lunedì 22 dicembre 2014

Liverpool v Arsenal 2-2: un punto immeritato eppure carico di rimpianti

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La situazione è piuttosto surreale: siamo in vantaggio ad Anfield senza praticamente mai aver creato un’occasione da gol che fosse una, mancano quattro minuti da giocare e proprio all’ultimo secondo concediamo il gol del pareggio – guarda caso su calcio piazzato.

Come dobbiamo sentirci? 

Sul momento, infuriati.
Nonostante le parate a ripetizione di Wojciech Szczesny, il vantaggio numerico in seguito all’espulsione di Borini e i pochissimi minuti che restano da giocare, riusciamo a rovinare tutto nel modo più prevedibile del mondo.
Qualche ora dopo, la rabbia un po’ è scemata e ha lasciato spazio ai rimpianti.
Sarebbe stato bello vincere SOPRATTUTTO avendo giocato così male, perché per una volta sarebbe stato divertente vedere qualcun’altro nel ruolo del beffato – visto che di solito siamo noi quelli che dominano e poi perdono malamente.

Questa mattina, il risultato di Anfield non mi pare niente male.
Siamo stati presi a pallonate dall’inizio alla fine, eppure ce ne torniamo a casa con un pareggio – cancellando en passant l’onta della sfida dell’anno scorso. Per fortuna più che per meriti, ma tant’è.
Ciò che non sembra diverso è invece il retrogusto di una prestazione da censurare: non ricordo di aver contato più di cinque passaggi di fila; non ricordo una combinazione offensiva degna di questo nome, a parte quella che ha portato al gol di Olivier Giroud e non ricordo nemmeno una giocata individuale degna di nota.
Nulla di nulla.
Al contrario, i palloni persi in maniera ridicola sono incalcolabili – e da uno di questi (un’improbabile combinazione volante tra Danny Welbeck e Olivier Giroud sulla trequarti) è nato il gol del vantaggio del Liverpool.
Inevitabile quando ci si lascia prendere nel vortice agonistico voluto da Liverpool – anziché far valere la propria superiorità tecnica; una squadra matura avrebbe dovuto rallentare i ritmi, impedire a giocatori come Lallana e Coutinho di ricevere troppi palloni comodi e costringere l’avversario a manovre costruite, specialità indigesta al quartetto difensivo composto da Touré, Sakho, Skrtel e Leiva.

Missione impossibile quando a dettare i ritmi sono Mathieu Flamini e Alex Oxlade-Chamberlain, ancora meno se Olivier Giroud non riesce a proteggere un pallone che sia uno e Danny Welbeck gioca a nascondino.

Inevitabile quindi che il pomeriggio si trasformasse in un supplizio perché contro la velocità di Sterling, Lallana, Coutinho e Markovic è difficile trovare delle soluzioni difensive affidabili.
Sulla carta, la partita sarebbe potuta essere molto favorevole perché la difesa schierata da Rodgers sarebbe stata molto vulnerabile quando messa di fronte a Alexis Sanchez, Danny Welbeck e Olivier Giroud – purtroppo però il pallone l’avevano sempre i Reds e quindi ci siamo ritrovati con la squadra spezzata in due: tre uomini davanti, cui non arrivava mai un pallone decente, e sei dietro ad arginare la furia dei padroni di casa.
Ogni singola volta in cui abbiamo recuperato il pallone sulla nostra trequarti, portarlo al di là del centrocampo avversario è stata un’impresa fallimentare; il solo Santi Cazorla ha provato a mettere ordine ed uscire in maniera pulita dalla pressione avversaria, senza trovare nessuno che lo aiutasse.
In sostanza, perfino il pareggio ci va largo; se mettiamo le cose in prospettiva, essere usciti da Anfield con un punto dovrebbe farci tirare un sospiro di sollievo prima che creare rimpianti.

Se avessimo marcato meglio.
Se avessimo mantenuto un uomo sul palo.
Se avessimo evitato di concedere l’ennesimo calcio d’angolo.
Il gol di Skrtel è solo uno delle ventisette conclusioni che abbiamo concesso al Liverpool.
VENTISETTE.

A farci infuriare davvero dovrebbe essere la prestazione globale più che il gol subito all’ultimo minuto.

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