martedì 23 dicembre 2014

Quando Highbury era conosciuto come "Air Raid Precautions Station"


Durante la seconda guerra mondiale, Londra dovette affrontare la prova più dura della propria storia, ancor più dell'incendio che nel 1666 aveva l'aveva devastata: i bombardamenti nazisti.
I primi cominciarono con il blitz del 7 settembre del 1940, senza mai dare tregua ai cittadini, costretti a ripararsi dalle bombe sia durante il giorno che di notte. 

Solo a Natale non si udirono gli inquietanti suoni delle sirene anti-aeree, con i londinesi che coraggiosamente riaprivano i loro negozi sfidando la sorte. 
Purtroppo nei pressi della Bank Station, un ordigno uccise 50 persone, aprendo un immenso cratere nel punto esatto dove sette tra le vie principali della City si congiungono davanti alla sede della Banca d'Inghilterra. 
I disagi vennero ridotti in poche ore con un ponte di ferro, mentre la voragine venne ricoperta in tre mesi. I piloti della RAF provarono ad arginare i blitz tedeschi, ma ci volle molto tempo prima che avessero ragione dell'aviazione nazista. 

I londinesi non si piegarono mai, confidando nelle imprese degli avieri britannici e con uno sforzo comune che coinvolse anche il calcio. 
Perfino il nostro Highbury entrò in guerra, in qualche modo: venne infatti requisito dall'esercito e riadattato in "Air Raid Precautions Station", un centro di prima accoglienza per i civili. 

L'Arsenal giocò alcune competizioni non ufficiali al White Hart Lane (ebbene sì!), schierando peraltro gente del calibro di Stan Mortensen, Billi Shankly e Stanley Matthews, in un periodo in cui molti calciatori vennero inviati al fronte e, nei momenti in cui era possibile, pur di tornare a tirare due calci fungevano da "ospiti" stravolgendo gli equilibri di ogni singola squadra. 
Highbury, come del resto altri impianti, non venne risparmiato dalle bombe, con la leggendaria Clock End che rimase eroicamente in piedi mentre la folla impaurita sfidava la Morte. 

L'Arsenal ebbe ben 42 propri membri impegnati attivamente nel conflitto, di cui ben nove, la cifra più alta per un club inglese, non fecero mai più ritorno a casa -  tra questi, l'eccellente difensore Herbie Roberts. 
Un tributo di sangue che è doveroso ricordare, ben più della London League del 1942, e della Southern Cup dell'anno successivo: poca cosa dinanzi ad una tragedia senza precedenti.

Pietro La Barbera

Nessun commento:

Posta un commento

I Vostri Commenti