venerdì 8 luglio 2016

Ramsey contro Ramsey: un equivoco tattico o bisogno di cambiare aria?


Il centrocampista gallese è stato tra i giocatori più impressionanti dell’Europeo che si avvia verso la conclusione: in rete contro la Slovacchia, autore di quattro assist in altrettante partite disputate e trascinatore della propria Nazionale, al pari di Gareth Bale.

Un centrocampista eclettico, dinamico, determinato e decisivo – dov’era questo Aaron Ramsey durante la stagione appena conclusa?
Come sottolinea il titolo che ho voluto dare a questo articolo, le ipotesi sono due: o Arsène Wenger non lo utilizza nella maniera migliore, oppure il gallese è troppo concentrato sulle proprie prestazioni e si preoccupa unicamente della propria carriera, anziché dei successi della squadra.
Penso ci sia del vero in entrambe, da una parte perché Aaron Ramsey sembra aver bisogno di avere un’intera squadra al proprio servizio, per brillare e dall’altra perché l’altruismo non è mai stato il suo forte, soprattutto dopo la benedetta/maledetta annata 2013/2014.

Anarchico tatticamente e in costante proiezione offensiva, l’ex giocatore del Cardiff City si dichiara centrocampista centrale senza possederne le qualità primordiali, il controllo di palla e il senso della posizione: troppe volte ha lasciato incustodito il proprio posto per inseguire un pallone fino in area di rigore e troppe volte ha perso il pallone in mezzo al campo a causa di un passaggio azzardato o un dribbling di troppo, per poter aspirare a diventare il fulcro di una squadra come l’Arsenal, il cui gioco è basato sul possesso palla.
Al contrario, si esalta negli spazi aperti dove può galoppare col pallone al piede ed è capace di giocate sopraffine, quando non è stritolato da spazi troppo stretti e dalla pressione degli avversari. In quella famosa stagione 2013/2014, a turno Mikel Arteta e Mathieu Flamini sono stati i suoi guardaspalle e hanno sopperito con l’esperienza e la disciplina alle sue lacune tattiche, anche se all’epoca il gallese era sempre ligio al dovere e tornava prontamente a difendere, una volta perso il pallone – a differenza delle ultime due stagioni.
Non è un caso che le sue prestazioni con la maglia del Galles siano state tanto positive: con alle spalle Joe Ledley e Joe Allen a proteggere la difesa e impostare il gioco, lui ha goduto di una libertà totale per spingersi in avanti, cercare i varchi giusti, inserirsi in area e provare il colpo più difficile, sapendo che dietro di lui la squadra era ben coperta.
Il numero dieci che porta sulle spalle non è una coincidenza, è la testimonianza del fatto che Aaron Ramsey gode di un ruolo di prim’ordine in Nazionale e di licenze tattiche che all’Arsenal non gli sono concesse.
Con il Galles può svariare, girovagare per il campo, uscire dalla partita per un momento e poi rientrarvici improvvisamente – tutte cose che un autentico centrocampista centrale non può permettersi: senza scomodare i mediani propriamente detti, giocatori più tecnici come Xavi e Toni Kroos toccano decine di palloni, sono sempre nella posizione più utile per la squadra e prendono meno rischi possibili, quando hanno il pallone tra i piedi.

