martedì 23 febbraio 2016

Preview, Arsenal v Barcellona: tra sogni e mero realismo, quali possibilità per i Gunners?


Ci sono partite che lasciano ricordi indelebili, strasichi appiccicosi che non si staccano mai dalle nostre memorie: Arsenal v Barcellona è una di quelle partite, per noi Gooners.
Il gol di van Persie da un angolo impossibile e l’espulsione mai digerita; il rigore trasformato da Cesc Fàbregas nonostante la frattura al perone e l’incauto colpo di tacco che ha spianato la strada al vantaggio avversario; i miracoli di Almunia a Londra e la papera imperdonabile a Parigi poi l’indecisione fatale di Nicklas Bendtner davanti a Victor Valdés, il gol di Andrey Arshavin, la doppietta di Zlatan Ibrahimovic all’Emirates Stadium, la prestazione indimenticabile di un giovanissimo Jack Wilshere, lo stacco di testa di Sol Campbell, l’espulsione di Jens Lehmann e il malinconico addio di Robert Pirès – sacrificato da Arsène Wenger a Parigi.
 Al netto della rimonta del 2010 e della vittoria dell’anno successivo – che comunque restano episodi sporadici – nessuno dei momenti elencati sopra può essere etichettato come un ricordo positivo; ogni volta che il Barcellona si è palesato sulla strada dei Gunners, l’epilogo è sempre stato identico: Arsenal eliminato, catalani avanti.

Si dice che il calcio sia lo sport che riserva le sorprese più grandi, si dice che “non si sa mai” e ci si attacca alla più infima delle superstizioni per credere ad un’inversione di tendenza, però questa sera i favoriti sono ancora loro e ci vorrà una specie di miracolo per restare in corsa.

 La Conferenza Stampa

ü Gabriel, Santi Cazorla e Jack Wilshere gli unici indisponibili

ü Questo Barcellona ha meno possesso palla ma è più pericoloso in ripartenza

ü Messi, Suarez e Neymar sono il trio più efficace al mondo

ü Dovremo essere bravi nel concretizzare la minima occasione che avremo

L’Avversario
Difficile imaginare un avversario più difficile da affrontare di questo Barcellona: imbattuto da 32 partite, campione di Spagna, d’Europa e del Mondo in carica e favorito numero uno per essere la prima squadra della storia della Champions League a confermarsi campione – il Club catalano ha cambiato regime dall’avvento di Luis Enrique, passando dal possesso palla mostruoso dell’era Guardiola ad un gioco più veloce e ficcante, grazie al quale i vari Messi, Suarez e Neymar hanno migliorato ulteriormente il proprio rendimento.
Luis Enrique è stato estremamente bravo nel gestire il delicato passaggio dalla vecchia guardia – Valdés, Puyol e Xavi – alla nuova, integrando alla perfezione giocatori come Rakitic e Suarez e allo stesso tempo cambiando ruolo e responsabilità di chi già c’era, come Busquets, Mascherano e Neymar.
Restano alcune lacune, come appunto la conversione di Mascherano a difensore centrale al fianco di Piqué o l’indecisione tra Ter Stegen e Bravo per quanto riguarda il ruolo di portiere, ma la formula di Luis Enrique è vincente, su questo non c’è dubbio.

Fare l’elenco dei punti forti di questo Barcellona sarebbe un esercizio di una noia mortale e rappresenterebbe  un vero e proprio stillicidio per noi Gooners, quindi eviterò di parlare di Messi, Neymar, Iniesta, Suarez e Rakitic – concentradomi sull’importanza di non lasciare tempo e spazio a Busquets per imbastire l’azione dalla propria metà campo e di non dimenticare di coprire gli inserimenti di Dani Alves sulla destra, attaccante aggiunto i cui scambi con Messi sono sempre pericolosi.
Il primo è diventato il catalizzatore della manovra del Barcellona, svolgendo un ruolo molto simile a quello di Xabi Alonso con il Liverpool o la nazionale spagnola: ricevere palloni dalla difesa e impostare la manovra, eludendo il primo pressing avversario e permettendo ai giocatori più avanzati di trovare posizioni interessanti dalle quali spingersi in avanti; il secondo, pur non essendo più giovanissimo, resta uno dei terzini più forti al mondo ed agisce allo stesso tempo come ala, trequartista e regista – nonostante la posizione defilata. I suoi inserimenti spostano tutti gli equilibri avversari e creano una costante superiorità numerica, che spesso sfocia in veloci triangolazioni attorno all’area di rigore o la creazione di spazi vitali per Messi, Suarez e Neymar.

