giovedì 21 gennaio 2016

Dieci anni di Theo Walcott, qual è il bilancio?



Ieri, 20 Gennaio 2016, Theo Walcott ha festeggiato i dieci anni di permanenza all’Arsenal; in generale, questo traguardo viene raggiunto da giocatori fondamentali per una squadra, autentiche bandiere che hanno speso una grossaporzione della propria carriera indossando la stessa maglia e che hanno contribuito a scrivere un pezzo di storia del Club.

Nel caso di Theo Walcott, questo decimo anniversario è diverso.
 Un veterano nonostante i 27 anni, l’attaccante inglese è lontano dall’essere un elemento indispensabile nello scacchiere di Arsène Wenger e non è nemmeno preso in considerazione per il ruolo di capitano, scavalcato negli anni da giocatori più giovani (Cesc Fàbregas) o arrivati al Club dopo di lui (William Gallas,  Thomas Vermaelen, Mikel Arteta).
Oltre 380 presenze, condite da oltre ottanta gol e altrettanti assist, raccontano che Theo Walcott ha lasciato un impatto tangibile sulle fortune della squadra – nonostante gli anni difficili che il Club ha attraversato – ma ciò che resta è un sentimento di incompiutezza: non abbastanza continuo davanti al portiere, nonostante l’evidente miglioramento rispetto agli esordi, non particolarmente brillante nel dribbling o nel passaggio decisivo, Theo Walcott non ha ancora compiuto un vero e proprio salto di qualità.

Due le ragioni principali di questa incompiutezza, a mio parere: il ruolo indefinito e gli infortuni.
Pur avendo passato la maggior parte della propria carriera da ala destra, Theo Walcott si è sempre dichiarato attaccante e Arsène Wenger lo ha spesso assecondato – anche se solo a parole.
La velocità, il tempismo e la precisione dei suoi inserimenti sono un’autentica gioia e la migliore arma a disposizione dell’inglese, eppure spesso gli è stato chiesto di giocare largo e creare occasioni per i compagni: perchè?
Quando un attaccante come lui può partire alle spalle della difesa, in posizione centrale, reuperare diventa impossibile per qualsiasi difensore – eppure sono state poche le occasioni concesse a Theo Walcott.
Credo che ciò sia dovuto all’incapacità di giocare spalle alla porta, ruolo fondamentale nel gioco dell’Arsenal: troppo leggero per sostenere la pressione fisica dei difensori avversari, il buon Theo non brilla nel gioco di sponda e non può certo competere nei duelli aerei, quindi schierarlo da solo là davanti e continuare a giocare lo stesso calcio che applica l’Arsenal con Olivier Giroud in campo.
L’unica alternativa possibile sarebbe giocare in maniera più aggressiva e alzare il pressing, che permetterebbe di recuperare il pallone in posizione più avanzata e imbeccare Theo Walcott in velocità – però la squadra raramente applica questa tattica, poiché molto dispendiosa e altrettanto rischiosa quando al centro della difesa c’è Per Mertesacker.

Per quanto riguarda gli infortuni, invece, c’è poco da fare: qualche guaio muscolare, qualche acciaccio qua e là ed ecco che Theo Walcott non ha mai potuto mettere insieme una serie di partite abbastanza lunga per essere considerato il centravanti titolare.
In quest’ottica, il peggiore che gli sia capitato è stata la rottura del legamento del ginocchio, sofferto contro il Tottenham in FA Cup: in un periodo in cui l’attaccante stava attraversando un momento eccellente, il problema al ginocchio gli ha tarpato le ali e lo ha tenuto fuori per quasi un anno.

Se non è diventato un elemento fondamentale, per quale ragione Theo Walcott è rimasto così a lungo in squadra?
In un’epoca calcistica durante la quale la lealtà non è esattamente di moda, avere un giocatore come Theo Walcott che resta nonostante l’utilizzo parziale e le tante offerte sul tavolo non è un fatto da sottovalutare; in un momento in cui i migliori giocatori hanno scelto di partire, lui ha deciso di restare.
Anche qui, tuttavia, resta una zona d’ombra: le trattative per i due rinnovi di contratto non sono state tra le più semplici.

Colpa del giocatore o colpa dell’agente? Dovessi fare una scelta, opterei per la seconda.
Theo Walcott ha ottenuto due contratti estremamente lucrativi – qualcuno direbbe troppo – ma non ha mai parlato in pubblico della vicenda, limitandosi a confermare la volontà assoluta di restare al Club.
Ha smorzato sistematicamente qualsiasi voce venisse fuori sul proprio conto (Liverpool, Chelsea e Juventus, ad esempio) e tenuto un profilo sempre basso; già le sue interviste sono rare, quelle rilasciate durante la trattativa per il rinnovo di contratto sono praticamente introvabili.
Da parte sua, Theo Walcott è sempre stato estremamente professionale, estremamente interessato alle sorti della squadra ed estremamente rispettoso verso i compagni – quindi c’è poco da rimproverare al giocatore.

Potrebbe segnare più gol? Sicuramente
Potrebbe essere più efficace quando si tratta di creare un’occasione o fornire un assist ad compagno? Senza dubbio.

Però Theo Walcott rappresenta quel tipo di giocatore che un Club deve sempre avere in squadra e allontana la figura della prima donna capricciosa ed egoista che abbiamo visto troppo spesso, con altri giocatori.

Arsène Wenger è sicuro che Theo Walcott dimostrerà, nei prossimi cinque anni, di essere non solo uno dei giocatori più longevi ma anche uno dei migliori della squadra:

“Credo che oggi sia più cosciente del lavoro di squadra e abbia migliorato la propria precisione sotto porta. È assolutamente letale comparato a dieci anni fa. Prima aveva bisogno di molte più occasioni per segnare un gol e oggi può finalizzare molto bene. Il suo ultimo passaggio e la sua tecnica sono migliori, oggi.
I dieci anni passati qui dimostrano che ama l’Arsenal e sono convinto che darà un contributo maggiore nei prossimi cinque anni rispetto ai cinque anni passati perché è un giocatore che migliora costantement e prova a fare ogni cosa in maniera più efficace. Ha un atteggiamento sempre positivo.”

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