venerdì 24 aprile 2015

Ricordi da Udine, il crocevia che ha cambiato l'Arsenal



Udine, 24 Agosto 2011.
Me la ricordo bene quella serata al Friuli di Udine.

 Si giocava la gara di ritorno del preliminare di Champions League contro l'Udinese: la partita di andata era finita con una vittoria di misura firmata nei primissimi minuti da Walcott, ma nell'arco dei novanta minuti avevamo sofferto, e non poco; la gara di ritorno l'avremmo poi vinta per 2-1, ma i pensieri da tifoso andavano oltre quella pur importantissima sfida.

Quella sera infatti, l'atmosfera si rasserenò, ma la realtà era ben altra, circondata da nubi cariche di tempesta. Ad oggi, l'estate del 2011 è il vero punto zero da cui l'Arsenal è ripartito per arrivare ad essere l'attuale locomotiva che, in questi mesi, ci sta facendo prospettare un futuro prossimo radioso. Quell'estate fu l'inizio della fine, lo smantellamento progressivo di un progetto, culminato con la partenza di Fabregas dopo una stagione, e oltre, passata a manifestare con tanto di piagnistei, la voglia di tornare nella "sua" Barcellona. In quei giorni avremmo perso anche Nasri, con tanto di minaccia, da parte di Wenger, di utilizzare il franco-algerino proprio a Udine, cercando di ostacolare l'ignobile comportamento del giocatore e degli "squali milionari". Poi si sarebbe aperto il "caso Walcott", senza andare oltre con il tradimento di Van Persie.
Sarebbero stati mesi infuocati, accompagnati da risultati imbarazzanti che sono rimasti dentro ognuno di noi; come dimenticare quel pomeriggio passato a guardare il Manchester United rifilarci otto reti? Come non ricordare la sconfitta umiliante contro il modesto Blackburn? Eppure, proprio in quei mesi così complicati, nasceva un nuovo corso, un nuovo inizio costruito sulle macerie.

Ricordo ancora quando nel marasma arrivarono Mikel Arteta e Per Mertesacker (André Santos non conta), probabilmente, insieme a Alex Oxlade-Chamberlain, i primissimi mattoncini da affiancare a Laurent Koscielny e Kieran Gibbs, ai giovani Aaron Ramsey e Jack Wilshere, per costruire l'Arsenal di oggi. Quella sera al Friuli i pensieri erano tutti confusi, eppure, dopo qualche anno, mi rendo conto di essere stato testimone di un passaggio fondamentale, un crocevia che oggi sta cominciando a dare i suoi frutti. Di quella sfida ricordo l'ingresso allo stadio, accompagnato dall'emozione, riuscendo persino a strappare una risata a Sagna! Ma soprattutto ricordo gli sguardi alla panchina, a quell'uomo, ArsèneWenger, sul quale ho sempre riposto ogni speranza senza mai voltargli le spalle. Non può una sconfitta per 8-2 farmi cambiare idea sulla grandezza di un uomo che all'Arsenal ha dato una dimensione straordinaria; non può una stagione, quella attuale, piena zeppa di infortuni farmi crollare la fiducia nei confronti di uno dei pochi "filosofi" presenti nel mondo del calcio.

Quella sera a Udine, in mezzo alla tempesta, stava rinascendo l'Arsène FC, quello che alcuni tifosi, pochi per la verità, hanno rispolverato con uno squallido striscione che recitava: "It's not Arsene FC, it's Arsenal FC!"

...chissà se la pensano ancora così dopo aver visto la locomotiva in azione...

Pietro La Barbera

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