lunedì 29 dicembre 2014

West Ham v Arsenal 1-2: chi ha detto che non sappiamo difendere un vantaggio?


Sette vittorie, un pareggio e una sconfitta, questo il nostro bottino nelle ultime nove partite giocate.
C’è di peggio, niente da dire.
Che il livello di gioco non sia quello che tutti speriamo di vedere è vero, però che questa squadra non sappia soffrire, lottare e strappare un risultato con le unghie è solo un cliché – che sembra non passare mai di moda.

Continuiamo a regalare troppi gol, uno a partita da fine Novembre ad oggi, ma nel complesso la squadra è cresciuta moltissimo e acquisisce sempre più compattezza, qualità indispensabile per sperare di recuperare posizioni in campionato.
Il West Ham ci ha dato esattamente la partita che tutti si aspettavano, ovvero palloni lunghi su Carroll, tanto agonismo e corpo a corpo in ogni zona del campo; quelli che si aspettavano di vederci crollare sotto la prestanza fisica degli avversari sono rimasti delusi.

Da una parte Kouyaté, Song, Sakho e Carroll, dall’altra Santi Cazorla, Alexis Sanchez, Mathieu Flamini e Francis Coquelin – sarebbe dovuta finire in massacro secondo gli esperti osservatori neutrali, invece  i nostri piccoletti si sono scoperti battaglieri quanto gli avversari ma molto più forti tecnicamente.
La sofferenza nel finale non è nata dalla superiorità degli avversari ma dalla nostra incapacità di convertire in gol almeno una delle quattro nitide occasioni avute in contropiede durante il secondo tempo: due volte Alex Oxlade-Chamberlain, una volta ciascuno Alexis Sanchez e Danny Welbeck si sono involati verso il portiere avversario ma non hanno saputo spedire il pallone in fondo al sacco e chiudere definitivamente la contesa.
Se in più contiamo le ottime parate di Adriàn su Santi Cazorla e Alex Oxlade-Chamberlain, ecco che la differenza di valori in campo viene inevitabilmente a galla – altro che sconfitta immeriata per i padroni di casa.
Sarebbe bastato un pizzico di lucidità in più e avremmo evitato un quarto d’ora di palloni spediti in area e mischie furibonde davanti a Wojciech Szczesny.

Siamo destinati a soffrire, si sa.

Adesso un paio di giorni appena per recuperare dalle recenti fatiche – e sono state tante – poi via al St. Mary’s per affrontare il Southampton di Koeman – sempre meno una sorpresa e sempre più una certezza.
I Saints hanno i nostri stessi punti ma una miglior differenza reti, ci hanno reso la vita difficilissima all’Emirates appena un mese fa e sono stati caparbi nel bloccare il Chelsea ieri – quindi portare a casa un risultato positivo richiederà un altro sforzo fisico e mentale.
Inutile sottolineare quanto potrebbe essere importante una vittoria a casa di una diretta concorrente, però è bene ricordare che  portare a casa tre punti sarà una vera impresa.

Con la stessa coesione mostrata durante la partita a casa del West Ham, nulla è vietato; sono prestazioni di sofferenza collettiva e solidarietà come quella del secondo tempo a Boylen Ground che forgiano il carattere di una squadra e determinano l’andamento di tutta una stagione – credo che questo sia lo spunto più interessante tra quelli offerti dalla partita di ieri.
Anche la buona prestazione di Francis Coquelin merita un accenno, il francese ha coperto la mediana in lungo e in largo, offrendo un grande aiuto a Mathieu Flamini e proteggendo con continuità i nostri due difensori centrali.
Nell’attesa del rientro di Mikel Arteta e, chissà, dell’arrivo di un rinforzo per la mediana, il giovane centrocampista ha colto l’occasione per dimostrare di poter svolgere quel ruolo con dedizione ed efficacia.
Difficile chiedergli di più, quindi bene così.

Un ultimo applauso va a Per Mertesacker, maltratto eccessivamente dopo il pareggio di Anfield ma decisivo nell’arginare Carroll sui palloni aerei.
Per uno che evita i contrasti e ha paura ad attaccare i palloni alti, l’intervento con cui, ad inizio ripresa, ha anticipato il centravanti avversario a due passi dal palo (e dalla linea di porta) merita una citazione.

Testa già alla sfida con il Southampton, sperando che le gambe seguano...

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