mercoledì 19 novembre 2014

Arsène Wenger non sbaglia mai un colpo, o quasi...Parte Due

Sabato pomeriggio arriva il Manchester United, però siccome non è salutare cominiciare ad accumulare tensione già 72 ore prima della partita, eccovi servita una seconda puntata della rubrica che tanto avete apprezzato un paio di giorni fa.

Cari Gooners, qui si sale di livello.
Se siete riusciti ad elaborare con successo la massa di pessimi ricordi che i nomi di Kaba Diawara, Richard Wright, Christopher Wreh, Francis Jeffers e Pascal Cygan hanno riportato a galla, allora siete pronti per una nuova prova.
Se invece siete ancora sotto shock in seguito alle visioni spaventose della pelata del francese (o piuttosto dei suoi lisci), allora temo che la vostra psiche non sarà abbastanza forte per il seguito di questo post.

Igors Stepanovs, il fantasma di Old Trafford
Che fai quando devi sostituire il tuo miglior difensore, continuamente tormentato dagli infortuni? Non potendo contare su sostituti pronti già presenti in squadra, esplori il mercato alla ricerca dell’uomo giusto.
Possente fisicamente, già abituato a sfide di grande livello e con una naturale propensione al comando – questo l’indentikit che Arsène Wenger ha comunicato ai suoi osservatori.
Detto, fatto, ecco che arriva il nome tanto sospirato: Igors Stepanovs. Chi?
Ma sì, quel difensore lettone dello Skonto Riga che ha tanto impressionato in Europa contro Chelsea, Inter e soprattutto Barcellona. Centonovantadue centimetri di potenza, comandante indiscusso della difesa dello Skonto Riga e della Nazionale lettone, Igors Stepanovs è il prescelto.
Il debutto non è niente male, le prime prestazioni incoraggianti nonostante sia chiamato a sostituire Tony Adams e quindi qualcuno a Londra si sfrega le mani. Troppo presto, purtroppo.
Le mani se le sfregheranno molto di più Sir Alex Ferguson e Dwight York il 25 Febbario 2001.
Sei a uno per i Red Devils, il nostro eroe è colpevole di ognuna delle marcature avversarie – più o meno gravemente: disorientato da un velo di Scholes per l’apertura delle marcature, fuori posizione in occasione del raddoppio, liscio tragicomico per il terzo gol, intervento a vuoto su Yorke che s’invola ad ispirare il quarto, bruciato sul tempo da Solskjaer che mette a segno il quinto e infine chiusura in netto ritardo su Sheringham per il gol finale.
Da quel giorno giocherà una sola partita fino alla fine della stagione e finirà col prendere parte ad una decina di partite per i successivi tre anni, prima di essere ceduto al Beveren e finire nell’oblio.

Si dice che, ogni notte del 25 Febbraio, ad Old Trafford si possa ancora osservare il suo fantasma che invoca invano un fuorigioco che non c’è.

Jun-Ichi Inamoto, la mascotte inutile
Il giapponese non è assolutamente stato acquistato per migliorare l’immagine dell’Arsenal in Giappone!
Come osate avanzare ipotesi del genere?
Solo perché ha giocato solo quattro partite – di cui solo due da titolare, in Carling Cup contro Grimsby e Blackburn – nell’unica stagione passata a Highbury, dobbiamo pensare che il suo ingaggio non fosse legato alle sue lampanti qualità fisiche e tattiche?
In una squadra che annoverava tra le proprie fila Patrick Vieira, Edu e Ray Parlour, la fisicità di Inamoto era assolutamente indispensabile; allo stesso modo, le impareggiabili qualità tecniche del giapponese erano ciò cui i Gunners avevano bisogno per cambiare le partite, potendo disporre solo di Robert Pirès, Dennis Bergkamp e Thierry Henry come menti (poco) creative della squadra.
Perché non ha funzionato? Non saprei, il suo flop è un mistero su cui presto farà uno speciale Adam Kadmon.

