giovedì 11 giugno 2015

Vassiriki Abou Diaby, un addio o un arrivederci?


L’ufficialità dell’addio di Abou Diaby è arrivata ieri, quando la Premier League ha diramato l’elenco dei giocatori svincolati dai rispettivi Club d’appartenenza; accanto a qualche giovane che non ha fatto il salto di qualità e qualche nome eccellente (Didier Drogba, Ron Vlaar, Frank Lampard, Steven Gerrard, Glen Johnson, Joey Barton...) è apparso quello di Vassiriki Abou Diaby, il nostro tuttocampista di cristallo.

Dopo aver passato oltre MILLECINQUECENTO giorni in infermeria, a fronte di nemmeno duecento presenze  con la maglia dei Gunners nei nove anni passati a Londra, Abou Diaby è stato lasciato libero di cercare una nuova sistemazione e – spero – far valere il proprio talento durante i prossimi quattro o cinque anni.
La notizia si è sparsa in fretta e tanti messaggi di buona fortuna sono circolati sulle piattaforme social, tra cui il mio, prima che il giornalista francese Bruno Constant, inviato de l’Équipe a Londra e molto vicino alla colonia transalpina di casa Arsenal, facesse ulteriore chiarezza sulla faccenda attraverso questo messaggio:















Che sia troppo presto per considerare Abou Diaby un ex giocatore dell’Arsenal? Pare infatti che il giocatore e Arsène Wenger starebbero negoziando un rinnovo – probabilmente a gettone – affinché il rapporto possa continuare.
Forse Arsène Wenger non è ancora pronto per rinunciare definitivamente al sogno di vedere Abou Diaby realizzare il proprio potenziale; forse Shad Foresythe – il nuovo guru del Club in materia di preparazione fisica e prevenzione degli infortuni – ha trovato la maniera per far restare Abou Diaby integro, fatto sta che la parola fine non è ancora stata pronunciata.

Lasciando da parte i sentimentalismi, che mi farebbero pendere per un rinnovo vita natural durante per Abou Diaby, avrebbe davvero senso tenere in rosa il centrocampista?
Con Aaron Ramsey, Jack Wilshere, Santi Cazorla, Mikel Arteta e Tomas Rosicky già in lizza per una maglia accanto a Francis Coquelin, quanto spazio potrebbe trovare il centrocampista francese?
L’ottimo articolo di Fabio Marcuzzi – da lui condiviso sulla nostra pagina questa mattina – lo descrive come l’erede di Patrick Vieira, “incontrista ma all’occorrenza box-to-box” ma in realtà credo che Abou Diaby sia esattamente l’opposto, ovvero il perfetto tuttocampista: le sue capacità di recuperatore non sono niente di eccezionale, a dispetto di un fisico imponente, mentre la potenza e l’ampiezza della sua falcata – abbinata ad un ottimo controllo del pallone e del proprio corpo – gli permettono di attraversare il terreno in un lampo e lasciarsi alle spalle qualsiasi avversario; per caratteristiche fisiche e tecniche, Abou Diaby sarebbe potuto essere il nostro Yaya Touré anziché il nuovo Patrick Vieira; non ha l’aggressività né la forza per sradicare il pallone dai piedi degli avversari come faceva il nostro capitano, però ha le qualità per trasformare un pallone recuperato in un contropiede fulminante, qualcosa che ci avrebbe fatto comodo in moltissime occasioni.

Avrebbe, appunto, perchè il ragazzo ha pur sempre 29 anni ed è stato martoriato da qualsiasi tipo di infortunio.

Capisco e appoggio Arsène Wenger, anche io vorrei vedere Abou Diaby fornire altre prestazioni come quella di Anfield nel Settembre del 2012, tuttavia si tratterebbe di pura utopia; se davvero le due parti trovassero un accordo vantaggioso per entrambi e la storia continuasse, sarei davvero felice perchè il giorno in cui Abou Diaby potrà giocare dieci partite di fila sarà un evento.
Quel giorno Abou Diaby dovrà ancora vestire la sua maglia, la nostra maglia, perché se é vero che siamo un Club diverso da tutti gli altri, con valori differenti e non ci siamo ancora piegati alla spietatezza del calcio professionistico in cui i calciatori sono valori contabili prima che uomini, il caso Abou Diaby dovrà testimoniarlo.

2 commenti:

  1. "perché se é vero che siamo un Club diverso da tutti gli altri, con valori differenti e non ci siamo ancora piegati alla spietatezza del calcio professionistico in cui i calciatori sono valori contabili prima che uomini, il caso Abou Diaby dovrà testimoniarlo." complimenti per questo finale! In arsene we trust :)

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  2. Grazie Valerio! In Arsène We Trust, indeed :)

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