lunedì 19 gennaio 2015

Manchester City v Arsenal 0-2: Classe e carattere, trionfo dei Gunners all’Etihad Stadium


Devo essere onesto, non me l’aspettavo.
Solitamente sono piuttosto ottimista e tendo a vedere il bicchiere insensatamente mezzo pieno, però alla vigilia della partita non ero molto positivo.

Come scritto nell’anteprima, mi aspettavo un Arsenal coperto e guardingo, attento in difesa e intento innanzitutto a cancellare dalla memoria collettiva la brutta sconfitta della stagione scorsa.
Covavo segretamente il sogno impossibile di una vittoria a casa dei campioni in carica, non fosse altro per zittire tutti quelli che amano ripetere che non sappiamo vincere contro le grandi, però nei rari momenti di lucidità mi ripetevo che un pareggio sarebbe stato già un buon risultato.

Sono quindi il primo a levarmi il cappello davanti alla prestazione di ieri pomeriggio.

La concentrazione, solidarietà, determinazione e maturità messe in mostra ieri pomeriggio all’Etihad Stadium sono quelle di una grandissima squadra: abbiamo saputo soffrire, abbiamo saputo chiudere gli spazi ad un avversario arrembante e abbiamo saputo trarre il meglio da qualsiasi contropiede imbastito (o quasi).
In una partita in cui gli avversari hanno mantenuto il pallone per quasi il 70% del tempo, David Ospina ha dovuto effettuare appena tre parate – di cui una sola davvero impegnativa.
Segno che i compagni hanno mantenuto la guardia altissima, non si sono mai fatti prendere dal panico e hanno assorbito l’enorme pressione che il Manchester City ha generato, respingendo con ordine qualsiasi offensiva avversaria.
Specialmente nel primo tempo, la squadra di Pellegrini non sapeva come fare per creare un’occasione da gol che fosse davvero tale; i nostri ragazzi raddoppiavano in maniera sistematica, si coprivano le spalle l’un l’altro e si muovevano con una coordinazione eccezionale – cancellando qualsiasi possibilità che David Silva trovasse il modo d’infilarsi tra le linee e imbeccare Aguero.

A voler essere pignoli avremmo dovuto fare meglio una volta recuperato il pallone, perché alcuni contropiede meritavano miglior esito che un controllo impreciso o un dribbling sbagliato, però sarebbe ingiusto muovere una qualsiasi critica a calciatori che hanno giocato con l’intensità vista in campo ieri pomeriggio.
Il solo ad essere capace di mantenere il possesso palla abbastanza a lungo per far respirare la squadra è stato Santi Cazorla, a volte coadiuvato da Alexis Sanchez, però troppo frequentemente la sfera veniva poi persa in maniera banale da uno dei compagni di squadra.

A proposito dello spagnolo, in questo momento il centrocampista è un elemento imprescindibile della squadra e uno dei migliori registi in circolazione – non solo in Premier League ma in tutt’Europa.
Non ricordo di aver mai visto un giocatore altrettanto capace di calciare indifferentemente di destro e di sinitro, nè qualcuno che avesse un controllo nello stretto paragonabile a quello di Santi Cazorla.
Con lui in campo, la squadra sa di avere un appoggio sicuro e il compagno cui scaricare il pallone in caso di panico.
Il modo in cui è andato via a David Silva, Lampard e Demichelis è da riguardare fino alla crisi epilettica.

All’opposto di Santi Cazorla, troviamo Aaron Ramsey.
Il gallese resta un vero mistero per me: dopo un inizio di stagione terrificante, il centrocampista sembrava finalmente aver ritrovato un livello di forma accettabile e soprattutto sembrava tornato a macinare chilometri e recuperare palloni – non solo tirare in porta da posizioni impossibili.
Ieri invece, di ritorno dall’infortunio patito contro il Galatasaray, Aaron Ramsey è apparso di nuovo appesantito, pachidermico nei movimenti e aggrazziato quanto Carsten Jancker con la palla tra i piedi.
Questo Aaron Ramsey non serve a nulla, sarebbe possibile riavere quello dell’anno scorso?

Chiusura doverosa per i nostri difensori – i veri protagonisti della vittoria di ieri pomeriggio: Per Mertesacker e Laurent Koscielny hanno tirato fuori dal cilindro una prestazione indimenticabile, hanno spazzato con autorità qualsiasi minaccia dalla nostra area di rigore e dominato lo spazio aereo ad ogni calcio piazzato avversario (sedici soltanto i corner avuti a disposizione dal Manchester City); Hector Bellerín e Nacho Monreal hanno contribuito a mantenere inviolata la nostra porta evitando sovrapposizioni folli e sganciamenti inopportuni (l’unica volta che Monreal non è tornato in difesa, Francis Coquelin gli ha gridato cose che avrebbero fatto impallidire perfino Vittorio Sgarbi), giocando una partita intelligente.
Nessuno dei due ha rinunciato ad accompagnare la manovra offensiva, soprattutto Nacho Monreal, però entrambi hanno in primis pensato a non lasciare scoperti i centrali.
Grande merito va anche a Francis Coquelin, combattivo e concentrato come un vero mediano dev’essere, il cui lavoro davanti alla difesa ha impedito a David Silva prima e Lampard poi di trovare il varco giusto sulla trequarti.

Non abbiamo vinto una coppa né il campionato, eppure oggi è sacrosanto festeggiare – cari Gooners.
La squadra ingenua, mal organizzata e timida che abbiamo l’abitudine di seguire ha mostrato il volto che tutti noi avremmo sempre voluto vedere, il volto di chi può vincere ovunque e contro chiunque.
Una vittoria come quella di ieri permetterà ai giocatori di ricordarsi che quello è il livello di prestazione di cui sono capaci; nei momenti di dubbio o dopo prestazioni incolori, ognuno di essi potrà ricordare la partita di ieri e dirsi che ha le qualità per ripetere un prestazione come quella di ieri.
Non è cosa da poco, credetemi.

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