 Manuel Almunia, il fenomeno (ma solo in allenamento!)
Chiedete a Lionel Messi, Pedro, Xavi, Zlatan Ibrahimovic o Andrès Iniesta chi è stato il portiere più difficile da battere: vi risponderanno Manuel Almunia, senza dubbio.
Quando hai davanti un portiere così, serve davvero a poco concludere a rete perché – qualunque sia la tua scelta – lui intuirà le tue intenzioni e respingerà il pallone.
Il 31 Marzo 2010 ha mostrato a tutto il mondo perché Manuel Almunia è il miglior portiere di tutti i tempi, mettendo finalmente la parola fine alle ingiuste critiche ricevute sistematicamente dallo spagnolo.
Non è in grado di uscire in presa alta su un cross, e allora? È tanto importante per un portiere sapere uscire sui cross e sui calci d’angolo? Non mi pare!
Non sa coprire il primo palo, e quindi? Chi ha deciso che un portiere debba per forza coprire il palo più vicino a sé e non quello lontano?
Adesso perché un portiere non ne acchiappa una che sia una, è un bidone?
Quella partita, quell’unica partita in sette anni di angosce e disperazione, non vi hanno convinto della bontà della scelta di Arsène Wenger di riproporlo titolare ogni settimana?

Mickaël Silvestre, il regalo avvelenato di Sir Alex Ferguson
Seriamente, se Sir Alex Ferguson volesse vendervi un innocuo tappeto – voi lo comprereste?
Io come minimo controllerei il materiale con cui è stato fatto, la potenziale presenza di agenti patogeni, la provenienza del prodotto, le possibilità che si tratti un oggetto rubato e poi, anche fosse tutto in regola, per non rischiare non lo comprerei comunque.
Perché mai Arsène Wenger ha pensato che prendere Mickaël Silvestre dal Manchester United potesse portare qualcosa di buono?
Definito un fenomeno già ai tempi dell’Inter – dove formava una coppia spettacolare con Ousmane Dabo – il difensore francese ha onorato alla grande la maglia numero 18 (portata da Grimandi e Cygan prima di lui...) e messo in mostra numeri degni degli illustri predecessori.
Si racconta che alla vigilia dell’ottavo di finale di Champions League al Camp Nou, Pep Guardiola stesse nervosamente dando indicazioni ai propri giocatori, spronandoli a non abbassare mai la guardia; quando all’improvviso qualcuno gli ha messo sotto gli occhi la formazione ufficiale dell’Arsenal, nella quale ovviamente brillava il nome di Mickaël Silvestre al centro della difesa, l’allenatore catalano abbia trattenuto a stento un sorriso e sussurrato “...e vabbé, così però è troppo facile.”

André Santos, dal Brasile col pancione
Qualcuno l’ha incautamente definito un panic buy, un acquisto alla disperata.
Nell’immediato dopo partita dello storico 2-8 incassato ad Old Trafford, Arsène Wenger si è finalmente deciso a rinforzare la linea difensiva dei Gunners.
Eppure venivamo da un risultato positivo...
Assieme a Per Mertesacker, diventato poi il nostro Big Fucking German, a Londra è sbarcato il brasiliano André Santos – per lo meno una volta che le hostess sono riuscite a far scivolare i suoi ampi fianchi oltre il portellone dell’aereo.
Ammetto di essere stato contento dell’arrivo del brasiliano, pur consapevole dei limiti difensivi del giocatore: dopo tutto, se compri un terzino sinistro brasiliano non è certo per difendere, mi dicevo.
E infatti avevo ragione.
Dalla metà campo in su, vederlo giocare era un piacere.
Dalla metà campo in giù, vederlo giocare era più che altro un miracolo.
Inetto nelle chiusure, distratto nei rientri, illitterato in materia di diagonali, il brasiliano è sempre stato sulla graticola nonostante un gol nella memorabile vittoria per 5-3 a casa del Chelsea e qualche prestazione – ebbene sì – positiva.
C’era nell’aria la sensazione che bastasse un nulla per far definitivamente precipitare le possibilità che il brasiliano avesse un futuro all’Arsenal, e la sensazione si è trasformata in realtà quando il povero, ingenuo André Santos ha deciso di scambiare la maglia con quell’attaccante olandese del Manchester United...quello che sente le voci dei bambini nella sua testa...mentre stava ancora rientrando negli spogliatoi a fine primo tempo. Apriti cielo!
Già sarebbe bastata la pessima prestazione offerta dal terzino nei primi quarantacinque minuti per spedirlo al mittente, con lo scambio della maglia il povero André Santos si è imbarcato da solo sull’aereo di ritorno verso il Brasile.
Rimpianti? Si, uno. Non c’è più nessun giocatore all’Arsenal che veste la mia stessa taglia di divisa.
Mi faceva sentire bene...

Alla prossima puntata Gooners, (purtroppo) non è finita qui.

Nessun commento:

Posta un commento

I Vostri Commenti