mercoledì 5 novembre 2014

Arsenal v Anderlecht 3-3: chi di rimonta ferisce...


Buttare via un tre a zero in meno di mezz’ora non è impresa da tutti, anzi.
Anche volendo, moltissime quadre proprio non riescono a buttare via un risultato ampiamente acquisito, nemmeno contro squadre di lignaggio inferiore.
Purtroppo, pare che l’Arsenal sia uno dei pochi Club eletti cui la cosa riesce piuttosto bene.
Non siamo ai livelli del Milan ad Istanbul, per fortuna, però il pareggio di ieri sera mi ha lasciato affranto: sarà per la qualificazione a portata di mano e rimandata di nuovo, sarà per la frenesia infantile che ha attanagliato giocatori d’esperienza o  sarà per l’ennesimo errore macroscopio del guardalinee in occasione del gol del 3-1, però non mi è rimasta nemmeno l’energia per arrabbiarmi dopo il fischio finale.

Non succedesse con allarmante regolarità, ci sarebbe quasi da ridere dopo una partita come quella di ieri.

La cosa più fastidiosa da digerire è stata prendere consapevolezza del fatto che la lezione che avremmo dovuto imparare due settimane fa in Belgio non è stata minimamente assimilata: la sofferenza della partita di andata, generata dall’apparente sufficienza con cui molti giocatori sono entrati in campo due settimane fa, per poco non ci è costata cara e ieri – quando avremmo dovuto dimostrare di aver fatto tesoro dello scampato pericolo – ecco che ci presentiamo in campo di nuovo troppo rilassati.
Non dimentichiamo i tre contropiede con i quali l’Anderlecht avrebbe dovuto trovare il gol del vantaggio, sventati rispettivamente da Calum Chambers, Nacho Monreal e Wojciech Szczesny, prim’ancora di rivoltarci lo stomaco pensando ai tre gol subiti negli ultimi venticinque minuti.
Sono quelli il segnale più grave trasmesso dalla squadra, non la rimonta in sé.
Arsène Wenger lo ha detto chiaro e tondo subito dopo il fischio finale, abbiamo difeso male dal primo all’ultimo minuto e abbiamo mai mostrato di essere tranquilli e organizzati.
Fotografia perfetta del principale problema durante la partita di ieri e, più in generale, di questo inizio di stagione.

Non commettiamo l’errore di farci abbagliare dai tre gol segnati, il divario in campo non è stato così evidente e lo è stato ancor meno se mettiamo assieme la prestazione di ieri sera e quella di due settimane fa: essere usciti con quattro punti da due partite come quelle contro l’Anderlecht è un lusso, credo ne avremmo meritato uno in meno.
Abbiamo dominato il possesso palla, è vero, però come sempre non siamo stati in grado di concretizzare le occasioni create e quindi siamo stati puniti – com’è giusto che sia, dopotutto.
Nemmeno il nostro gioco offensivo è brillante quanto gli ultimi risultati sembrino suggerire: Alexis Sanchez sta inventando occasioni con giocate individuali e avversari come Brown e Mannone ci fanno regali insperati, per il resto la manovra è scarna di qualsiasi spunto interessante.
Giocatori come Santi Cazorla e Aaron Ramsey sembrano incapaci di giocare il calcio cui ci hanno abituati, Jack Wilshere alterna prestazioni sublimi a partite anonime e l’assenza di Mesut Özil di certo non aiuta una squadra alla disperata ricerca di idee, ovvio quindi che i risultati manchino di continuità.

Non voglio fare un dramma del risultato di ieri sera perché in fin dei conti la qualificazione è ancora ampiamente nelle nostre mani, però di certo la mezza battuta d’arresto avrà qualche conseguenza sulla già fragile fiducia che la squadra faticosamente stava costruendo.
Voglio restare positivo e dirmi che che uno schiaffo come quello di ieri sera potrebbe rivelarsi utile per le prossime sfide: la storia recente ci ha insegnato che spesso gli uomini di Arsène Wenger hanno dato il meglio quando si sono trovati con le spalle al muro, quindi dover affrontare Swansea, Manchester United e Borussia Dortmund avendo qualcosa da dimostrare a sé stessi, al manager e ai tifosi potrebbe spingere i giocatori ad elevare il livello delle proprie prestazioni.

Que sera, sera...

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