lunedì 6 ottobre 2014

Chelsea v Arsenal 2-0: Gunners sconfitti ma non (ab)battuti


La partita di ieri mi ha fatto tornare in mente uno degli episodi che più mi hanno marcato nelle storia recente dell’Arsenal e della Premier League – la sconfitta di Old Trafford del 24 Ottobre 2004.
Le similitudini sono molte e lo scoramento finale quasi identico, anche se ieri non si è certo interrotta la più lunga fase d’imbattibilità che il calcio inglese abbia conosciuto.

Un rigore quantomeno controverso e un contropiede fulminante hanno deciso una partita altrimenti equilibrata (noiosa, a tratti), durante la quale nessuna delle due squadre ha fatto davvero granché per vincere.
Non ricordo una sola parata né da parte di Wojciech Szczesny né da parte di Courtois o Cech – il che la dice lunga sullo spettacolo.
A parte Hazard, nessun giocatore in campo ha lasciato una buona impressione e se non fosse stato per l’ingenuità di Martin Atkinson e di Laurent Koscielny, il primo tempo sarebbe finito a reti inviolate – come sarebbe stato corretto.
La serpentina del belga è stata eccezionale, tuttavia gli arbitri dovrebbero evitare d’incoraggiare i giocatori a trascinare la gamba per cercare un contatto – evitando di accordare loro rigori come quello di ieri pomeriggio.
Il contatto c’è ed è netto, l’unico dettaglio è che non è Laurent Koscielny a generarlo ma Hazard a prenderselo, allargando la gamba destra (tra l’altro quando il dribbling era già fatto e si sarebbe trovato a tu per tu con Wojciech Szczesny).
Chiusa la partentesi a proposito del rigore.

Posso capire la delusione – tanta – però non capisco il pessimismo di chi dice che “è sempre la stessa storia”: siamo andati a Stamford Bridge e abbiamo fatto la nostra partita, abbiamo impedito al Chelsea di giocare la partita che avrebbe voluto giocare (quella che ci è costata sei gol l’anno passato) e sostanzialmente siamo stati puniti da episodi più che a livello fisico, tecnico o tattico.
Il risultato ci dà torto, la prestazione no.
Le ansie e le paure della vigilia sulla difesa e la nostra fase difensiva sono state spente, ognuno a centrocampo e in difesa ha fatto il proprio dovere (QUASI ognuno, vero Kos?) e il Chelsea non ha avuto le praterie che sognava per giocare in contropiede.
Semmai il vero problema è stato la fase offensiva, asfittica come raramente mi è capitato di vedere.
Non ricordo Danny Welbeck aver toccato un pallone nei novanta minuti, non ricordo Mesut Özil aver giocato un pallone buono, non ricordo Alexis Sanchez aver creato il minimo grattacapo a Ivanovic.
Ricordo appena una conclusione di Santi Cazorla fuori di poco e ricordo il patetico controllo di Jack Wilshere proprio mentre stava entrando in area tutto solo, un minuto dopo il gol del vantaggio di Hazard.

A parte quello, non siamo mai riusciti a creare un solo pericolo alla retroguardia avversaria.
Può esssere colpa di Mesut Özil, se volete, però mi pare fin troppo facile gettare la croce addosso ad un solo giocatore – per quanto orrendamente abbia giocato.
Ancora una volta credo il problema sia strutturale prima che individuale: il sistema adottato da Arsène Wenger avrà pure il merito di offrire maggiore densità in mezzo al campo ma ci priva completamente di una fonte di gioco sulla trequarti – a meno che non si voglia azzardare e definire Jack Wilshere un trequartista.
Mesut Özil spostato sulla fascia è un problema per noi, perché spesso diventa irritante e insopportabile; è un problema per la squadra, perché in quel ruolo è completamente inutile ed è un problema per il giocatore stesso, perché non riesce a incidere sulla partita come potrebbe.

Per quanto ammiri la volontà di Arsène Wenger di far coesistere Jack Wilshere e Aaron Ramsey (quando è disponibile), il sistema non mi pare funzionare granché.
Ci vorrà tempo, ci vorrà pazienza o quel che volete, però questo nuovo modo di giocare sta rovinando uno dei nostri migliori giocatori senza portare vantaggi apparenti agli altri – perchà insistere?
Alexis Sanchez gioca comunque lontano dalla porta, Danny Welbeck non ha nessuno con cui duettare sulla trequarti e una delle due fasce è inutilizzata – oltre ad essere scoperta in fase difensiva.

Sicuramente c’è un motivo e presto lo capirò.

Per chiudere, abbiamo perso senza davvero meritarlo ma non è questo a deludermi – piuttosto sono perplesso per come non abbiamo cercato di vincere la partita.
Gli episodi sono andati nella direzione sbagliata, una squadra ha saputo approfittare delle uniche due occasioni create, l’altra no. La differenza è tutta qui.
Immagino che il risultato della passata stagione abbia molto influenzato le scelte di Arsène Wenger e l’atteggiamento dei giocatori, con il risultato visto a Stamford Bridge.
Se la missione era dimostrarsi più maturi e più realisti, ci siamo riusciti.
Passata la settimana dedicata alle Nazionali, ci aspetta una serie di partite che potrebbero rimetterci a contatto con la vetta della classifica e in buona posizione per il passaggio del turno in Champions League – ai giocatori e al manager il compito di far parlare il campo.

PS: possiamo smetterla con questa storia di Fàbregas? È un figlio di buona donna che si venderebbe la madre per salvarsi la faccia. L’ha fatto quando ha rotto le scatole due anni per tornare al Barcellona (infortuni immaginari per non allenarsi con la squadra, il pagamento di tre milioni di sterline per sbloccare il trasferimento), come se il fatto di tornare al Barcellona fosse un destino inevitabile e non una scelta professionale e lo ha rifatto quest’estate, dicendo che Arsène Wenger ha rifiutato di riprenderlo quando in realtà aveva già un accordo con il Chelsea (ricordate le parole di Piqué durante il Mondiale?).
Fàbregas è campione ma è un giocatore del Chelsea, punto.
Come tale è stato il primo ad andare a chiedere il rosso diretto per Laurent Koscielny in occasione del rigore.
Mi frega molto poco se abbia o meno l’Arsenal nel cuore, ha una maglia blu addosso ed è contento di essere allenato da Mourinho dopo averlo insultato due anni quando uno era a Barcellona e l’altro a Madrid.
Per me vale un Ashley Cole, un Emmanuel Adebayor o un Robin van Persie – ne più, ne meno.

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