giovedì 18 febbraio 2016

Dimenticate la favola di Jamie Vardy, il vero eroe è Olivier Giroud



Chiunque legga regolarmente questo blog o gli articoli pubblicati su www.gunnerstown.com saprà che chi scrive non è esattamente il più grande ammiratore di Olivier Giroud: il centravanti francese è un ottimo attaccante – e sottolineo ottimo – ma pecca d’inventiva, mobilità e tecnica per entusiasmare lo scriba in questione.

Riconosco perfettamente la sue grandi qualità quando si tratta di giocare di sponda con i compagni – nonostante la legnosità occasionale – e la regolarità con la quale segna, a dispetto di qualche errore macroscopico e una buona dose di sfortuna.
Quel che adoro di Olivier Giroud – oltre alle doti acrobatiche innate (chi ricorda il gol contro il Bayern? O il quasi gol contro il Leicester?) – è la grande professionalità che lo accompagna.
 Prima di chiudere la pagina riguardante la vittoria contro il Leicester e aprire quella della FA Cup e della sfida contro l’Hull City, vorrei rendere omaggio a Olivier Giroud.
Prendendo spunto dalla storia strappalacrime che la stampa non smette di propinarci a proposito di Jamie Vardy, vorrei che ci fermassimo un momento a celebrare la vera favola, quella di Olivier Giroud.

Lungi dall’essere un predestinato e dall’avere qualità così vistose da attirare l’interesse dei grandi Club, Olivier Giroud ha dovuto lottare come un leone per uscire dall’anonimato e ritagliarsi un ruolo da protagonista nel calcio europeo e mondiale; impantanato a Grenoble a 21 anni, dove passa senza sosta tra la prima squadra e i giovani e si ritrova chiuso da fuoriclasse assoluti quali Kermorgant e Koutouan, finisce in prestito all’Istres – una divisione più in basso, al limite del professionalismo – dove trova minuti e gol, necessari per firmare il passaggio al Tours e ritovare la Ligue 2.
Al momento del passaggio al Tours, Olivier Giroud ha 22 anni e sembra destinato ad un’onesta carriera tra Ligue 2 e National e nessuno si preoccupa di lui.

Nonostante una rosa striminzita e priva di grandi nomi, Olivier Giroud è lontano dall’essere la prima scelta del neopromosso Tours e si ritrova a dover sgomitare per una maglia da titolare: i titolari in attacco sono gli intoccabili Claudio Keseru e Ténéma N’Diaye, quindi per il nostro centravanti le prospettive non sembrano delle migliori.
Coincidenza, in rosa c’è un altro giocatore che sembra destinato allo stesso cammino – pur con un ruolo diverso.
Il suo nome è Laurent Koscielny.

Nonostante le premesse poco entusiasmanti, Olivier Giroud lavora sodo e sfrutta al massimo ogni occasioni concessagli, segnando con continuità e trovando un clamoroso doppio poker consecutivo – contro una squadra di amatori in Coppa di Francia e contro l’Arles-Avignon in campionato.
Improvvisamente, la Francia calcistica si accorge di questo ragazzone che di mestiere fà l’attaccante.
La sua media di quasi un gol a partita lo mette sotto la luce dei riflettori e in Gennaio – nonostante le reticenze del Club – è il Montpellier che la spunta: per l’astronomica cifra di DUE MILIONI di euro, Olivier Giroud passa al Montpellier, non prima però di aver finito la stagione in prestito al Tours e chiuso il campionato con il titolo di capocannoniere e miglior giocatore del torneo.

Vuoi vedere che questo Olivier Giroud non è poi così male?
All’epoca del passagio al Montpellier, Olivier Giroud ha già 24 anni e il treno per la Nazionale o un campionato d’élite sembra passato per sempre.

A differenza di tutte le altre squadre nelle quali ha militato, il Montpellier sembra credere parecchio nel nuovo arrivato e Olivier Giroud non delude le attese: dodici gol alla prima stagione e ventuno alla seconda, quando succede l’impensabile nel campionato di Ligue 1: lo straricco Paris Saint-Germain degli sceicchi, Ancelotti e Ibrahimovic s’inclina al piccolo Montpellier, laureato campione di Francia.

La vittoria in campionato – con tanto di titolo di capocannoniere – e il debutto in Nazionale contro gli Stati Uniti sanciscono il finale giusto di una favola memorabile.
Scartato e dato per finito a 22 anni, Olivier Giroud è campione di Francia e nel giro della Nazionale dei Blues a 26 anni: cosa chiedere di più?
La concorrenza di Karim Benzema, Pierre-André Gignac e del veterano Thierry Henry è spietata, Olivier Giroud potrebbe al massimo aspirare a restare nel giro, stando attento a non farsi scavalcare dai giovani più rampanti, mentre il Montpellier di certo non potrà ripetersi e i grandi Club francesi – PSG in testa – sembrano ben coperti in termini di attaccanti. Bravo Olivier Giroud, hai superato tutte le attese.

Improvvisamente, però, è arrivato Arsène Wenger e tutto è cambiato: Olivier Giroud è diventato il nuovo attaccante dell’Arsenal – chiamato a rimpiazzare un certo Robin van Persie – e la nuova sfida è partita: sedici gol il primo anno, ventidue il secondo e diciannove il terzo (nonostante un lungo stop), mentre nella stagione in corso è fermo a diciotto con una buona fetta di stagione ancora da giocare – questo il bottino di Olivier Giroud con la maglia dei Gunners.
Il tutto condito da un sacco di assist e un lavoro spalle alla porta che spezzerebbe le reni di tanti attaccanti, compreso probabilmente Jamie Vardy.

Nonostante i gol e gli assist, Olivier Giroud è ancora sotto la lente d’ingrandimento di tanti tifosi: non è l’attaccante di caratura mondiale che in tanti vorrebbero, non è il centravanti che fà sognare, non è il funambolo che risolve la partita con un colpo improvvisato – queste le sue colpe.
Per un pubblico abituato a Thierry Henry e Robin van Persie, trovarsi di fronte Olivier Giroud è complicato: come entusiasmarsi per un uomo grande e grosso che gioca la maggior parte delle partite spalle alla porta e possiede l’accelerazione di un bradipo zoppo?

Si può, per informazioni chiedere a chi ha visto giocare John Radford e, più recentemente, Alan Smith.

Per chiudere, prima di elogiare un giocatore che ha certamente avuto un percorso difficile e inusuale come Jami Vardy, pensiamo a Olivier Giroud.
Se il primo sta facendo una stagione eccezionale con il piccolo e sorprendente Leicester, dov’è diventato l’idolo indiscusso ed è coccolato da stampa e tifosi, il secondo è da quattro anni un elemento imprescindibile di una delle squadre più blasonate d’Europa, con tutte le pressioni che ne derivano, ed è atteso al varco ad ogni minimo errore o passaggio a vuoto.

Caro Jamie Vardy, arrivare al top non è la cosa più difficile – perfino Francis Jeffers ce l’ha fatta – mentre restarci è una vera impresa.
Olivier Giroud ce l’ha fatta nonostante tutti i pronostici contrari, mentre Jamie Vardy potrebbe finire nel dimenticatoio già l’estate prossima...

1 commento:

  1. Hai scritto: "la grande professionalità che lo accompagna". Qualche tempo fa, prima di una importante partita ad Anfield, non mi è sembrato tanto "professionale". Detto questo, però, forza Giroud.

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