mercoledì 22 marzo 2017

SOS, Arsenal alla deriva

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Come anticipato qualche mese fa, Arsène Wenger ha rinnovato il contratto che lo lega all’Arsenal e continuerà a guidare il Club fino alla fine della stagione 2018/2019.

Hurrah.

L’alsaziano ha deciso di autografare l’accordo propostogli da una dirigenza sempre più inetta e ingiustificabile, incapace in primis di prendere una decisione chiara e ora timorosa di annunciare pubblicamente la propria scelta – sintomo dell’imbarazzo di Stan Kroenke e Ivan Gazidis di fronte all’inevitabile ira dei tifosi.

Cari Stan e Ivan, se Arsène Wenger è l’uomo giusto per tirare fuori la squadra dal pantano attuale, perché non sbandierarlo ai quattro venti e spiegare una volta per tutte come stanno le cose?
Mandare un messaggio chiaro e forte non farebbe che rinforzare la posizione di un manager sempre più sulla graticola e spazzerebbe d’un sol colpo le incertezze di giocatori e staff – permettendo a tutti di concentrarsi sulla preparazione delle prossime, decisive partite.

Invece in casa Arsenal si continua a brancolare nel buio e ad aspettare il “momento giusto” per rendere pubblica la notizia, perché prendere posizione richiede carattere e questo sembra mancare tremendamente tra i più alti dirigenti del Club.
Siamo alla deriva totale ormai, i risultati sono in caduta libera, una buona fetta dei giocatori esita a rinnovare il proprio contratto – Alexis Sánchez e Mesut Özil su tutti, ma pure Alex Oxlade-Chamberlain, Jack Wilshere, Kieran Gibbs, Wojciech Szczesny e Petr Čech – e il manager può permettersi il lusso di decidere come e quando rinnovare il proprio contratto, senza che la dirigenza apra bocca in merito.
Non esiste un altro Club nel quale il manager abbia così tanta libertà di azione, non esiste un altro Club la cui dirigenza sia così passiva e si accontenti di nascondersi dietro la figura di un uomo di grandi valori umani e calcistici ma decisamente in difficoltà, negli ultimi anni.

Il fatto che Arsène Wenger si senta capace di trasformare la squadra e guidarla verso nuovi successi non mi crea nessun problema – anzi, mi preoccuperebbe il contrario – ma il fatto che nessuno nel Club abbia il potere di metterne in discussione metodi e risultati mi spaventa; Arsène Wenger è motivato per smentire i suoi detrattori e far ricredere tanti scettici ma chi ci sarà per verificare che ci riesca?
C’è un enorme divario tra ciò che ognuno di noi pensa di poter fare e quel che riesce effettivamente a realizzare, con la differenza che per noi ci sono professori e datori di lavoro a controllare il nostro operato, mentre all’Arsenal il manager si valuta da solo.
Non dubito che Arsène Wenger sia onesto e limpido con sé stesso quando si tratta di auto-valutarsi – è una cosa che chiede regolarmente anche ai suoi giocatori – ma può un Club della statura dell’Arsenal mettersi completamente delle mani di un singolo individuo?

Leggo con disillusione di fondi enormi messi a disposizione del manager per trasformare la squadra, della ricerca di un direttore sportivo per affiancarlo, di una possibile rivoluzione dello staff tecnico e tante altre speculazioni che hanno un che di familiare – anche troppo.
Bisogna riconoscere che Arsène Wenger ha investito pesantemente per rinforzare la squadra, spendendo oltre 300 milioni di euro in quattro stagioni per acquistare Mesut Özil, Alexis Sánchez, Granit Xhaka, Shkodran Mustafi e tanti altri, e che lo staff tecnico è stato arricchito dagli arrivi di Shad Forsythe and Barry Solan, tuttavia la squadra non ha fatto il salto di qualità richiesto.
Abbiamo gli introiti e le infrastrutture di in Club di primissima fascia, però in campo non siamo ancora in grado di giocarcela alla pari con le migliori squadre d’Europa – anzi, siamo lontani anni luce come dimostratoci da Bayern Monaco e Barcellona.

Che siate d’accordo o no, è legittimo pensare che esista un problema nel modo in cui la squadra è costruita e preparata e che Arsène Wenger – a capo di tutto, dai trasferimenti agli allenamenti e alle scelte di formazione – abbia una grossa fetta di responsabilità nell’attuale stagnazione che attanaglia la squadra, tuttavia è altrettanto legittimo che la dirigenza sia convinta che l’alsaziano possa trovare le soluzioni giuste per restituirci un po’ d’entusiasmo e di orgoglio e voglia quindi confermarlo per altre due stagioni.

Perché non prendere posizione, quindi?
Spero non sia per convenienza o – peggio – per paura del cambiamento, perché allora il tracollo è solo rimandato al giorno in cui Arsène Wenger dirà basta.

Ora come ora, a noi tifosi non resta che sostenere una squadra in crisi d’autostima e spingerla verso un finale di stagione che sia degno della nostra storia gloriosa: in campionato bisognerà sudare per accaparrarsi un posto tra le prime quattro e in FA Cup ci aspetta una grande sfida contro il Manchester City di Guardiola, ultimo ostacolo prima di un’eventuale finalissima (la terza in quattro anni) contro Chelsea o Tottenham.
C’è ancora tempo per rendere quest’annata un po’ meno amara.

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