giovedì 19 gennaio 2017

…e voi, siete pronti per altri due anni di Arsène Wenger?

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Non è ancora ufficiale e probabilmente non lo sarà ancora per qualche mese, però tutte le indicazioni portano dritte verso la stessa direzione: Arsène Wenger sarà ancora il manager dell’Arsenal.
Sul tavolo c’è un rinnovo biennale con scadenza a giugno 2019, pronto da firmare non appena l’alsaziano avrà preso la sua decisione, che in genere arriva a primavera inoltrata.
Secondo la stampa inglese e francese, il Paris Saint-Germain starebbe monitorando attentamente la situazione e potrebbe provare l’ennesimo approccio, dopo i rifiuti delle stagioni passate; il rendimento della squadra sotto la guida di Unai Emery non sembra estasiare gli sceicchi, che hanno sempre visto in Arsène Wenger l’allenatore ideale per dare un’identità ad una squadra ancora troppo spesso associata unicamente alle grandi risorse economiche a disposizione.

Tuttavia, pare che anche questa volta Arsène Wenger risponderà picche – per la gioia o la disperazione sia dei tifosi del Paris Saint-Germain che per quelli dell’Arsenal.

Alcuni giocatori chiave dell’Arsenal, Mesut Özil e Olivier Giroud su tutti, ma anche Laurent Koscielny, hanno già espresso in maniera chiara il desiderio di vedere il manager rinnovare il contratto e continuare a guidare la squadra, mentre la dirigenza ha mantenuto il solito riserbo di facciata, smentendo sia le voci di un rinnovo pronto che quelle di un cambiamento in estate.

Da parte sua, Arsène Wenger, ha risposto alla stampa con la solita onestà:

“Valuterò la situazione in primavera e prenderò la mia decisione in quel momento. Il Club è libero di fare le proprie scelte. Siamo sulla stessa barca. Il fatto di essere qui da tanto tempo non mi dà nessun diritto speciale. [Decidere così tardi] non creerà nessun problema di pianificazione, ci sono un sacco di manager che arrivano a scadenza di contratto a fine stagione.”

Meglio concentrarsi sul campo perché c’è una stagione che – ci si creda o no – è tutt’altro che finita e ci sono tre competizioni da affrontare, con l’obbligo di provare a vincere ogni partita; sembra retorica, però il campo è l’unica cosa che conta per l’alsaziano, cui si possono attribuire tutti i difetti del mondo ma certamente non l’ignavia, ed è giusto che l’attenzione sia posta sui prossimi avversari da affrontare, non sul rinnovo di un contratto.

Riflettendo sulla situazione, la presenza sulla panchina dell’alsaziano sta diventando un problema sempre più grande in casa Arsenal – non tanto per i risultati o le prestazioni della squadra quanto per il potere divisivo che la sua figura porta tra i tifosi; c’è chi lo vorrebbe fuori dalle scatole al più presto e chi lo difende a spada tratta e purtroppo le posizioni si estremizzano ogni settimana, fino a perdere contatto con la realtà: sconfitte e pareggi diventano argomenti per chi non vuole più vedere Arsène Wenger all’Emirates Stadium – a prescindere dalle cause – e ogni vittoria un contro-argomento per chi vede nel tecnico l’unico degno della panchina del Club – a prescindere dai meriti.

La continua rissa – spesso dialettica, a volte perfino fisica – tra WOB e AKB (Wenger Out Brigade e Arsène Knows Best, per chi non fosse pratico) diventa ogni giorno più stucchevole ed esprimersi senza finire nell’una e nell’altra categoria è un esercizio difficile, perché ormai i pregiudizi hanno preso il sopravvento sui fatti. Da una parte non viene più concesso il diritto all’errore, o presunto tale, e dall’altra non c’è spazio per la critica, con entrambe le fazioni abbarbicate sul proprio campanile incapaci di sentir ragione.
È un peccato che la parabola di un uomo e un manager straordinario, in grado di cambiare per sempre la faccia del Club e regalarci momenti di gioia irripetibili, vada concludendosi in maniera così tetra, carica d’odio e risentimento.
Al di là del rinnovo, infatti, la carriera di Arsène Wenger si avvicina alla fine e il suo regno sull’Arsenal si chiuderà al più tardi nel 2019, quando spegnerà 70 candeline e verosimilmente smetterà di allenare.

Sapere che tanti quel giorno lo vivranno come una liberazione mi rattrista, questa storia non dovrebbe finire così; o muori da eroe o vivi talmente a lungo da diventare il cattivo, diceva Due Facce nel Cavaliere Oscuro, e forse Arsène Wenger avrebbe dovuto andarsene quando è stato deciso l’addio a Highbury e quando tutte le risorse finanziarie del Club sono state allocate alla costruzione dell’Emirates Stadium – come tanti altri manager avrebbero fatto.

3 commenti:

  1. Faccio parte degli "AKB" convinti. Ma cosa si vuole di più da quest'uomo? Il club fissa degli obiettivi, sportivi ed economici, che da 20 anni puntualmente vengono centrati grazie sopratutto a lui. La crescita sotto la sua gestione è stata eccezionale. Esiste qualcuno che riesca a fare meglio con le stesse risorse? Io in giro vedo solo "manager" che fanno spendere tantissimo senza ottenere la metà di quello che ha ottiene Wenger.

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  2. Io credo fermamente che il tempo, sempre galantuomo, restituirà la grandezza dell'opera di Arsène Wenger, nel suo insieme.
    Una volta lontani dal caos di partite da vincere a tutti i costi, errori grossolani, torti arbitrali e sessioni di mercato più o meno riuscite, prenderemo tutti la giusta distanza e capiremo quanto questo manager è stato fondamentale per il Club, sotto diversi punti di vista.
    Ciò detto, è innegabile che la sua figura sia diventata un catalizzatore di negatività e questo non può far bene all'ambiente intorno al Club; Wenger sembra riuscire a fare da parafulmine e isolare la squadra dalla situazione, sempre più insostenibile, però mi chiedo quale sia l'impatto delle continue pressioni di tifosi e stampa sul rendimento dei giocatori.

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  3. Vorrei aggiungere un altra cosa che purtroppo non è possibile verificare ma che bisogna mettere comunque sul piatto della bilancia. In tutti questi anni senza infortuni, agli uomini chiave o in piena forma, nei momenti decisivi delle stagioni il nostro albo d'oro sarebbe stato diverso?

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