giovedì 27 novembre 2014

Arsenal v Borussia Dortmund 2-0: Sanogo (si, lui!) e Sanchez regalano la qualificazione ai Gunners


A volte il calcio è proprio strano.
Contro il Manchester United abbiamo creato più occasioni, ne abbiamo concesse molto meno eppure abbiamo perso.
Ieri sera, invece, abbiamo vinto nonostante l’avversario abbia chiamato il nostro portiere ad almeno due parate di grande livello e nonostante Weidenfeller non abbia dovuto lavorare più di tanto.

E non ditemi che è una questione di difesa, perché le follie suicide di sabato scorso sono iniziate solo quando eravamo già sotto di un gol – dato che fino ad allora non avevamo incassato nemmeno un tiro in porta da parte degli uomini di van Gaal.
Esattamente come sabato, ieri abbiamo mantenuto la squadra molto alta per poter recuperare in fretta ogni pallone perso e, proprio come in occasione della sfida contro il Manchester United, abbiamo spesso puntato sulle verticalizzazioni veloci e un ritmo di gioco elevato.
La grossissima differenza è che ieri siamo passati in vantaggio per primi, sabato scorso invece abbiamo sprecato di tutto davanti a de Gea.

D’altronde, i campioni come Yaya Sanogo servono proprio a questo: rompere l’equilibrio e portare una partita sui binari più favorevoli.

Bando ai rimpianti e concentriamoci sulle (tante) buone notizie che la vittoria di ieri sera ha portato con sé: le parate di Emiliano Martinez, come detto, hanno assicurato uno dei rari clean sheets di questa stagione e rassicurato tutti noi circa la maturazione del giovane portiere argentino – così come il dinamismo mostrato da Aaron Ramsey a centrocampo: il gallese non ha inciso granché sulla partita, però per la prima volta quest’anno è stato capace di rientrare in difesa ad ogni sganciamento offensivo, il che è molto rassicurante.
La squadra è rimasta compatta, ha pressato in maniera efficace e ha messo in luce tutte le difficoltà di un Borussia Dortmund che sembra aver perso gli automatismi cui aveva abituato i propri tifosi – quindi la vittoria non è stata altro che la naturale conseguenza di una partita impostata in maniera impeccabile a livello tattico e preparata alla perfezione in quanto ad approccio.
Penso non sia una bestemmia dire che Arsène Wenger si sia dimostrato migliore di quanto molti tifosi credono sia – sbaglio? Almeno questa volta, l’alsaziano ha mostrato che in fondo un paio di cose di natura tattica e motivazionale le conosce...

Benissimo anche Santi Cazorla, di nuovo ispirato e onnipresente in campo, e benissimo Alex Oxlade-Chamberlain, anche se il prodotto finale lascia ancora a desiderare: va bene puntare l’avversario in velocità, va bene fiondarsi tra quattro avversari confidando sulle proprie capacità tecniche, però bisogna anche dosare bene il passaggio finale o crossare il pallone quando il momento è opportuno – altrimenti non si combina nulla di buono.
Peccato per la conclusione dal limite dell’area, che meritava miglior sorte che finire sulla traversa.

In compenso, Alexis Sanchez mi lascia un po’ perplesso: il gol è una perla assoluta, la voracità e determinazione con cui rincorre ogni pallone sono commoventi ma ogni volta perdo il conto dei passaggi sbagliati (quando decide di passarlo, quel pallone!): le sue qualità tecniche e fisiche gli permettono di lasciare sul posto qualsiasi avversario, però a volte sarebbe meglio per lui (soprattutto per le sue caviglie) e per tutti se dialogasse un po’ di più coi compagni e se il pallone lo facesse arrivare a destinazione nel modo e nel momento giusti.
Ho come l’impressione che alzi poco la testa e voglia prima di tutto trovarsi una zona di campo in cui poter cercare con calma un compagno da servire – il che non è mai permesso nè in Premier League, nè in Champions League.
Forse anche questo fa parte del periodo di adattamento che ogni giocatore straniero deve mettere in conto una volta sbarcato in Inghilterra, fatto sta che per ora perde tantissimi palloni in maniera banale – soprattutto quando il suo dribbling non lo tira fuori dai guai.

Passiamo ora alle brutte notizie che la serata di ieri ci ha purtroppo  regalato: Mikel Arteta, tra i miglior in campo, ha rimediato un infortunio che potrebbe tenerlo lontano per altre sei settimane – costringendo Arsène Wenger a schierare Mathieu Flamini e noi tutti a sorbirci il francese in mediana.
Peccato per lo spagnolo, l’espressione con cui si è seduto in panchina la dice lunga sul suo stato d’animo.
Altro infortunato di serata è Yaya Sanogo, uscito anzitempo per un problema muscolare: il francese non ha nemmeno potuto godersi il primo gol ufficiale con la maglia dei Gunners, vedremo per quanto tempo dovrà restare fermo.
Ovvio che non sia propriamente una tragedia per il proseguio della nostra stagione, però è un peccato che Yaya Sanogo debba fermarsi di nuovo – per giunta quando aveva finalmente trovato il gol.
Il rientro di Olivier Giroud, il recupero di Danny Welbeck e la presenza in rosa di Lukas Podolski ed eventualmente Alexis Sanchez lasciano ad Arsène Wenger l’imbarazzo della scelta per il ruolo di centravanti, quindi nessuno immagino si stapperà i capelli.

Chiusa la parentesi dedicata agli infortuni – lunga, come sempre – chiudiamo con una nota positiva e uno sguardo alle partite che verranno: con questa intensità e questa coesione, la stagione potrebbe davvero trasformarsi in qualcosa di molto più interessante della materia informe dalla dubbia consistenza cui assomiglia oggi.
A patto, come detto, di mantenere la stessa coesione e la stessa intensità – altrimenti ogni passo in avanti sarà seguito da tre, quattro passi indietro e non si andrà da nessuna parte.

E questo scenario, fin troppo abituale, vorremmo tutti evitarlo.

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