giovedì 20 novembre 2014

Otto Sotto Porta: quando all’Arsenal diventa difficile trovare spazio...perfino in panchina!


Vi ricordate lo sfigatissimo Steve Urkley e la sua famiglia, protagonisti della serie tv “Otto Sotto un Tetto”?
Otto persone dall’apparenza, dalle abitudini e dai caratteri diversi l’uno dall’altro che convivono nella stessa casa, cercando ognuno il proprio spazio.

Ecco, all’Arsenal la situazione è identica – almeno per quanto riguarda gli attaccanti.
Otto giocatori a contendersi uno spazio comune, nella fattispecie cinque maglie (tra campo e panchina) che permetterebbero loro di essere parte integrante della squadra.
Ci sono Danny Welbeck, Olivier Giroud, Theo Walcott, Alexis Sanchez, Lukas Podolski, Alex Oxlade-Chamberlain, Yaya Sanogo e Joel Campbell a recitare ognuno il proprio ruolo in una serie tv – quella di Casa Arsenal – di cui si può dire di tutto tranne che sia prevedibile.

Come gestire tale abbondanza?
Virtualmente Arsène Wenger può adottare qualsiasi modulo esistente nel mondo del calcio: può giocare con due attaccanti veloci, può giocare con un centravanti puro ed una seconda punta, può giocare con un attaccante centrale e due ali, può giocare con un centravanti e tre mezzepunte ecc. ecc. ecc.
L’alsaziano può fare tutto.

Ci sono stati lunghissimi momenti in cui il povero (?!) Arsène Wenger si è girato verso la panchina per cercare l’uomo in grado di cambiare le sorti della partita, senza trovarlo.
D’altronde, la panoplia degli attaccanti a disposizione dell’Arsenal nelle passate stagioni include:

·         Nicklas Bendtner – quando sobrio o non impegnato a mostrare i gioielli di famiglia ad un tassista.

·         Jùlio Baptista – quando non impegnato sul circuito WWE.

·         Marouane Chamakh – quando non dal parrucchiere a far sembrare tanti i pochi capelli che ha in testa.

·         Andrey Arshavin – quando non occupato ad ingollare sei BigMac alla volta.

·         Carlos Vela – quando non impegnato in festini da far impallidire l’uomo di Arcore

·         Ju-Young Park – quando proprio non c’era nessun altro. Al mondo.

Come mai questo cambiamento?
Cosa ci siamo persi?
Il tirchio, remissivo e indifferente Arsène Wenger che accumula giocatori di spessore – salvo qualche eccezione – e si offre la possibilità di avere a disposizione attaccanti in grado di cambiare una partita, anche giocando solo qualche minuto?


Dimenticavo che questa collezione di attaccanti ha il non trascurabile vantaggio di poter contare sui piedi e le idee di Mesut Özil, Santi Cazorla, Jack Wilshere e Aaron Ramsey per poter trovare la via della rete.

Ho come l’impressione che non si prenda abbastanza sul serio questo impressionante potenziale offensivo, sia tra le fila dei tifosi dell’Arsenal che tra gli esperti e gli osservatori neutrali.
Noi continuiamo a concentrarci sull’assenza di un centrale di riserva o sulle prestazioni altalenanti (anche causa infortuni) del nostro mediano titolare – e nel frattempo ci dimentichiamo di cose molto, molto più importanti.
Ovvio, spesso è complicato arginare gli attacchi avversari – specialmente se per caso perdiamo palla in modo banale – ma quali contromisure potranno mai adottare i nostri avversari per arginare i nostri, di attacchi?
Verosimilmente, come si può avere la certezza matematica che, nell’arco dei novanta minuti, nessuno dei suddetti  giocatori si renda pericoloso in area?
Come controlli contemporaneamente Theo Walcott, Alexis Sanchez e Danny Welbeck?
Come imposti le marcature se in campo ci sono contemporaneamente un gigante come Olivier Giroud, una saetta come Alex Oxlade-Chamberlain e un funambolo come Alexis Sanchez?

Per una volta, la prima dopo qualche anno, le preoccupazioni sul come sbloccare una partita sono dalla parte dei nostri avversari.

Sensazione strana...

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