Arriviamo quindi alla seconda ipotesi, quella che si potrebbe semplificare con l’avverbio “egocentrismo”.
Non penso che Aaron Ramsey sia arrogante né egoista, però pare che debbano essere riunite un certo numero di condizioni perché si esprima al meglio e ognuna di queste necessita l’adeguamento da parte di uno o più compagni di squadra (vedi sopra).
In un Club di grande livello come l’Arsenal, ciò è semplicemente impossibile.
Sono pochissimi i giocatori attualmente in attività che siano tanto influenti da “costringere” un allenatore a disegnare tattiche e formazione in base ad un singolo: mi vengono in mente Lionel Messi, Cristiano Ronaldo e Zlatan Ibrahimović, gli unici che cambiano immediatamente gli equilibri di una squadra e ne rivoluzionano l’aspetto.
Se ottimi giocatori come Neymar, Gareth Bale, Luis Suárez o Antoine Griezmann lavorano per la propria squadra e si adattano alle necessità del collettivo – perché dovrebbe essere differente per Aaron Ramsey?
Nonostante il talento e la determinazione, Aaron Ramsey è solo un tassello della squadra e di certo non il centro dell’universo, un uomo che può sicuramente portare tanto e contribuire profondamente ai successi della squadra ma non stravolgere gli equilibri del gruppo.

Il ruolo che vorrebbe Aaron Ramsey è già occupato in casa Arsenal da Mesut Özil, un giocatore che dispone di talento ed esperienza infinitamente superiori a quelli del gallese e che detiene meritatamente le chiavi del nostro gioco; il numero di assist, il volume di occasioni create e più in generale il controllo che Mesut Özil esercita sulla manovra dei Gunners sono tali da renderlo virtualmente indispensabile alla squadra – a differenza di Aaron Ramsey, il cui gioco è fatto di fiammate improvvise e brusche accelerazioni, spesso direttamente proporzionali agli errori e ai palloni persi.
Arsène Wenger sembrava aver trovato una buona collocazione al gallese, sulla fascia destra, però il giocatore non ha mancato di far sapere di preferire un ruolo più centrale – aspirazione più che legittima ma che sarebbe stato preferibile mantenere tra le mura degli spogliatoi.
Peccato che una volta tornato al proprio ruolo preferito – complice l’infortunio di Santi Cazorla a metà stagione – Aaron Ramsey abbia sprecato ogni possibile occasione per convincere il manager e buona parte dei tifosi di essere l’uomo giusto per comandare il centrocampo dell’Arsenal, inanellando prestazioni insufficienti ed errori grossolani.

Non so se esista una soluzione giusta per questa diatriba, non so se Aaron Ramsey merita il ruolo che reclama, se Arsène Wenger dovrebbe cambiare l’assetto della squadra, se il gallese dovrebbe adattarsi ad un nuovo ruolo o se le strade delle due parti debbano separarsi, so soltanto ho visto due Aaron Ramsey completamente diversi e non so se quello che vedo con la maglia dell’Arsenal abbia le stesse motivazioni e la stessa determinazione di quello ammirato con il Galles.

Una dichiarazione come quella rilasciata al Guardian, tuttavia, mi fa pensare che la priorità di Aaron Ramsey non sia il bene dell’Arsenal ma quello di Aaron Ramsey stesso:

“Alla vigilia del torneo ero motivato per giocare bene, fare buona impressione e farmi notare”

1 commento:

  1. Ramsey appartiene a quella categoria di calciatori che "o si odiano o si amano follemente" e che dividono le opinioni degli interlocutori fra "è un bidone o è un campione" . Personalmente, calcisticamente, lo amo!

    Innanzitutto perchè ha mostrato da sempre (fin da giovanissimo) un "carattere" fuori dal comune: in quanti dopo un infortunio serio sono tornati al loro livello o addirittura si sono migliorati? Poi perchè nelle partite importanti difficilmente "sparisce" anzi molto spesso è decisivo. Ed infine perchè è un atleta eccezionale che non si risparmia mai.

    Non è un regista (nel senso che non è ne sarà mai un costruttore di gioco come Kroos), non è un fantasista (nel senso che non ha le giocate illuminanti di Ozil), non è un mediano interditore (nel senso che ne copre gli spazi ne recupera la quantità di palloni di Coquelin), non è nemmeno un esterno di centrocampo (non ha certamente ne il passo ne la velocità adatta)

    Ramsey è il cosiddetto box to box...lasciamolo correre liberamente per tutto il campo e saprà lui cosa fare.

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