giovedì 31 agosto 2017

La rivoluzione rinnegata


“Arsène, che ci fai ancora qui?” è il titolo dell’ultimo post che avete letto su questo blog, scritto nell’immediato dopo-partita della sciagurata sconfitta per 3-0 rimediata a Selhurst Park, contro il Crystal Palace.

Quella sconfitta e la maniera in cui era arrivata parevano aver sancito la fine del rapporto tra Arsène Wenger e l’Arsenal: la squadra era sembrata disunita e svogliata, l’idea tattica ancor più assente del solito e il manager completamente incapace di rimettere a posto le cose.
Allora come oggi, non è cambiato nulla.

Come accaduto fin troppo spesso, Arsène Wenger e il Club hanno dato l’impressione di voler rivoluzionare staff, tattica, giocatori e l’intera struttura del Club, salvo poi spegnersi nel proprio slancio e tornare all’apatia che rende questo Club – un tempo glorioso – una vera tortura per i propri tifosi.

Subito dopo la sconfitta contro gli uomini di Alan Pardew, Arsène Wenger ha sconvolto l’assetto tattico schierando un’inedita difesa a tre e le sorti della squadra si sono capovolte: sette vittorie in otto partite, cinque gol incassati a fronte di sedici segnati, una semifinale di FA Cup da applausi contro il Manchester City e il trionfo – ancor più esaltante – contro il Chelsea nella finale di Wembley.
Dopo l’annuncio del prevedibile rinnovo biennale del manager, sono arrivati due ottimi colpi di mercato che rispondono ai nomi di Sead Kolašinac e Alexandre Lacazette – più un’autentica rivoluzione nello staff con gli arrivi di Sal Bibbo (allenatore dei portieri), Darren Burgess (preparatore atletico, specialista nel prevenire gli infortuni muscolari ai quadricipiti) e di Jens Lehmann ad affiancare Steve Bould e lo stesso Arsène Wenger.

Immaginando che Arsène Wenger si fosse dimesso dopo la partita contro il Crystal Palace, se un ipotetico nuovo manager avesse messo in atto tali cambiamenti, avremmo tutti gridato alla tanta sospirata rivoluzione in casa Arsenal.
Nuova formazione, nuovi collaboratori, una FA Cup e un Charity Shield nei primi quattro mesi alla guida del Club – un inizio scintillante per il dopo-Wenger.
Con questo ragionamento in testa, mi sono ritrovato a credere che il vecchio, immutabile Arsène Wenger stesse davvero diventando il “catalizzatore del cambiamento” all’Emirates Stadium, come auspicato da Ivan Gazidis.

Poi la dura realtà mi ha riportato coi piedi per terra: nessun nuovo arrivo dopo i due già citati, nonostante le evidenti lacune in difesa e a centrocampo, e una frustrante incapacità di disfarsi dei troppi giocatori in rosa – principalmente a causa degli assurdi stipendi pagati a giocatori mediocri.
La stagione è iniziata con l’Arsenal a corto di difensori centrali e una vittoria più che risicata contro il modesto Leicester City, seguita dall’evitabilissima sconfitta contro lo Stoke City e l’umiliazione di Anfield contro il Liverpool.
Tra terzini improvvisati come centrali di difesa, giocatori visibilmente desiderosi di cambiare aria che sono stati schierati titolari e tattiche sempre più suicidarie, siamo arrivati al solito psicodramma d’inizio stagione.
Tre partite e siamo già alla rivolta nello spogliatoio, con il mercato che crea grattacapi anziché aiutare a risolverli.

Il problema è che non ci si stupisce nemmeno più e questa è la colpa più grande, sia del Club che di Arsène Wenger – un uomo a cui è concesso tutto, anche rimediare venti sconfitte imbarazzanti in cinque anni.
Sei gol presi a Stamford Bridge, a Old Trafford e a casa del Manchester City, due cinquine rimediate an Anfield, il doppio 1-5 contro il Bayern Monaco, altri quattro gol incassati contro il Liverpool, lo 0-3 rifilatoci dal Crystal Palace e gli indimenticabili otto gol concessi al Manchester United – tralasciando lo 0-4 di San Siro, il tragicomico 1-3 casalingo contro il Monaco e le sconfitte a sorpresa contro Birmingham City, Bradford, Bolton Wanderers e Blackburn Rovers.

Mentre tutto intorno il panorama della Premier League cambia in maniera vertiginosa, con le medio-piccole West Brom e Swansea che trattano giocatori di primo livello come Grzegorz Krychowiak e Renato Sanches – rispettivamente con PSG e Bayern Monaco – e l’Everton spende quasi un centinaio di milioni senza battere ciglio, l’Arsenal e Arsène Wenger continuano ad andare a braccetto, più per convenienza e paura che per convinzione, perché – citando il grande Gaber – “la rivoluzione oggi no, domani forse ma dopodomani….SICURAMENTE!”

3 commenti:

  1. Al cuor non si comanda: FORZA ARSENAL.
    Ma Debuchy perchè è fuori da ogni considerazione? Ha fatto o detto qualcosa?

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  2. Il caro Mathieu ha reiteratamente e pubblicamente criticato Arsène Wenger, reo di preferirgli Hector Bellerín e di avergli impedito di andare al Manchester United in Gennaio. Da allora non gioca più, se non con la U23, e ha rifiutato diverse squadre perchè non voleva ridursi lo stipendio. Il Club era pronto a cederlo gratis ma lui si è impuntato. Una bella situazione da separati in casa...

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