18 marzo 2015

Monaco v Arsenal 0-2: Così vicini, eppure così lontani. Gunners eliminati dal Monaco


Come contro Milan e Bayern Monaco, bastava poco per compiere l’impresa.
Come contro Milan e Bayern Monaco, siamo stai eliminati dalla Champions League.

A differenza delle due sfide di cui sopra, tuttavia, questa sembrava fattibile; nonostante il Monaco fosse imbattuto in casa da anni; nonostante non abbia mai incassato tre gol in casa in Europa e nonostante il fatto che nessuno abbia mai recuperato un tale svantaggio lontano da casa, vincere con tre gol di scarto allo stadio Louis II non mi sembrava rientrasse nella categoria dei miracoli.

Impresa difficile, missione impossibile magari – ma non un miracolo.

Tutto è filato come previsto ieri sera, dal dominio territoriale all’annullamento dell’unica arma a disposizione del Monaco, ovvero il contropiede; sarebbe stato meglio aprire le marcature con maggiore anticipo, però chiudere il primo tempo in vantaggio era il nostro obbiettivo principale – e lo abbiamo raggiunto.
Anche il secondo tempo, con la sola eccezione di una partenza da brividi, ha confermato che i giocatori sapevano cosa fare e come farlo, tant’è che il raddoppio è arrivato in tempo per sperare in un ultimo assalto vincente; il Monaco ha collezionato fuorigioco nelle rare ripartenze che ha provato ad imbastire, mentre il vento cambiava drasticamente e la paura iniziava ad installarsi nelle menti dei giocatori di Jardim; a quel punto, però, abbiamo rovinato tutto: con ancora una decina di minuti da giocare, anzichè continuare a lavorare ai fianchi una difesa statica, abbiamo iniziato a lanciare palloni in mezzo all’area, dove il povero Olivier Giroud era sistematicamente raddoppiato o triplicato dagli avversari.
Perchè?
Con in campo Alexis Sanchez, Theo Walcott, Mesut Özil e Santi Cazorla, quante possibilità avremmo realisticamente avuto di avere la meglio sulla difesa dei padroni di casa?

Il grande rammarico della serata è proprio questo, essersi fatti sopraffare dal panico anzichè avere il coraggio e la pazienza di restare fedeli al piano iniziale.
Dieci minuti sono un tempo infinito su un campo da calcio, soprattutto quando sei costretto a difendere al limite dell’area di rigore; peccato non averci creduto fino all’ultimo.

Fin troppo facile sottolineare come la qualificazione fosse stata compromessa all’andata, però non è il pallone perso da Alex Oxlade-Chamberlain ad aver fatto la differenza: è stata la paura a fregarci, oppure la troppa voglia di mostrare la propria superiorità tra le mura amiche.
Quel famoso pallone è stato perso a settanta metri dalla porta, il vero delitto è stato non aver nessun difensore pronto a recuperare perchè tutti lanciati scriteriatamente in avanti.

Le parole dei protagonisti
Arsène Wenger si è detto deluso, ovviamente, perchè “l’impressione è che la prestazione fosse sufficiente per passare il turno” e perchè “la partita doveva essere già chiusa nel primo tempo con le occasioni che abbiamo avuto” ma “paghiamo il fatto di non aver giocato abbastanza bene durante la partita d’andata”. Il manager si è rammaricato del fatto che “il Monaco ha giocato in casa e non ha fatto nemmeno un tiro in porta, eppure passa ai quarti di finale”.
Per Mertesacker ha espresso la propria delusione ai cronisti, dichiarando che “abbiamo avuto una grande possibilità e avremmo potuto segnare più di due gol, quindi siamo tutti molto insoddisfatti”, senza dimenticare però di sottolineare l’aspetto positivo della serata, ovvero “la soddisfazione per la prestazione, anche se non è bastata”, e rendere omaggio all’avversario, che “ha meritato la qualificazione giocando bene la gara di andata”.

Spazio alle conclusioni: l’avventura europea è giunta al termine, per il quinto anno consecutivo ci fermiamo agli ottavi; ancora una volta, come successo con Milan e Bayern Monaco, è la regola dei gol segnati in trasferta a punirci – e ancora una volta ci fermiamo ad un passo dall’impresa.
Tuttavia, questa delusione non deve minimamente intaccare il proseguio della stagione, che ci vede di scena a St. James’ Park sabato e poi affrontare Liverpool, la semifinale di FA Cup contro il Reading ed infine il Chelsea nello spazio di un mese.
La Premier League non perdona scivoloni o rallentamenti, così come la semifinale di FA Cup non mancherà di proporre una sfida molto più complessa di quanto il sorteggio possa suggerire.
C’è un campionato da terminare il più in alto possibile e una coppa da difendere, quindi non c’è spazio per piangere sui se e sui ma del nostro cammino europeo.

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