venerdì 10 febbraio 2017

Il dopo-Wenger è già iniziato!

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Nonostante io resti fermo sulla posizione espressa qualche settimana fa in questo articolo, la stampa britannica e quella italiana hanno già dato inizio al post-Arsène Wenger, in casa Arsenal.

Resta da capire chi abbia copiato chi, in termini di diffusione delle notizie, ma pare che tutto sia partito da un pezzo di Nicola Balice per CalcioMercato.com, nel quale il giornalista racconta di un incontro tra Massimiliano Allegri, Pavel Nedved e Giuseppe Marotta durante il quale le parti hanno sancito la fine dei rapporti tra l’allenatore e la Juventus – a partire da Giugno 2017.
Il Club e il tecnico avrebbero trovato un accordo per provare a finire la stagione in bellezza e poi separarsi da buoni amici, senza rancori ma soprattutto senza buonuscita né penali da pagare.
Una volta che questo articolo è entrato in circolazione su Twitter, l’indiscrezione ha fatto il giro dei tabloid d’oltremanica ed è diventata quasi una notizia, pur avendo come base qualche voce di corridoio – come accade fin troppo spesso.
La riluttanza di Massimiliano Allegri nel confermare o smentire tanto la permanenza alla Juventus quanto la separazione e la poca chiarezza delle intenzioni di Arsène Wenger hanno alimentato queste voci, tanto da spingere quasi tutti i giornali sportivi d’Inghilterra a stilare la lista dei sostituti di Arsène Wenger sulla panchina dell’Arsenal – che sono passati da “possibili” a “probabili”.

A parte il tecnico italiano, unica figura di una certa caratura presente nella lista del Mirror, gli altri nomi che circolano sono quelli del tecnico del Borussia Dortmund Thomas Tüchel, di Leonardo Jardim del Monaco, di Roger Schmidt del Bayer Leverkusen e Eddie Howe del Bournemouth – più qualche outsider come Ralph Hasenhüttl del Lipsia o perfino Patrick Vieira del New York City.
Mi perdonerete se non mi esalto davanti alla possibilità che un manipolo di debuttanti possa prendere in mano le redini di un Club come il nostro e gestire un passaggio delicatissimo come quello della sostituzione di un monumento come Arsène Wenger.
Che piaccia o no, l’alsaziano è in carica da 20 anni e cambiare anche solo leggermente i metodi di lavoro, di preparazione e d’organizzazione del Club e dei suoi collaboratori è un’impresa titanica, vista la routine che si è installata durante il suo regno.

Anche volendo apportare cambiamenti poco alla volta e senza voler stravolgere la filosofia della squadra e del Club, sono troppe le abitudini ormai instauratesi, quindi trovo difficile che un manager senza esperienza possa entrare nel Club e imporsi.
Il discorso sarebbe ben diverso se fosse un Guardiola, un Ancelotti, un Mourinho o magari anche un Simeone a raccogliere l’eredità di Arsène Wenger, perché porterebbe con sé un metodo ben preciso, una scuola di pensiero rodata e ben chiara, fin dal primo giorno.
Come detto, l’unico allenatore che porterebbe con sé un bagaglio d’esperienza sufficiente per dare una nuova identità alla squadra sarebbe Massimiliano Allegri, forte delle esperienze al Milan e alla Juventus – con tutta la pressione, le difficoltà e le aspettative del caso.
Uomo di carattere e tattico astuto, forse non possiede il fascino di qualche illustre collega ma di certo ha le competenze necessarie per convincere gli scettici.
Lo ha fatto al Milan – nonostante Berlusconi e un mercato spesso deficitario – e lo ha fatto alla Juventus nonostante le reticenze di una parte dei tifosi e l’ombra ingombrante di Antonio Conte.

Resto convinto che il contratto biennale proposto dall’Arsenal ad Arsène Wenger verrà sottoscritto dal francese, a meno di un finale di stagione disastroso e della mancata qualificazione alla prossima Champions League, però un cambiamento di guida non è più tanto utopico quanto lo era un paio di stagioni fa.

L’ambiente non è così tossico come le piattaforme social fanno traspirare e di certo i quattro pagliacci di Arsenal Fan TV non rappresentano che un’infima minoranza della tifoseria, però la voglia di un nuovo inizio è sempre più tangibile, anche tra chi sostiene apertamente l’operato di Arsène Wenger.
Non voglio ripetermi ma non sono tanto le sconfitte o gli errori a pesare, è più che altro quella sensazione di déjà-vu a renderli spesso imperdonabili oltre ogni logica.

Se anche Arsène Wenger avrà questa sensazione, allora potrebbe davvero salutare e chiudere la carriera all’Arsenal, perché ad oggi un passaggio nel direttivo del Club è da escludersi categoricamente.
Arsène è e resterà un uomo di campo, mai un ufficio con scrivania in mogano non diventerà il suo nuovo luogo di lavoro.
A quel punto – e solo a quel punto – spero che il Club faccia la scelta giusta per sostituirlo perché l’idea di finire come il Manchester United è terrificante.

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