lunedì 9 febbraio 2015

Tottenham Hotspur v Arsenal 2-1: qualcuno ha visto i Gunners a White Hart Lane?


Una buona notizia, una sola: la classifica è ancora abbastanza corta per sperare in una rimonta.
I risultati di Manchester City, Manchester United e Southampton ci mantengono ad appena tre punti dal terzo posto.
A parte questo barlume di speranza, non c’è granchè di salvabile dopo lo spettacolo offerto a White Hart Lane.

I nostri avversari sono stati più aggressivi, più determinati e meglio organizzati di noi, c’è poco da dire; la vittoria è meritata, anche se il modo in cui è arrivata è da appuntare più ad una cattiva difesa da parte nostra che non ad una loro superiorità offensiva.
Soprattutto il secondo, preso in maniera incredibile con il nostro difensore che nemmeno salta per contrastare l’elevazione di Kane.
Più fortunoso il primo, in occasione del quale è più una serie di circostanze a determinare la rete che non colpe specifiche di uno o dell’altro nostro giocatore: David Ospina smanaccia anticipando Francis Coquelin, il cui allontanamento dal palo per colpire di testa lascia lo spiraglio a Kane per appoggiare in fondo al sacco.

Meno si parla di questa partita, meglio è – penso.
Non è una questione di tattica o di preparazione, semplicemente i nostri avversari sono stati più affamati di noi e hanno avuto la meglio, meritatamente; l’approccio è stato lo stesso messo in campo a casa del Manchester City e il fatto di essere andati in vantaggio così presto ci ha forse spinto a retrocedere troppo in fretta – inconsciamente convinti di aver fatto il più difficile.
A differenza di quanto successo all’Etihad Stadium, il nostro centrocampo non è stato in grado di far circolare il pallone con la stessa precisione e di conseguenza non siamo mai stati in grado di alleviare la pressione sui  nostri difensori – i quali non hanno purtroppo saputo assorbire la pressione di Kane e compagnia come fatto con Agüero e i Citizens.
Le brutte prestazioni di Santi Cazorla, Aaron Ramsey e Olivier Giroud sono state determinanti nella sconfitta di sabato quanto le loro ottime prove contro il City erano state decisive nell’altro senso.

L’incapacità di sfruttare le poche occasioni create ha fatto il resto: poco dopo il pareggio di Kane, infatti, Olivier Giroud e Laurent Koscielny hanno avuto i palloni giusti per riportarci in vantaggio ma li hanno sprecati; in partite come quella di sabato, non essere cinici significa offrire nuove possibilità e nuove speranze ad un avversario che sarebbe crollato definitivamente se colpito nel proprio momento migliore.

Altro spunto, la formazione iniziale: la scelta di schierare subito Danny Welbeck mi ha sorpreso e ha funzionato solo parzialmente, però è comprensibile perché l’inglese ha un profilo più simile ad Alexis Sanchez rispetto a Theo Walcott: come il cileno, Danny Welbeck svolge un enorme lavoro senza palla ed è in grado di trasformare un’azione difensiva in un contropiede letale, grazie soprattutto alla combinazione di forza e velocità che manca a Theo Walcott.
Non fosse stato per la grande parata di Lloris, l’inglese avrebbe avuto in impatto clamoroso sul North London derby.

Per quanto mi riguarda, l’analisi finisce qui.
Preferisco chiudere subito il capitolo derby e passare direttamente alla sfida di domani contro il Leicester City, occasione perfetta per saltare momentaneamente al terzo posto e lasciare che siano i rivali a dover fare risultato a tutti i costi.
Con gli Spurs impegnati a casa del Liverpool e il Manchester City di scena a Stoke-on-Trent, il calendario potrebbe regalarci qualche sorpresa.
A patto, ovviamente, di portare a casa i tre punti contro il fanalino di coda – il cui manager non sa se è stato sollevato dall’incarico oppure no.

Per fortuna non c’è il tempo necessario per autocommiserarci, la Premier League continua e noi dobbiamo ripartire di slancio – subito.

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