giovedì 18 dicembre 2014

Arsène Wenger non sbaglia mai un colpo, o quasi...Parte Tre (però anche George Graham non scherza)



Complice la notizia del suo ritiro, non si fa altro che parlare di Thierry Henry.
E qual è la prima parola che viene in mente quando si parla di Thierry Henry? Bidone, ovviamente.
Non penserete davvero che alla Juventus si sono sbagliati, nel lontano 1999; avevano ragione, e vi dirò di più: bidoni come Thierry Henry non se ne sono mai visti all'Arsenal.
Però quei cinque qui sotto...


Nelson Vivas: a causa sua Lee Dixon e Nigel Winterburn dovettero rinviare la pensione!

Lee Dixon e Nigel Winterburn stavano diventando un po' troppo vecchi per continuare a fare avanti e indietro sulla fascia, così, nell'estate del 1998 venne prelevato Nelson Vivas, terzino proveniente dal Lugano, reduce da sette anni spesi tra Quilmes e Boca Juniors nella sua Argentina. Il suo impatto con l'Arsenal si rivelò però talmente imbarazzante da obbligare i due "anziani" colleghi a prolungare la propria carriera. A vederlo in campo, Vivas sembrava un passante che, trovandosi casualmente nel rettangolo di gioco, cercava di capire cosa stesse accadendo intorno a lui! Un giocatore così modesto da spingere Wenger a spedirlo in prestito al Celta Vigo, dove Vivas proseguì la propria carriera di "terzino passante": gli mancava giusto il carrello della spesa! Fece ritorno all'Arsenal, facendo da riserva a Sylvinho e collezionando una dozzina di presenze (sempre da passante casuale), prima di rendersi definitivamente conto che forse era il caso di togliere il disturbo. L'Inter, la cui collezione di bidoni è talmente lunga da avere un'apposita galleria nel centro di Milano, lo prese nel 2001, liberando la visuale di quei tifosi che ad Highbury non riuscivano a godersi le partite a causa della presenza dell'argentino. Ovviamente non sfonderà nemmeno all'Inter, facendo ritorno in Argentina e chiudendo la propria carriera nel 2005. Adesso fa l'allenatore, soluzione a lui più congeniale visto che, in panchina potrà pure sedersi!

Jermaine Pennant: un talento sprecato!

L'esordio dal primo minuto di Pennant con la maglia dell'Arsenal viene oggi ricordato per due motivi: la sua tripletta, e l'inizio della cavalcata degli "invincibili". Già, proprio quel giorno contro il Southampton, iniziava il ciclo di 49 gare senza sconfitte e, il giovane Pennant metteva a segno tre reti condite da una prestazione talmente sublime, da far pensare ad una dura lotta con Freddie Ljungberg per una maglia da titolare. Arrivato giovanissimo dal settore giovanile del Notts County, Pennant è oggi tra i più giovani debuttanti di ogni tempo nella storia dell'Arsenal, avendo fatto il suo ingresso in campo nel 1999, a soli 15 anni! Il ragazzo però, si rivelò ben presto un autentico mistero, venendo spedito in prestito al Watford prima, al Leeds poi, facendo purtroppo emergere dei problemi di natura caratteriale seguiti da prestazioni spesso scialbe. Al suo rientro all'Arsenal, trovare un posto in squadra diventò un'impresa e, nelle sue poche apparizioni, la promessa di qualche anno prima sembrò essersi tramutata in un fuoco di paglia. La sua difficile stagione venne condita da una condanna a 90 giorni di prigione! Alle 6 del mattino di una domenica, Pennant venne fermato dalla polizia alla guida di una Mercedes. Era in un parcheggio ad Aylesbury, e la macchina si trascinava dietro rumorosamente un lampione finito sotto la carrozzeria dopo essere stato abbattuto dal calciatore. Ai poliziotti che gli chiesero le generalità lui rispose dicendo: "Ashley Cole", già suo compagno di squadra ma, soprattutto, proprietario della Mercedes. Quella sera Pennant non poteva guidare, perché un anno prima gli era stata ritirata la patente: viaggiava nella corsia sbagliata per le strade di Paddington, a Londra, e venne trovato sopra il limite etilico consentito di oltre due volte e mezzo! Dopo una discreta esperienza al Birmingham City, Pennant farà il girovago, indossando le maglie di: Liverpool, Portsmouth, Real Saragozza, Stoke City, e Wolverhampton, alternando buone gare a prestazioni modeste, seguite purtoppo da altre brutte vicende, come un'accusa per stupro e violenza domestica. Adesso gioca in India, nel Pune City, e quella meravigliosa partita contro i "Saints" è solo un lontano ricordo.

John Jensen: da eroe nazionale a pietra dello scandalo a....."Mr. Solitary goal".

