mercoledì 5 aprile 2017

Il 4° posto è quasi un miraggio, chi si ferma è perduto

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Dieci partite da giocare, trenta punti in palio per sperare di agganciare il treno che porta alla Champions League.
Dopo anni di sbeffeggiamenti e prese per i fondelli per il celeberrimo “4th Place Trophy”, improvvisamente finire fuori dall’Europa che conta sarebbe un problema, un fallimento.
Arsène Wenger si è preso tutti i nomi possibili quando ha comparato la qualificazione alla Champions League come “un trofeo”, eppure le parole di Pep Guardiola – assolutamente identiche a quelle del nostro manager – hanno avuto un eco molto più fiacco, finendo con l’essere ignorate, quando non tacciate di “realismo” e “lucidità”.
Polemiche a parte, non partecipare alla prossima Champions League non avrebbe nulla di positivo, quindi è importante che l’Arsenal cominci a mettere insieme una bella serie di risultati positivi oppure il finale di stagione rischia di diventare un calvario.

Stasera arriva il West Ham di Bilić e soprattutto Carroll – una bestia nera per i Gunners – e la vittoria è già un obbligo: il Manchester United ha pareggiato in casa contro l’Everton ed è quindi a portata di sorpasso (grazie alla differenza reti), mentre Manchester City e Liverpool sono ancora lontani ma non irraggiungibili – a patto di non steccare contro gli Hammers.
Una partita alla volta, una sfida alla volta, l’Arsenal è chiamato a ritrovare l’organizzazione e l’ispirazione che hanno caratterizzato l’inizio di stagione, quando i Gunners sembravano irresistibili e inarrestabili; viste le prestazioni recenti, ciò assomiglia pericolosamente ad un miracolo perché al momento non funziona praticamente nulla: né Čech né Ospina offrono sufficienti garanzie tra i pali, la difesa è un colabrodo, il centrocampo mal sincronizzato e l’attacco sterile e a corto d’ispirazione.

In queste condizioni, fare calcoli sui punti necessari per assicurarsi un posto tre prime quattro serve a poco, tuttavia è bene stamparsi bene in mente che i 66 punti della stagione passata o i 68 del 2010/11 non basteranno assolutamente per qualificarsi alla prossima Champions League, anzi rischiano di non essere sufficienti nemmeno per l’Europa League.
Molto più probabile che servano tra i 74 e i 78 punti per scalare la classifica, il che ci lascerebbe un margine d’errore davvero minimo da qui alla fine della stagione – soprattutto in occasione degli scontri diretti con Manchester United (in casa) e Tottenham (in trasferta): vincere entrambi vorrebbe dire compiere un balzo in avanti forse decisivo, mentre perderli entrambi di escluderebbe quasi automaticamente dai giochi.

Tra oggi e il prossimo scontro diretto, a White Hart Lane contro i cugini rampanti, ci sono quattro partite sulla carta abbordabili, West Ham e Leicester in casa, Crystal Palace e Middlesbrough in trasferta: sulla carta, appunto, perché il Leicester ha vinto cinque partite di fila e il Crystal Palace quattro, mentre il Middlesbrough lotta disperatamente per restare in Premier League e il West Ham è una squadra migliore di quanto suggerisca la classifica – senza dimenticare che in mezzo ci sarà pure la semifinale di FA Cup contro il Manchester City.
Fare dodici punti da qui all’ultimo derby a White Hart Lane sarebbe sensazionale, farne meno di nove sarebbe una disgrazia – a voi la palla, Gunners.

4 commenti:

  1. Fossi Wenger metterei fuori squadra Sanchez e Ozil fino a fine stagione.

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    Risposte
    1. Neinte di personale ma per fortuna non sei Wenger...
      Sono i due giocatori più forti e decisivi che abbiamo in rosa, senza di loro non si va da nessuna parte.
      Solo Walcott ha partecipato di più in termini di gol+assist, quest'anno

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    2. Sicuramente i numeri sono quelli che dici tu, però quando l'asticella delle partite si alza...Ozil ci passa sotto (anzi scompare) mentre Sanchez vuole essere il protagonista assoluto e forza le sue giocate a discapito del risultato della squadra.

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    3. Verissimo, entrambi dovrebbero incidere molto di più (si è visto anche contro il Palace), ma è una critica che può essere indirizzata a chiunque scenda in campo, ultimamente. È un problema ampio, che probabilmente parte dalla panchina, se non più in alto ancora

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