martedì 6 gennaio 2015

Goodbye Poldi, chissà cosa sarebbe stato se...


Lukas Podolski è passato all’Inter, il trasferimento è stato ufficializzato dall’Arsenal nella giornata di ieri.
Il tedesco è stato ceduto in prestito oneroso (seicentomila euro più bonus per altri centocinquantamila) fino alla fine della stagione, tuttavia il suo percorso con i Gunners sembra definitivamente terminato.
L’Inter di Mancini ha vinto la corsa, cui partecipavano anche Galatasaray e una non meglio specificata squadra tedesca, e dispone di un’opzione d’acquisto sul tedesco – tuttavia non è impossibile che Lukas Podolski finisca altrove una volta rientrato dal prestito.

I numeri parlano chiaro, con 31 gol in 82 partite il tedesco è certamente uno degli attaccanti più prolifici a disposizione di Arsène Wenger: perché cederlo, quindi?

La questione è aperta e le opinioni, come giusto, divergono sensibilmente; personalmente, credo che Lukas Podolski non abbia mai voluto – incosciamente – fare il salto di qualità e diventare quel giocatore che in tanti pensavano sarebbe potuto diventare. Premiato quale miglior giovane in occasione del Mondiale 2006, appena 21enne, e fresco nuovo acquisto del Bayern Monaco, Lukas Podolski pareva dover essere il trascinatore del calcio tedesco per il decennio successivo.
Pareva, perché il primo impatto col calcio di altissimo livello non è stato tanto folgorante: sette gol in trentadue partite alla prima stagione, poi dieci alla stagione successiva e nove nell’ultima stagione con la maglia del Bayern – mentre i compagni di reparto (Luca Toni e Miroslav Klose, ma anche Frank Ribéry) ne segnavano il doppio – campionato dopo campionato.
Inevitabile che lo spazio per Lukas Podolski finisse col ridursi, quando poi il nuovo manager Louis van Gaal ha prelevato Arjen Robben dal Real Madrid, per il tedesco è tempo di fare i bagagli e tornare a Colonia – dov’è sempre stato la stella indiscussa e l’attaccante di riferimento.

Tornato a casa e lontano dalla pressione di un grande Club, Lukas Podolski ritrova la vena realizzativa – ad eccezione di una pessima prima stagione – che ne aveva contraddistinto gli esordi; nonostante i suoi 31 gol in 62 partite, il Colonia finisce per retrocedere e per il tedesco arriva la seconda opportunità nel calcio che conta: Arsène Wenger lo preleva per una decina di milioni, Lukas Podolski è protagonista di una buona stagione d’esordio per poi – lentamente ma inesorabilmente – scompare dai radar, finendo spesso in panchina.

Come spiegare questa tendenza?
In primis credo che l’incomprensione sia tattica; Lukas Podoski è un attaccante, però Ottmar Hitzfeld, Joachim Löw, Jürgen Klinsmann e Arsène Wenger lo hanno tutti utilizzato principalmente da esterno sinistro; lontano dalla porta – con in più compiti difensivi da sbrigare – Lukas Podolski diventa virtualmente inutile, vista la sua scarsa capacità a dialogare coi compagni e l’assenza di qualsiasi abilità nel saltare l’avversario; nell’unica squadra che gli ha permesso di giocare nei pressi dell’area di rigore, a fianco di un centravanti più potente, Lukas Podolski ha dato il meglio di sé.
Da centravanti solitario, il suo impatto è invece pressoché nullo.

Ai miei occhi, Lukas Podolski sarebbe potuto essere un’ottima ala sinistra, se solo avesse mantenuto la stessa voglia e lo stesso spirito mostrati durante la prima parte della prima stagione; non è facile stabilire se la panchina è arrivata perché la voglia non era più la stessa o se la voglia è svanita per le troppe panchine, però se il tedesco avesse giocato più spesso con la stessa cattiveria messa in campo poche settimane fa a casa del Galatasaray, oggi sarebbe un giocatore molto diverso (e migliore) di quanto non sia; il Bayern Monaco probabilmente non lo avrebbe ceduto e – fosse comunque arrivato all’Arsenal – di certo non sarebbe diventato una figura periferica.

Per quanto mi riguarda, non posso parlare di rimpianti nel vedere Lukas Podolski partire – se non nei confronti del giocatore stesso; con Alexis Sanchez, Theo Walcott, Danny Welbeck,Alex Oxlade-Chamberlain e Joel Campbell a disposizione, di giocatori esterni capaci di cambiare una partita ne abbiamo in gran numero – mentre a 29 anni Lukas Podolski potrebbe aver perso l’ultimo treno buono per svoltare una carriera altrimenti incompleta.
Per quanti trofei abbia potuto alzare al cielo, sono pochi quelli vinti da protagonista.

Auguro a Poldi di ritrovare sé stesso a Milano (e ovunque vada in seguito), chissà che ritmi più blandi e pressioni meno forti non lo aiutino.

2 commenti:

  1. Credo che la squadra tedesca in corsa fosse stato il "suo" Colonia, dal momento che il Wolfsburg aveva deciso di mollare dopo il mercato estivo. Detto questo, a me Podolski non ha mai convinto, dando l'impressione di uno che gioca "per farti un piacere", un peccato! Io l'ho sempre visto come una seconda punta, libero di svariare dietro al centravanti, e non è un caso che nelle sue stagioni più brillanti, quelle a Colonia, giocasse proprio in quel ruolo. Podolski è il grande incompiuto del calcio tedesco dell'ultimo ventennio.

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  2. Purtroppo si, ed è un peccato perché il suo piede sinistro ce l'hanno in pochi. Buona fortuna a lui, chissà che in Serie A...

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