Nel 1992 la Danimarca, da ripescata, vinse contro ogni pronostico la finale degli Europei di calcio giocati in Svezia. Nella finale contro la Germania, a siglare una delle due reti danesi ci pensò il centrocampista John Jensen. A seguito di quell'inatteso risultato, il giocatore del  Brøndby divenne eroe nazionale e George Graham decise di tesserarlo per il suo Arsenal. Al momento del suo arrivo, il "sergente" Graham lo indicò quale ideale sostituto di una leggenda del calibro di David Rocastle, tuttavia non senza qualche imbarazzo visto che, bastarono poche partite per capire che il danese era piuttosto un giocatore modesto. Eppure, il passaggio londinese di Jensen merita di essere rispolverato per almeno due motivi: uno parecchio comico, l'altro decisamente meno. Durante la sua permanenza all'Arsenal, Jensen si fece notare per la sua incapacità di andare a segno! Ci provava il danese, ma dopo oltre 90 gare senza reti, il centrocampista divenne eroe di culto presso i suoi stessi tifosi, desiderosi di vederlo finalmente esultare! Il 31 Dicembre 1994, alla sua presenza numero 98, l'Arsenal stava perdendo contro il QPR, quando Jensen raccolse una palla appena dentro l'area avversaria; il pubblico si alzò in piedi urlando in coro "Tira! Tira!": Jensen scagliò uno splendido destro a giro che finì alle spalle del portiere! I tifosi increduli, esultarono come non mai, e non mancò chi, per l'occasione, tentò di invadere il campo! Nonostante la partita finirà con una sconfitta per 3-1, quella sera i tifosi dell'Arsenal cantarono per Jensen e, ancora oggi circolano delle magliette con scritto: "Io c'ero quando Jensen ha segnato". Quella resterà l'unica rete del danese in 138 gare: un evento divenuto culto! Purtroppo, il suo passaggio all'Arsenal si porterà dietro il fantasma dello scandalo "bung"; venne infatti scoperto che, Rune Hauge, agente del danese, pagava delle tangenti a George Graham per ingaggiare calciatori da lui rappresentati: Graham verrà licenziato dall'Arsenal e squalificato per un anno. Nel frattempo, Jensen proseguirà la sua carriera in Danimarca, chiudendo nel 2001.

L'erede di Henry? Certamente non poteva esserlo Jérémie Aliadière!

Quando Jérémie Aliadière sbarcò a Londra, venne presentato come erede di "The King". Cresciuto nel rinomato laboratorio francese di Clairefontaine, Aliadière mise in mostra un potenziale enorme a livello giovanile. Tuttavia, il suo esordio nel 2001 non lasciò nessun segno tale da accomunarlo al connazionale Henry. Ogni qualvolta scese in campo, l'attaccante sembrò piuttosto il parente povero di "The King", mettendo in mostra solo un'incapacità cronica nel mettere la palla alle spalle del portiere avversario, se non nelle coppe nazionali, dove Aliadière sembrava improvvisamente sbloccarsi, salvo tornare ad essere una punta all'ectoplasma quando si trattava di far riposare un compagno di squadra in un match di Premier League. Non potendo contare sui Ghostbusters, Wenger lo mandò in prestito al Celtic, al West Ham, ed al Wolverhampton, dove tuttavia, l'ormai ex prodigio confermò di non valere un calzino (usato) di Henry. Al suo ritorno all'Arsenal, Aliadiere venne utilizzato molto di rado, lasciando l'Arsenal nel 2007 per accasarsi al Middlesbrough. Del suo addio ai Gunners non se ne accorse proprio nessuno, eppure, il buon Aliadiere riuscì a combinare qualcosa con la sua nuova maglia, mettendo a segno una dozzina di reti in.....tre stagioni. Nel 2011, dopo un anno di inattività, Aliadiere è tornato in Francia, firmando per il Lorient e.....cominciando a segnare sul serio! Al Lorient hanno trovato il loro Henry; noi ci teniamo il nostro!

Luis Boa Morte: il talento c'era, ma ad Highbury lo nascose per bene!

Ci sono paesi che vengono menzionati per essere produttori di grano, di vino, di seta; il Portogallo è conosciuto per essere un noto fornitore di ali, e non ali di pollo! Bensì ali in termini calcistici, e anche di qualità pregiatissima. Quando Wenger giunse all'Arsenal, decise di mettere sotto contratto una giovanissima.....ala (appunto), proveniente dal rinomato settore giovanile dello Sporting Lisbona, dal quale hanno spiccato il volo (si, sempre le ali.....), giusto per rendere bene l'idea, calcitori del calibro di Luis Figo e Cristiano Ronaldo. Con un nome invero assai stravagante, che da solo lo farebbe ricordare anche ad un tifoso malato di Alzheimer, Boa Morte fece intravedere qualche buona base, ma quando si trattò di emergere in modo definitivo, il portoghese si nascose dietro la presenza di Overmars, sprecando ogni occasione concessagli dall'alsaziano. Certamente non sarebbe stato facile per nessuno emergere dietro all'immarcabile olandese, tuttavia Boa Morte ebbe diverse opportunità per mettersi in mostra, magari confidando in una permanenza all'Arsenal aspettando il suo turno, ma, il talento che gli veniva riconosciuto, almeno ad Highbury, non si vide mai, venendo ceduto ingloriosamente al Southampton nel 1999, prima di.....emergere (finalmente) con la maglia del Fulham, dove diventerà idolo dei tifosi del Craven Cottage. Dopo una buona esperienza al West Ham, Boa Morte finirà in Grecia e Sudafrica, per poi tornare in Inghilterra, ma per giocare nelle divisioni inferiori. Del suo passaggio dalle parti di Highbury, ci si ricorda solo per una manciata di reti nelle coppe, come quelle al Birmingham in coppa di lega, quella al Panathinaikos in Coppa U.E.F.A., ed infine, la rete al Preston in FA Cup. Ma si, bando alla diplomazia: Boa Morte non era da Arsenal, e se si fosse chiamato con un nome normale non lo avrei nemmeno ricordato!

Pietro La Barbera

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