martedì 31 gennaio 2017

Cattivissimo Arsenal!


Non so voi, però io sono rimasto esterrefatto dalla sproporzionata caccia alle streghe generata dal secondo cartellino rosso rimediato da Granit Xhaka, dopo quello subìto contro lo Swansea City dell’allora manager Bob Bradley.
I tabloid inglesi si sono scatenati contro lo svizzero, anticipando reazioni furibonde da parte di Arsène Wenger e ventilando addirittura sanzioni pesantissime per il turbolento centrocampista arrivato dal Borussia Mönchenglädbach; se il tackle è stato definito “solo” come orribile, Granit Xhaka è stato bollato come un giocatore sporco e una testa calda, nientemeno. Una reazione sorprendente, data la maniera in cui i cartellini sono arrivati.
Non bastassero le espulsioni, Granit Xhaka è finito al centro delle polemiche per una presunta frase razzista rivolta ad un membro del personale dell’aeroporto di Heathrow – caso poi smontatosi da solo nelle ore successive al presunto fattaccio.

Non per sminuire la condotta di Granit Xhaka né i due cartellini rossi ricevuti, però i due falli che hanno portato alla squalifica dello svizzero possono essere definiti come precipitosi, incauti, ingenui ma di certo non come violenti; in nessuno dei due casi c’era volontà di fare male, però l’eccessiva platealità – nel caso della prima espulsione – e l’eccessiva foga in occasione del rosso rimediato contro il Burnley hanno portato alle conseguenze che conosciamo, a differenza di quanto accaduto a Marcos Rojo del Manchester United contro Everton e Crystal Palace.
In entrambi i casi, il difensore argentino se l’è cavata con un cartellino giallo e una tirata d’orecchie dalla stampa.

Dopo Granit Xhaka, è stato il turno di Arsène Wenger di finire dietro la lavagna: sempre durante la partita contro il Burnley, il manager è stato espulso per aver insultato l’arbitro – lo ha chiamato fucking cheat, fottuto imbroglione, cosa smentita però dal manager – e ha poi spintonato il quarto uomo, reo di volerlo allontanare anche dal tunnel, oltre che dall’area tecnica.
Squalifica sacrosanta, non fosse per il fatto che Alan Pardew – allora manager del Newcastle United – aveva ricevuto due sole giornate di squalifica per un episodio simile, quando aveva spintonato il guardalinee.
Lasciando pure perdere i termini sopra le righe di tabloid e opinionisti nei confronti di Arsène Wenger e Granit Xhaka, verrebbe da pensare che – quando si tratta di Arsenal – non valgano esattamente le stesse regole.

Due pesi, due misure? Ebbene, così sia.

Questo Arsenal sporco e cattivo mi piace, e parecchio.
Dopo anni di prese in giro e risatine alle spalle di un Arsenal troppo ingenuo e morbido, è bello vedere che oggi è molto più rischioso provocare i Gunners: quest’anno tra campo e panchina ci sono Laurent Koscielny, Shkodran Mustafi, Francis Coquelin, Granit Xhaka, Lucas Pérez e Gabriel, tutta gente con la quale non conviene buttarla in rissa.
Se un tempo Mathieu Flamini si trovava solo nella battaglia, oggi il contingente di Gunners che sappiano farsi rispettare è molto più ampio.

Non sono qui ad incitare alla violenza o niente del genere, però questo astio malcelato nei confronti dell’Arsenal mi sembra un segnale forte, una conferma di quanto il gruppo di giocatori attualmente a disposizione di Arsène Wenger sia composto da uomini, non più da ragazzini.

I tempi dell’Arsenal vittima del bullismo di Bolton, Wigan, Stoke, Chelsea e Manchester United è cambiato, cari avversari.

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