso dovrebbe garantire, noi ci divertiamo ad aggiungere un carico da undici alle già pesanti accuse di stampa ed esperti televisivi, pensando chissà come che una feroce contestazione possa aiutare un giocatore ad esprimersi meglio in campo.

E oltretutto non sappiamo nemmeno essere giusti nell’essere severi.


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