Detto dei tanti punti forti di questa squadra, quali sono invece le debolezze dei catalani?
Principalmente due: la presenza di Mascherano in difesa e la tendenza ad attaccare in massa, senza essere eccellenti in fase di recupero palla. Se il Barcellona di Guardiola non lasciava respirare l’avversario una volta perso il pallone, quello di Luis Enrique è meno aggressivo e concede più tempo agli avversari, cosa che a certi livelli si potrebbe pagare.
Intendiamoci, si tratta di dettagli perchè altrimenti la serie di 32 partite senza sconfitte non starebbe in piedi – però un paio di falle nella macchina perfetta di Luis Enrique ci sono. Resta da vedere se sapremo sfruttarle.

Stasera dovrebbero scendere in campo ter Stegen, Alves, Piqué, Mascherano, Alba, Busquests, Rakitic, Iniesta, Neymar, Messi, Suarez – salvo sorprese dell’ultim’ora.

La Formazione di Arsène Wenger
Per quanto riguarda la formazione dei Gunners, invece, Arsène Wenger dovrebbe aver scelto almeno dieci titolari su undici; l’unico dubbio resta il ruolo di ala destra, al momento conteso tra Theo Walcott, Joel Campbell, Alex Oxlade-Chamberlain e Danny Welbeck.
In porta ci sarà ovviamente Petr Čech, con Hector Bellerín, Per Mertesacker, Laurent Koscielny e Nacho Monreal a completare la linea difensiva; a centrocampo giocheranno Francis Coquelin e Aaron Ramsey, le cui prestazioni saranno fondamentali per l’eventuale riuscita nell’impresa: senza coordinazione e dedizione da parte dei nostri centrocampisti centrali, il Barcellona troverà troppi spazi per farci male.
Più avanzato giocherà Mesut Özil, libero di spaziare e far circolare il pallone e soprattutto chiamato a sottrarsi alla zona di competenza di Busquets, pena sparire dalla partita, con Alexis Sanchez sulla sinistra e Olivier Giroud in posizione di centravanti.
Chi occuperà la corsia di destra, quindi?
Danny Welbeck ha recuperato posizioni importanti dopo il rientro, mostrando una freschezza fisica insospettabile per un giocatore fermo da quasi un anno; Alex Oxlade-Chamberlain, sulla carta il titolare del ruolo, non trova continuità di rendimento e potrebbe pagare cari i troppi passaggi a vuoto; Joel Campbell ha perso smalto una volta finito fuori dai titolari, in concomitanza con il rientro di Alexis Sanchez, mentre Theo Walcott appare il meno equipaggiato tra i pretendenti ad una maglia, un po’ per le prestazioni deludenti ed un po’ per le difficoltà nel mantenere il possesso del pallone – compito indispensabile contro il Barcellona, per prevenire le ripartenze avversarie.

A naso, scommetterei su Danny Welbeck: fisicamente impressionante e capace di svolgere il doppio compito di attaccante e centrocampista quanto Alexis Sanchez (se non meglio...), l’inglese permetterebbe di attuare un pressing costante sugli avversari, senza tuttavia lasciare solo Hector Bellerín. Resta da vedere quanto reggerà, perchè i dieci mesi d’inattività prima o poi presenteranno il conto...

Una citazione di Arsène Wenger, per chiudere in bellezza e trasmettere un minimo d’ottimismo in vista del calcio d’inizio:

“If you do not believe you can do it then you have no chance at all”

Questi gli undici che Arsène Wenger dovrebbe mandare in campo questa sera alle 20:45 (ora italiana):


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