mercoledì 12 aprile 2017

Arsène, che fai ancora qui?

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In tutta onestà, ero certo che ieri avrei scritto dello storico momento in cui Arsène Wenger si è dimesso da manager dell’Arsenal o è stato sollevato dall’incarico.

La sconfitta rimediata contro il Crystal Palace, la maniera in cui è arrivata, i cori contro manager e giocatori durante e dopo la partita e il cammino verso il quarto posto diventato virtualmente impraticabile mi hanno fatto credere che fosse arrivata davvero la fine di un’epoca.
Mi sono detto che una squadra così anonima e spenta, una serie di prestazioni così scialbe e una classifica deficitaria avrebbero convinto il manager a gettare la spugna – o la dirigenza a prendere una decisione drastica.

Ero certo di svegliarmi con i titoli a nove colonne e quella uno strano senso di tristezza, mischiato all’eccitazione che accompagna ogni nuovo inizio, ed invece Arsène Wenger è ancora seduto al proprio posto.
Dodici gol incassati nelle ultime quattro trasferte e annesse sconfitte – un record, l’ultima volta era successo quasi novant’anni fa – la classifica che piange e l’assenza totale di gioco, carattere e orgoglio non bastano per smuovere Arsène – ostinatamente convinto di essere l’uomo giusto al posto giusto.

Ho lasciato passare ventiquattr’ore in più per non essere superato dagli eventi, il problema è che non è successo assolutamente nulla.

Cinque sconfitte e un pareggio nelle ultime otto partite, appena due vittorie contro i derelitti Hull City e West Ham, sedici gol incassati a fronte di appena nove messi a segno rappresentano un ruolino di marcia che sarebbe costato la panchina alla stragrande maggioranza degli allenatori europei – senza contare l’ingiustificabile 2-10 rimediato nel doppio confronto europeo con il Bayern Monaco di Ancelotti.
L’Arsenal però è un mondo a parte, un universo parallelo in cui nulla si muove, nulla cambia e tutto ricomincia senza la minima variazione.
“Dobbiamo reagire subito”, “impareremo da questa sconfitta”, “tocca a noi adesso dimostrare di saper rispondere”, “mentalmente non eravamo pronti” ripetono incessantemente i nostri presunti eroi – salvo poi fare gli stessi errori, sempre.

Certo, in teoria possiamo ancora vincere la FA Cup e strappare il quarto posto dalle grinfie di Liverpool e Manchester City ma il campo racconta una storia diversa, una caduta libera che pare inarrestabile.

Ciò nonostante, l’Arsenal è un mondo talmente a parte che una stagione che termina con l’ennesima eliminazione europea – con l’aggravante di due risultati imperdonabili – e verosimilmente con la mancata qualificazione alla prossima Champions League, la prima volta in 20 anni in cui finiamo dietro i cugini del Tottenham e con una misera semifinale di FA Cup – ottenuta eliminando due squadre semi-amatoriali – bastano per garantire un rinnovo biennale.

Ah, quasi dimenticavo che Arsène Wenger ha speso quasi £ 90m per portarci dove ci troviamo oggi.
Sono arrivati Granit Xhaka, Shkodran Mustafi, Lucas Pérez e il giovane Rob Holding ma la squadra non ha fatto nessun salto di qualità, anzi è regredita paurosamente sul piano del gioco.

Ovviamente però all’interno del Club non c’è nessuno a chiedere conto al manager delle proprie scelte, anzi: le ultime notizie parlano di Ivan Gazidis prossimo alle dimissioni perché contrario al rinnovo proposto ad Arsène Wenger, a riprova che il ruolo del manager va ben oltre la guida tecnica.

Possibile che l’Arsenal FC sia davvero diventato l’Arsène FC?
Possibile che l’Amministratore Delegato, l’unico che sembra spingere per l’arrivo di un Direttore Sportivo e di un cambiamento radicale dello staff tecnico, venga spinto fuori dalla porta, in favore di un manager i cui risultati sono così deludenti?

Così pare, perché Arsène Wenger ha classificato come “aria fritta” le parole di Ivan Gazidis a proposito di una possibile rivoluzione dell’organigramma tecnico del Club – che, attenzione, prevedeva comunque la conferma dell’alsaziano, almeno stando alle ultime dichiarazioni dell’ex commissioner della MLS.

Ad oggi l’Arsenal è un Club senza capo né coda ed una squadra senza guida e senza identità, non riesco ad immaginare cosa ci riserva il finale di stagione.

1 commento:

  1. Sono sempre stato un "WENGERIANO" convinto però purtroppo ed a malincuore penso sia giusto cambiare. E' a dir poco vitale!!!
    Spendere 90 milioni nel mercato estivo e non qualificarsi neanche per la prossima Champions League è un onere troppo costoso.
    Gli obiettivi sportivi sono stati falliti. La squadra si è involuta, bel calcio non se ne vede più. Il saldo economico dare/avere è certamente negativo.
    Hanno ragione i contestatori ENOUGH IS ENOUGH.

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