martedì 10 marzo 2015

Manchester United v Arsenal 1-2: WEMBLEEEEEEEY again, Danny Boy decide la partita


Danny Welbeck che segna il gol decisivo ad Old Trafford, contro la squadra e il manager che lo hanno scaricato brutalmente la scorsa estate.
Difficile immaginare uno scenario migliore.

I cartellini sventolati sotto il naso di Januzaj e Di Maria hanno aggiunto un pizzico di ulteriore soddisfazione alla vittoria, perchè per una volta la giustizia ha trionfato ad Old Trafford.

Si torna a Wembley!
Il 18 o 19 Aprile, ad un anno e una settimana dalla partita più sofferta dell’intera stagione 2013/2014, avremo di nuovo la possibilità di accedere alla finale di FA Cup e difendere il trofeo portato a casa l’anno scorso.
Ancora una volta saremo favoriti – proprio come contro il Wigan – e diversamente da allora dovremo preparare e gestire meglio la partita; che si tratti di Bradford City o Reading (lo scopriremo la settimana prossima), dovremo fare in modo di passare un pomeriggio molto più tranquillo di quello che ci ha visti vincere ai rigori contro i Latics.
A questo penseremo a tempo debito, ora torniamo alla vittoria di ieri sera.

Vedere un Manchester United che ha investito milioni per acquistare Di Maria, Falcao e Herrera lanciare palloni lunghi su Fellaini è stato avvilente; se van Gaal è un genio della panchina, allora Pulis dev’essere considerato alla stregua dei più grandi allenatori di tutti i tempi.
Per lunghi tratti sembrava di affrontare lo Stoke al Britannia Stadium, con molta meno solidità in difesa e senza nemmeno un briciolo dell’agonismo che di solito ci mettono i Potters.
Peccato non aver chiuso la partita con più anticipo e non aver infierito quanto avremmo dovuto su un avversario così disorganizzato, perchè le occasioni per rendere il divario ancora più evidente le abbiamo avute, soprattutto nel secondo tempo.
Il portiere de Gea ha dovuto compiere due parate favolose nel finale, però spesso abbiamo sprecato qualche contropiede promettente facendo scelte avventate o troppo cervellotiche.

Detto questo, l’intensità e la determinazione che abbiamo messo in campo sono state impressionanti; perfino Mesut Özil, che raramente esce dal campo con la divisa sporca di terra e erba, ieri ha recuperato tre palloni e compiuto in paio di contrasti in scivolata ai quali non volevo credere.
Nonostante i falli a ripetizione (ne ho contati nove solo da parte di Fellaini), nonstante le simulazioni al limite del patetico e nonostante l’atmosfera sempre più inacidita generata ad hoc da Rooney e compagni con continue proteste, gli uomini di Arsène Wenger sono rimasti concentrati e lucidi – venendo ricompensati quando il retropassaggio di Valencia è stato intercettato da Danny Welbeck, il cui gol dell’ex ha deciso la partita.

In una serata in cui (quasi) tutti hanno offerto una prestazione degna della posta in palio, alcuni dei protagonisti meritano una menzione speciale: Nacho Monreal per il gol e soprattutto per l’enorme lavoro difensivo svolto durante tutta la serata; Per Mertesacker per essere tornato un muro al centro della difesa, soprattutto in copertura di alcune sbavature di Laurent Koscielny nel primo tempo; Francis Coquelin per la battaglia apparentemente persa in partenza con Fellaini; Santi Cazorla e Mesut Özil per il doppio lavoro di copertura e manovra, svolto sempre con efficacia e infine Alex Oxlade-Chamberlain, per il cambio di passo e per l’assist fenomenale in occasione del primo gol.

Le reazioni dei protagonisti
Arsène Wenger si è detto speranzoso che la vittoria di ieri possa rappresentare un’altra svolta per la squadra, poichè “siamo stati mentalmente pronti per una partita intensa e combattuta, contro un Manchester United battagliero, pur senza dimenticare di giocare il nostro calcio” e ha ringraziato i tifosi arrivati ad Old Trafford, dicendosi “molto felice perchè vedere 9,000 persone seguire la squadra un lunedì sera fa capire la dimensione del Club”.
Parlando della semifinale ha sottolineato alcuni “ricordi difficili dell’anno scorso” ma ha invitato i suoi a “concentrarsi sulla Premier League perchè sabato giochiamo contro il West Ham, poi ci sarà la Champions League e vedremo che succede. Per ora è un appuntamento lontano.”
Danny Welbeck, protagonista dell’azione decisiva, ha giocato la carta dell’umiltà e ha detto “di essere contento per il gol ma che in fondo è il risultato della squadra a contare davvero”, ripetendo un paio di volte di aver “fatto il proprio lavoro” e “di essere contento di essere tornato sul tabellino dei marcatori e aver agguantato la qualificazione la prossimo turno”.

Come ha detto Arsène Wenger, prima di pensare alla semifinale del mese prossimo è saggio preparare al meglio la partita interna con il West Ham e poi lanciarsi alla ricerca del risultato impossibile contro il Monaco.
Ci sono ancora da affrontare Newcastle, Liverpool, Burnely e Sunderland (oltre ad un ipotetico quarto di finale di Champions League) prima di pensare a Bradford o Reading.
Un passo alla volta, come sempre.

Nell’attesa, possiamo canticchiare un motivetto sempre più di moda che fa:

What did she wear??
She wore, she wore,
She wore a yellow ribbon,
She wore a yellow ribbon,
In the merry month of May!
And when, I asked,
Oh why she wore her ribbon,
She said it’s for The Arsenal,
And we’re going to Wembley!
Wembley,
Wembley,
We’re the famous Arsenal,
And we’re going to Wembley!

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